To the infinity and beyond

Quando uno è troppo contento di tornare a lavoro dopo 4 giorni di vacanza potrebbe esserci qualcosa che non va. Ma non è così, è che sono contenta di chiudere questa prima parte dell’anno e cominciarne ora una nuova. Non è secondario che Obi sia stato nervoso per tutto il tempo, massacrandomi ogni tentativo di benessere e buonumore, ma per fortuna c’erano Nina e Lilla e anche un mucchio di cioccolata. E di cioccolata ne ho mangiata talmente tanta che veramente dovrei riuscire a farne senza, almeno fino a giugno. Ieri tornando a casa ero stanca e non vedevo l’ora che fosse stamattina e riguardavo un po’ come sono andati i miei ultimi giorni e pensavo che parte del mio disagio era dovuto a un certo senso di colpa. Il senso di colpa di non riuscire molto a parlare e soprattutto ad ascoltare. Cosa che per me è una vera privazione. Ma ieri non ci riuscivo, parlavo, rispondevo alle domande su di me, ma sentivo di tradirmi, che avrei preferito non parlare, avrei preferito non ascoltare. Non perché io voglia buttarmi in un angolo a frignare che ohibò come sono malata ohibò come sono depressa. Ma non voglio proprio parlare. A gennaio e febbraio ho reagito a questo tipo di umore leggendo in silenzio libri sicuri. Ma adesso è come se mi chiedessi, non è che forse la malattia mi ha cambiato anche in questo? E’ possibile che abbia cambiato la mia natura al punto che preferisco di gran lunga starmene di silenzio e farmi gli affari miei, io che mi sono sempre preoccupata per tutti, che mi chiamano mammaroma? Che mi abbia reso più egoista?
Sinceramente spero di no. E molto probabilmente è solo una fase. E molto probabilmente è che ho il cervello e il cuore intasati dagli zuccheri eccessivi di questi giorni.
Ora mi sorseggio la mia tisana disintossicante e facciamo che ricomincio.
Non me lo devo mica scordare quanto sono fortunata e quanto freddo sta facendo in Abruzzo…

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9 thoughts on “To the infinity and beyond

  1. “E’ possibile che abbia cambiato la mia natura al punto che preferisco di gran lunga starmene di silenzio e farmi gli affari miei, […] che mi abbia reso più egoista?”

    Non prenderla come una brutta cosa Wide, e cerca di vederla da un altro punto di vista: non sei “più egoista”, ma ti riprendi un pochino del “tuo tempo”. Chi ti vuole bene capirà! [Te lo dico per esperienza diretta di amici con cancro, spariti e riapparsi. La forza sta nell’aspettarli… anche se non tutti hanno questa forza].

    Basta però che questo attacco di “orsaggine” duri il tempo giusto: fa bene starsene nella caverna al calduccio, ma ricorda che fuori è comunque primavera!

    Un abbracciorso.

    OrsALè

  2. parlo per me, non prendere come oro colato quello che dico: il tumore e tutto quello che ci va dietro influiscono parecchio sul carattere, da una parte l’esperienza ti fortifica, ma dall’altra ti rende più fragile, e questa nuova fragilità fa sì che si abbia più voglia di starsene in disparte. La malattia ti ha portata ad essere più disincantata, anche più cinica e tutto quello che ci circonda ci interessa ben poco, essendo tutto quello che ci circonda relativo, niente è più importante di lottare per la vita e da lì in poi diventa tutto più trascurabile, diventa tutto relativo. Sappi che anche io passi degli interi periodi in cui sto bene solo con il naso piantato dentro ad un libro

  3. Solo il fatto che ce li racconti, questi momenti di ripiegamento su te stessa, significa che non sei poi così “ripiegata”. Stare a cuccia per un po’ fa bene, leccarsi le ferite, rimuginare, leggere. Ricaricarsi. Un abbraccio. (Mi pare che sei nella giusta fase per leggere “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pinkola Estés, se non l’hai già fatto…)

  4. @ziacris: si un cambiamento in questo senso lo avverto ormai da un po’, forse bisogna imparare ad assecondarlo e, allo stesso tempo, anche a non lasciare che ci privi delle energie “altrui” che ci arrivano proprio tenendo vive le relazioni.

    @giorgi: sai che Donne che corrono con i lupi è stato uno dei primi libri che mi hanno regalato quando ho cominciato a dire della malattia, per cui fa parte dell’equipaggiamento fornito dai tifosi! ma in effetti ora potrebbe essere arrivato il momento per leggerlo, oltre che per tenerlo parcheggiato sul comodino a farmi da talismano benefico…

  5. Abbiamo tutti bisogno di silenzio ogni tanto.
    Come le frasi hanno bisogno di punti. Per riprender fiato.
    Per far spazio al nuovo.

    Un abbraccio
    Cordi

  6. Io non sono ancora uscita dalla fase di chiusura, ma almeno ho superato quella del senso di colpa… conoscendomi bene la cosa mi ha molto sorpresa, a suo tempo…non riuscire a parlare con il marito poi ci ha messo non poco in difficoltà, visto che il nostro rapporto è sempre stato basato sul dialogo, ma piano piano stiamo raggiungendo un nuovo equilibrio.

  7. @Cordi: indeed, ricambio l’abbraccio, condito con dietosissime orecchiette alle cime di rapa 😉
    @julia: per un’attimo ti sei aggiudicata il premio perplessità sull’originalità della combinazione nome/commento 😀
    però è vero, questo senso di colpa andrebbe proprio eliminato. invece per il dialogo col marito, io a volte vorrei parlare meno anche a lui, per appesantirlo meno e fargliela scordare un po’ tutta questa vicenda.

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