Conversazioni #1

Lunedi_Con mia suocera a chiusura di una lunga telefonata in cui abbiamo discusso con scoramento della triste situazione politica del paese. “Beh, dai – faccio io – che ci importa, quando c’è la salute c’è tutto!” con evidente intento autoironico. E lei: “Su dai, non ti lamentare, che tu almeno sei quella più sotto controllo tra tutti noi!"
Martedì_Con mia sorella al telefono. Lei si lamenta di nostra madre, come ama fare, trattandola da ottuagenaria demente: “Sono preoccupata per mamma – mi dice – ormai non fa che passare il suo tempo dai medici e si lamenta per ogni tipo di acciacchi”
E io: “Ma dai, non esagerare, ha fatto quel piccolo intervento la settimana scorsa, è normale che ora si faccia controllare”
“Eh ma sai, più passi il tempo con i medici, più ti ammali. Bisogna frequentarli il meno possibile. Io glielo dico sempre, medici e ospedali: lungi da me!!”
Mercoledì_Con il medico legale
Lui:“Con una invalidità come quella che è stata accertata nel suo caso, non posso dichiararla abile al lavoro. SE la diagnosi che leggo qua è vera, cosa che non le auguro, e SE lei come dice sta facendo la chemio, allora non è in grado di lavorare”
E io, con il mento tremante, invece di indagare quel SE, quasi a scusarmi: “Ma io ho sempre lavorato da quando ho avuto la diagnosi, ho fatto un trattamento di chemio proprio ieri. Forse nella sfiga di essermi ammalata giovane, ci starà almeno la fortuna di reggere meglio alle cure, no?” E lui: “Noooo, noi le vediamo le persone sul territorio. Quelle con una diagnosi come la sua, stanno a casa, fanno fatica a respirare. Non sono in grado di lavorare. Magari, quando avrà finito la chemio, SE la situazione cambierà”
Giovedi_Con mio marito
Lui:“Devi denunciare il medico di ieri! ti ha umiliato e ti ha fatto una violenza inaudita e oltretutto ti ha dato delle informazioni sbagliate. Lo devi denunciare!”
E io: “Non ci penso proprio, sono abbastanza circondata di negatività già così”
E lui: “E allora dimmi il nome, lo denuncio io. Almeno indicamelo, così magari lo picchio…”
Venerdi (ovvero stamattina)_Con Lullì, il mio collega, compagno di stanza, nonché tra i maggiori confidenti del momento, non foss’altro per la forzata prossimità quotidiana:
Lui: “Lo sai perché sono depresso? Perché mi sto preparando a quando ci licenzieranno tutti tra tre mesi e sarò depresso davvero”
Gli ho risposto facendogli leggere queste parole, che riporto qui a chiusura di questo post, e che sono quelle a cui avrei dovuto pensare durante tutte le fortunate conversazioni di questa settimana. Spero possano essere di conforto anche a voi (Lullì mi ha abbastanza riso in faccia, ma io invece me le ripeto come un mantra):

"Tutto ciò che esiste dapprima esiste nella nostra mente.
Noi diventiamo ciò che pensiamo,
e la nostra mente è il mondo.
Se parli o se ti comporti pensando male,
se la tua mente è agitata,
più tardi ti sentirai a disagio,
com’è vero che la ruota del carro segue lo zoccolo del bue.
 
Tutto ciò che esiste dapprima esiste nella nostra mente.
Noi diventiamo ciò che pensiamo,
e la nostra mente è il mondo.
Se parli o se ti comporti pensando bene,
se la tua mente è tranquilla,
ti senti subito a tuo agio
Com’è vero che l’ombra non si separa mai dal viandante"
dal Dhammapada

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5 thoughts on “Conversazioni #1

  1. Mi sa che tuo marito aveva ragione. Anche se sono come te, però tante volte nel passato ho rinunciato per stanchezza a denunciare certe situazioni o frasi odiose, che appesantiscono il nostro già grave fardello quotidiano.

  2. @julia: in effetti chiamarlo medico forse è fargli pure un complimento…chiamiamolo, per non fare torto alla categoria, “burocrate del cancro” (orrore!)
    @giorgi: si, è vero. è che io sono lentissima. mi ci è voluta una settimana per capire che forse quella conversazione era una messa in scena per tirare fuori una qualche mazzetta. lo dico ogni volta, non dovrei andarci da sola in questi posti desolanti, perché sennò mi perdo. la prossima volta, la prossima volta, giuro, prima tiro due pugni, poi faccio le domande

  3. @ziacris: eh eh eh. e tu che parlavi di ritardo, a me ci vogliono due settimane per capire perché sono arrabbiata e per elaborare la vendetta…la prossima volta vado direttamente agli uffici con un cacciavite in mano. giusto per 😉

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