A parte il cancro tutto bene

Quando ho visto la pubblicità del libro di Corrado Sannucci l’anno scorso, sono corsa in libreria per comprarlo. Il titolo A parte il cancro tutto bene, e soprattutto il sottotitolo Io e la mia famiglia contro il male, mi erano piaciuti un sacco. Poi però in libreria mi prese una stupida timidezza e vergogna: "ora tutti penseranno che ho il cancro se compro questo libro". Riflessione asinina, considerato che ero ampiamente pelata e solo uno scemo poteva pensare che lo fossi per scelta. Per cui quel giorno lì non l’ho comprato. Poi il giorno dopo ho trovato su internet un estratto del primo capitolo e ho letto che Sannucci ha scoperto la malattia il mio stesso giorno e nel mio stesso ospedale: troppe coincidenze per non dargli fiducia. Così il pomeriggio sono uscita e l’ho preso. E poi me lo sono bevuto, perché il libro è molto bello e poi perché ho sentito la sua sensibilità molto vicina. La complicità che c’è tra lui e la compagna, ad esempio, è la stessa che ho sentito con Obi dal primo momento della diagnosi. Un silenzio resistente, una fiducia reciproca e una testardaggine vitale fortissima.
E un’altra cosa che ho sentito vicina, è stato il sollievo di scoprirsi intimamente e profondamente laici di fronte alla malattia. Una cosa che possono capire solo quelli così e siamo pochi credo (non migliori, per carità, ma sicuramente pochi). E poi c’è questo capitolo che apre e lui dice più o meno (poi magari prendo le parole giuste) "sono un palestinese. la mia vita è a rischio. da un momento all’altro potrei perdere tutto e non posso essere sicuro di riuscire a proteggere mia figlia". Verissimo. Tra l’altro aiuta anche a sentirsi un po’ meno eroici perché ci si sottopone di buon grado ad ogni tipo di orribile cura. Aiuta a non dimenticare che c’è chi vive questa precarietà assoluta ogni giorno per sé e i propri cari e che siamo dei malati, ma siamo pur sempre dei privilegiati. 
Uno spunto di riflessione generale che mi ha dato il libro riguarda invece quanto avevo registrato già allora, ma anche dopo, nelle numerose sale d’attesa o di terapia nelle quali sono passata, e cioè il fatto che forse la sensibilità femminile di fronte alla malattia è di tipo più aperto, più solidale. Rispetto agli uomini che vedo più chiusi, in silenzio. Nelle sale d’attesa o in terapia, non scambiano quasi mai una parola con nessuno, mentre le donne si. A volte anche decisamente troppe.
E ancora, leggendolo per la prima volta ho capito che per me – a differenza di Sannucci e di tante altre persone che ascolto parlare o scrivere di cancro  – quella con la malattia non è una guerra, una battaglia, ma una strada. O meglio, ho capito che raccontare questo aspetto della mia vita come una strada, e non come qualcosa di conflittuale, mi aiuta di più.
Insomma è un libro molto bello e adesso spero che Sannucci sia in gran forma. Ogni volta che trovo un suo articolo sul giornale sono molto, molto, molto felice per lui e per le sue due donne.
E il libro lo consiglio. Soprattutto, vorrei che lo avessero letto un po’ delle persone che dovrebbero essemi vicine.

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13 thoughts on “A parte il cancro tutto bene

  1. Ciao!

    Pensa che io l’ho sempre considerata una battaglia. In realtà è vero anche quello che dici, è una strada.

    Riguardo a donne/uomini, ti dico solo che ogni persona che incrociava mia zii si metteva a parlare con lei!

    Baci,

    Marco

  2. Lo sai, appena ho letto il libro di Sannucci ho pensato che non valesse più la pena scrivere il mio. Poi, a mente fredda, mi son detta che no, dovevo farlo, anche perché, come dici tu, si sente che il suo approccio maschile è molto diverso dal mio. Però, tra i tanti libri del genere che ho letto, è senz’altro il più bello. Ho trovato la sua mail e gli ho scritto, se hai voglia, vista la condivisione di date e luoghi, puoi farlo anche tu. Abbracci

  3. Anche io ho letto il libro di Sannucci un bellissimo pugno allo stomaco, l’ho amato ma sono d’accordo con te..il discorso si farebbe lungo e io sono solo una commentatrice quasi anonima, ecco quello che non riuscivo a comprendere era questa idea della guerra, della battaglia in alcuni casi raccontata in modo figurato. Io, la mia malattia la sento parte di me e se pure spero che non mi faccia più del male non riesco ad odiarla, non so ma è così. E’ per questo anche che volevo scrivere qualcosa a Sannucci ma non l’ho fatto perchè era difficile parlare di queste differenze. Un abbraccio C.

  4. Io non l’ho letto, ma mi sono ripromessa di farlo a breve, dopo i prossimi controlli. Mi interessa molto il discorso sulla laicità, di cui ho parlato sempre molto poco anche sul mio blog, ma che per me rappresenta un punto sostanziale del “cammino” (ti rubo l’espressione), onestamente non ancora del tutto risolto.

  5. @OrsaLé: e io mi vergogno, che ti credi 😉 buon we a te!!

    @Marco: ognuno ha bisogno di trovare il proprio modo di raccontare le difficoltà…io sono una codarda, se mi immagino in guerra, mi vedo che scappo via con la coda tra le gambe 😉
    ma tu lo preferivi che parlassero a tua zia (così ti lasciavano in pace) o avresti voluto che si rivolgessero a te? fammi sapere, che mi interessa l’argomento

    @giorgi: giusto, non puoi privare te stessa/noi del tuo libro, sai già come la penso, no?
    anche io appena l’ho finito di leggere avrei voluto scrivergli, poi però non l’ho fatto subito e ora è passato troppo tempo…

    @perdix: beh, su questo siamo esattamente in sintonia, perché io la vivo esattamente come te. solo in un libro di cui parlerò più avanti, ho trovato una sensibilità vicina, per il resto la metafora guerresca è più comune. ma come dicevo su, ognuno deve trovare il suo modo di raccontare la propria storia con la malattia…magari prima o poi gli scriveremo a Sannucci, no?

    @juliaset: come dicevo è passato più di un anno da quando ho letto il libro, per cui l’impressione della laicità non saprei definirla meglio di un’impressione appunto. ora magari lo riprendo. poi se vorrai, ne parleremo

  6. @OrsaLè: guarda, avevo appena scritto un post che mi piaceva un sacco. zap, scomparso. pensavo di essere stata furba e averne fatto una copia, e invece no. grrrr
    e adesso non avrò più tempo…grrrr

  7. ciao provo a scrivere qui non sò se và bene, volevo salutarti sono simo3 del forum dure come muri.
    Come stai?
    Ti leggo sempre volentieri.
    Un saluto alle tue “nane”, incredibile anch’io spesso le mie figlie le chiamo così.
    Un bacio Simonetta.

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