tic tac

In questi ultimi anni più maturi, c’è una vecchierella che mi ha sempre
ispirato buon umore e
sincero affetto. Una vera
signora d’altri tempi, sempre curata, mai senza rossetto, dalla pelle liscia e profumata, nonostante tutte quelle sigarette. Era arrivata a Roma ragazzina
negli anni della guerra, seguendo per amore un avventuriero di quei tempi,
molto piû grande di lei. E ha amato lui e Roma con indistruttibile passione per tutta la vita. Aveva la seconda elementare, ma scriveva bellissimi versi in romanesco, e leggeva tantissimo e senza pregiudizi. La cosa che sapeva fare meglio era raccontare, parlare:
potevi ascoltarla per ore raccontare della guerra, della liberazione, degli americani e di quella roma sparita, che ha inventato lei in una poesia
bellissima.
Ma no, forse la cosa che sapeva fare
meglio era incantare i bambini, di qualunque tipo o età: le si avvicinavano avidi e lei con due rime, una filastrocca, un gioco di carte e un sorriso li avvinceva per sempre.
Non posso sapere che donna sia stata, ma sono certa che come nonna e come bisnonna mi è stata molto cara. Quando ero una bambina e mi insegnava a costruire barchette di carta. E in questi anni di malattia in cui abbiamo potuto parlare di tutto, compresa la paura di morire e la speranza di guarire.
È morta in pace lunedí la
mia nonna sprint, la madrina di lilla, accompagnata per sempre dal tintinnio delle tic tac che portava sempre nella borsa.
Volevo regalarvene un pezzettino stamattina mentre vado al funerale.
Pensatela con un sorriso, se vi va.

Tutta invidia

Che poi fanno pure colore questi vecchiacci 150enni in sala terapia, questo misto di malattia, autocompassione e perfida ironia tutta romana. Queste urla ai cellulari a figli, mogli, mariti, nipoti che non capiscono mai una cippa e i vecchi a urlare ancora più forte. Le richieste di accendere la tv a palla su forum o altre amenità del palinsesto mattiniero. Il burraco in gruppi di due o quattro attorno a un tavolino di plastica, che invece del quartino si fanno le loro belle bocce di chemio. Come me. Che ho 130 anni almeno meno di loro. Io tutto questo posso anche tollerarlo. E poi ho le mie brave playlist a palla nelle orecchie (graziegraziegrazie).
Ma quando cominciano a declamare versi dozzinali per papà e mamme (a loro volta morti 350anni fa) e si applaudono a vicenda e, a voce sempre più alta, buttano là brutte poesie con lo sguardo vitreo e concentrato, ecco a me mi sale una depressione violenta che meno male che sono attaccata ai tubi. Meno male che posso scriverlo qua. Perché non é un bel sentimento questa invidia per i loro anni che io non avrò. E peró la poesiaccia in chemioterapia, dai, proprio non me la merito. Ci vuole un po’ di pietà anche per noi “giovani malati”.
Alziamo il volume della playlist, va’, che è meglio…

Busy living, busy doing

“Faccio cose, vedo gente” che film era? Comunque scusate che non sto aggiornando, ma sono veramente molto impegnata. O meglio, immaginatemi che conduco una vita molto molto ritirata, una vita in cui non lavoro, ma dormo moltissime ore (di giorno e di notte), una vita fatta di pochi spostamenti perché le energie fisiche sono ridotte. E allora, ecco, la forza che resta, la poca lucidità, la voglia, è tutta di Obi, Lilla e Nina. A volte mi ritrovo a non rispondere più alle telefonate, perché non riesco nemmeno a condurre una conversazione, e se sono nell’intervallo di tempo in cui sono sveglia per stare con le bimbe, allora non ho voglia di perdere nemmeno un briciolo della mia lucidità. Ma non sto male, eh? Va tutto bene. Sono sempre gonfia che come incrocio uno specchio mi impressiono, e sto cominciando a perdere i capelli. Insomma mi sto avviando rapidamente al punto più basso di avvenenza fisica di sempre. Però non mi importa, dopo l’influenza, a parte il molto dormire, sono stata bene. E a me, a noi, serve questo adesso. Mi sembra la cosa più preziosa che abbiamo.

Mastro Ciliegia

Una mia amica ha trovato la definizione migliore per descrivere lo stato della vostra Wide in questi giorni di assenza dal blog. E no, non è che mi sono data all’alcol (quello ormai è da tempo che si sa). No, è che con la chemio è arrivato un rinculino di influenza che mi ha sbattuto i neuroni sul cuscino, le chiappe al massimo dal materasso al divano e ritorno, e soprattutto mi ha tirato addosso una tosse e un raffreddore talmente virulenti che devo aver sterminato decine di alberi in fazzolettini di carta. In tutto questo, mi ritrovo ormai da giorni, con un naso violaceo e tumefatto dalle numerose, disgustose, continue e ripetute soffiate mocciolose: Mastro Ciliegia, appunto.
Ma oggi sembra che io stia meglio. Non per niente ho anche riacceso il pc (controllo i vostri blog con l’iphone, ma non è che sempre mi faccia commentare, eh, scusatemi se non mi vedete, ma io vi leggo, giuro) e sono qua. Per poco, perché tra un minuto mi risbatto sul divano. Ma sono qua. E noto anche con piacere che, sarà la nausea chemiotica, la riduzione di cortisone prevista, saranno i chili di mocciolo che ho espulso, o gli effetti di altri effetti collaterali da chemio che non sto qui a descrivere ma ci siamo capiti benissimo, comunque, fatto sta, ho perso qualcuno di quei maledetti chilacci che avevo preso nelle ultimissime settimane. E rientrare in un paio di pantaloni normali, dopo settimane di tuta, credetemi, può fare molto per l’umore.
Vi voglio bene, passate anche voi un buon finesettimana, mi raccomando!

Per Rossella Urro

Perché io parlo parlo, ma non ce l’avrei mai avuto il coraggio di partire ad aiutare il mondo che ne ha bisogno, a prescindere che ora ho la scusa buona per occuparmi solo dei miei fattarelli privati.
Ma se può essere d’aiuto, se può fare anche un milligrammo di differenza, io so quello che mi attende domani, ma chi ama Rossella non sa neanche come sta, e non lo sa da troppo tempo, e questo è un post dedicato a lei e agli altri cooperanti scomparsi all’estero: liberatela, liberate Rossella Urro!

Domani

Comincio una nuova chemioterapia domani. Non è quella sperimentale in cui speravamo tutti, perché – per motivi che proprio non ho voglia ed energia x starvi a spiegare – da quella sono stata esclusa. Ne inizio dunque un’altra, tradizionale. E come da tradizione mi farà perdere i capelli per la 4a volta in 4 anni e mezzo, povere bambine mie, ma speriamo che abbia anche una qualche efficacia.
In questi giorni di preparazione alle terapie, nel mio solito ospedale, guardandomi intorno, ho rivisto tante delle solite facce di questi anni. C’è sempre qualche simpaticone che mi apostrofa: “ma tu che ce stai a fa’ ancora qui?!” e, a parte i calci sui denti che gli tirerei, mi dico che se ci stanno tutti questi vecchi maledetti che ancora non tirano le cuoia, e magari avrò qualche chance anche io, no?
Vabbè.
In questa blogterapia stavolta resta escluso molto altro che mi succede, intorno e dentro. Non voglio fare la misteriosa, ma sto attraversando una fatica morale e motivazionale veramente inusitata e sono molto coinvolta anche nei percorsi difficili che toccano ad altri. Insomma diventa troppo difficile, x una volta, anche parlarne. Allora mi preparo all’azione. L’azione sottomessa di porgere il braccio all’ago, con uno sguardo e una battuta alle infermiere che mi conoscono bene e non si impressionano davanti a questa nuova me enorme, con gli occhi porcini, deformata dal cortisone, e a breve, anche pelata.
Mamma mia.
Ma oggi è il giorno prima, il giorno in cui ho diritto a farmi tanti regali. E domani ci saranno un buon libro, un’ottima playlist nuova nuova di grande capo, le foto del viaggio sull’iphone, che mi sono accattata proprio x fare quelle foto e averle sempre con me.
E voi?
Che piani avete per domani? Beh, quali che siano, vedete di infilarci qualche pensiero buono per me, eh!

La vita è complicata

Sono giorni che tutta una serie di cose mi porta a concludere ogni pensiero con questa specie di mantra: la vita è complicata.
Molto.
Ma non siamo soli. E questo, oltre ad essere una consolazione, è un aiuto vero e proprio.
Non ho niente da aggiornare sulle mie vicende e ho invece alcune questioni vicine al mio cuore a cui ho bisogno e voglia di dedicare ogni pensiero e cura nei prossimi giorni, per cui se non mi trovate qui, sappiate che sono altrove.
Perché ho bisogno di semplificare, dove posso.
E ho bisogno di essere presente, come posso.