Questa non è una guerra

Io sono pacifista. Non credo a nessun forma di violenza. Ripudio la guerra, in ogni sua forma. Ripudio il messaggio che nel mio corpo sia in corso una battaglia con il cancro. Il cancro è nato da me, fa parte di me. E’ una di quelle parti di me di cui farei volentieri a meno. Ce ne sono diverse altre, in verità, anche se magari non proprio così aggressive. Nessuno è mai morto perché ha il sedere fuori misura, per intenderci. Ma per tornare al cancro, alle mie cellule impazzite. Ora noi ci lavoriamo: medici, la mia squadra, i tifosi, i componenti chimici e quelli psicologici, la scienza e i globuli bianchi. Lo spuntiamo, lo fermiamo, lo ricacciamo indietro…
Ma non voglio combattere.
Se accetto la metafora del combattimento, accetto la possibilità di poter perdere.
E io non posso permettermi di perdere.
L’unica cosa che posso permettermi è di vivere, con ostinazione, volontà e anche una certa tigna.
Per cui, niente battaglie per me.
Questa è una strada, e intendo percorrerla tutta e il più a lungo possibile.

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2 thoughts on “Questa non è una guerra

  1. Resto sempre stupita nel vedere come ognuna di noi sceglie di rapportarsi alla malattia. A volte vedi signore distinte come la Regina Elisabetta che parlano del loro cancro usando un linguaggio da scaricatori di porto, e la cosa ti fa sorridere ma anche intenerire. Molte, la maggior parte, parlano di guerra, battaglia, armi, strategie. Io oscillo, alterno periodi di tregua e accettazione a momenti di odio e brutale ferocia, anche verbale, nei confronti della malattia. Quando sono in buona riesco anche a sbeffeggiare le mie “cellule impazzite” e a riderci su, quando sono in paturnia invece le offendo. Però non riesco a considerare il cancro parte di me, lo vedo sempre come qualcosa venuto dall’esterno.

  2. io non riesco a considerarlo fuori da me. è una mutazione del mio corpo e per questo la sento mia. è il modo in cui il mio corpo ha saputo reagire. è come il difetto di qualcuno che ami, che te lo fa amare di più. il cancro è questo per me, che ho un’autostima bassissima: voler bene a una mia debolezza, per arrivare ad amare la mia forza. Anche se sono consapevole del rischio che questo possa portarmi a stare troppo bene nella malattia…

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