Self Portrait

Una delle cose più belle dei primi giorni del festival è stato il workshop di autoritratto con la fotografa Cristina Nunez che lavora su questo progetto da diversi anni. È una cosa molto semplice, dopo averti fatto firmare una liberatoria, vieni invitato dietro un pannello nel quale è allestito un set. Cristina ti mette davanti alla macchina fotografica e ti chiede di richiamare un’emozione da dentro di te. Di dolore o di rabbia. Perché, dice, sono le emozioni che affiorano con maggiore facilità. Lei esce e tu resti lì, da solo, davanti alla macchina, a raccogliere la tua emozione, finché non ti fai 5 scatti con un telecomando. Dopo rivedi le foto insieme a lei, ne parlate insieme e scegliete quella che è un’opera d’arte della tua persona. E va in proiezione insieme a quelle degli altri. Una mostra insomma fatta con le persone che passano e si raccolgono un momento. Volevo partecipare anche io e ho corso avanti e indietro da Cristina almeno 10 volte prima di riuscire a infilarmi dentro e a ritagliare 6 minuti solo per me, senza che nessuno mi costringesse ad andare da qualche parte, a fare qualche altra cosa, sempre urgentissima, sempre di corsa.
Quando sono entrata sul set insomma, preparata dai racconti degli altri, e dalle mie emozioni che ballano sempre in superficie, già avevo voglia di piangere. Anche solo per liberarmi un po’ dalla fatica. Poi Cristina mi fa: “sai, da te in poi avrei voglia di fare qualcosa di diverso. Ti vorrei chiedere se te la senti di fare l’autoritratto in topless”.
Ops. Poi uno dice che niente accade per caso.

Alla fine l’ho fatto, anche se ho chiesto di non metterlo in mostra. Ed è stato molto bello. Perché quando mi sono rivista ho visto alcune cose che erano altrimenti invisibili. O nascoste. Anche se io mi guardo spesso, senza farmi sconti. E invece. Innanzitutto il mio corpo. Io non ho nessuna ferita e nessuna ricostruzione. Ma la malattia si vede. Ora non voglio parlarne troppo, ma è chiaro che il problema dell’immagine di sé è cruciale per chiunque si sia ammalato, operato, ricostruito, rappezzato, tirato su in qualche modo da una diagnosi di cancro. Doversi riappropriare del proprio corpo è una salita. E la vetta a volte è una discesa nell’autostima. Nel migliore dei casi.

Il mio corpo nella foto sta là. Una parte – quella sana – invecchia. E una parte è immobile, quasi finta. È quella in cura. La mia faccia al primo scatto – quello che abbiamo scelto poi – è quasi trasfigurata. Non mi riconosco, i lineamenti sono come tirati tanto da perdere la caratterizzazione. È incredibile. Perché è fatta d’istinto e chiaramente non c’è nessun merito, è solo l’emozione che sta lì da qualche parte e ha fatto da sé. E come ho voluto bene al mio seno vecchierello, un poco sceso. Sano. E come mi sono sentita libera a guardarmi e a non avere i soliti complessi che ho avuto per una vita. Quelli un po’ banali, ma tanto cari, di una vita precedente, che una volta erano una tragedia e oggi mi fanno tenerezza. Mi sono guardata e mi sono voluta bene. Senza grandi pretese. Quanto sono stata grata a questa malattia che mi ha fatto crescere. Quanto mi sono sentita libera di non avere più paure che non siano quelle grandi e quelle vere. 
E’ stato proprio un piccolo percorso, una strada, che poi forse è tornata subito nell’ombra. Ma so che c’è ed è rassicurante. Grazie a Cristina di averne fatto un pezzo insieme.
Annunci

4 thoughts on “Self Portrait

  1. Già accettare il nostro corpo dopo un percorso del genere è un grande passo, se poi hai la fortuna di non avere nessuna cicatrice, parti un po’ avvantaggiata. Io mi guardo, ma con quello che risiede fra l’ombelico e il collo, non ho più un bel rapporto, non ho accettato del tutto le mie cicatrici, che ormai non si vedono più, non ho accettato la mia paura di affrontare una “ricostruzione” del quarto mancante e ora mi ritrovo tutta un po’ storta,ecco, questa mia paura di alora non l’accetto molto volentieri e fatico a guardarmi il seno un po’ sbilenco, ma poi mi dico che le cose importatni sono altre, sarà una scusa, una attenuante, ma mi basta

  2. Questa fotografa è un genio, una vera artista che guarda in fondo all’anima e riesce persino a fotografare le emozioni che proviamo nel nostro io più profondo.
    Complimenti ad entrambe!!!!!

    CIAO 4P
    Un abbracc

  3. @ziacris: per questo è stata una bella esperienza. mentre la facevo ho pensato che sarebbe forte farlo con tutti i miei amici di questo blog e di altri… sono sicura che aiuterebbe tutti noi.

    @4P: si, e poi nutre un po’ di quella vanità che aiuta a sentirsi meglio, con trasparenza

    @Marco: 🙂 ora vado a controllare se anche oggi hai provveduto alla mia dose quotidiana!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...