Cure

Oggi un post di SissiToGo mi ha fatto pensare a quello che si fa per curarsi. Io, lo ribadisco, sono tra quelle che non si sono dovute operare (per inciso, non mi hanno operato per “non peggiorare il quadro già compromesso”, giusto per non farmi comunque mancare un po’ di sana disperazione di tanto in tanto) ma se conto anche solo i buchi (circa 150) che mi hanno fatto nell’ultimo anno e mezzo, ne ho comunque dovute passare già un po’.
Beh, s
e c’è un minimo comun denominatore in tutte le mie micro/macro vicende di cura, credo che sia una cosetta proprio semplice, l’unico consiglio che sento di dare, l’unica cosa su cui io sono stata in grado di concentrarmi per salvarmi, per avere meno paura, per non sentire il dolore, il nervoso, il freddo, la vergogna di stare nudi davanti a estranei, etc . etc. Questo minimo comun denominatore, per me, è concentrarsi sulla respirazione.
Inspira ed espira. Con profondità, convinzione, concentrazione ottusa.
Inspira ed espira, senza neanche pensare troppo a niente altro. Solo quel massaggio vitale che porta vita dentro di noi, e porta dolore fuori da noi. E’ una cosetta da niente, che fai da sempre, ma se cominci ad ascoltarla, a concentrarti, a sentirla, ti aiuterà un sacco.
Per me è ancora sempre così. Voi avete altre strategie?

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9 thoughts on “Cure

  1. Io ormai sono assuefatta ai vari buchi, con tutte le flebo di ferro e prelievi che faccio di continuo.
    Di solito cerco di estraniarmi e penso ad altro, principalmente a qualcosa di bello che potrò fare dopo, finita la “rottura”. Qualcosa che può essere anche accendere il pc o leggere un libro…

  2. Io l’operazione me la sono beccata, seguita da 2 mesi di gesso dal busto alla caviglia… E’ stata la cosa più dura!

    I buchi e le persone che mi hanno visto più o meno nudo… ho peros il conto tempo fa! Non ho avuto nessuna tattica, ho semplicemente dimenticato di avere senso del pudore…

    Baci,

    Marco

  3. Io invece ho fatto due interventi nel giro di un anno, il primo decisamente demolitivo, il secondo ricostruttivo (e non conto quello del linfonodo sentinella, in anestesia locale con sedazione). Dopo il primo intervento ricordo che ebbi la bellissima sensazione che il cancro avesse abbandonato per sempre il mio corpo, anche se sapevo che non era sicuro che fosse così, e che quindi mi aspettavano le terapie. In questo devo dire che hai ragione, l’operazione chirurgica paradossalmente può far sentire meglio, anche se ovviamente dipende dalle persone. Poi mi sono abituata a farmi punzecchiare, a farmi gonfiare la tetta da ricostruire (un poco alla volta, come fosse un palloncino), a farmi spremere e schiacciare, e ancora adesso a farmi toccare da tutte le parti (ultimamente anche nel sedere, per vedere se c’è un po’ di ciccia in più da spostare lì dove mi è rimasto un buchetto). Ci si abitua a tutto, se si deve…Anch’io respiro forte prima, è diventato una specie di rito scaramantico, oltre che rilassante. Una persona mi ha detto che anche i camici bianchi a volte devono respirare forte prima di guardarci, perchè in certe situazioni, con pazienti giovani in cui è facile immedesimarsi, vorrebbero togliersi il camice, dire basta e andarsene via. Sono due situazioni simili, con la differenza che loro hanno fatto una scelta, noi no. Comunque ti e mi auguro di continuare a respirare tranquillamente per molto tempo, facendo spogliarelli a destra e a manca, e magari tirando su qualche complimento, che non guasta mai.

  4. @SissiToGo: mmm, insisterei con la respirazione, e su qualunque droga legale e illegale ti possa servire 😉

    @ziacris: “più fa male, più fa bene” non è male come mantra, ci penserò

    @camden: nella sala prelievi io invece mi devo concentrare sulla respirazione, perché c’è una tv che manda a palla i video di mtv alle 8 di mattina. non aiuta un granché farmi dissanguare e scoprire allo stesso tempo che non ne conosco manco più uno di quei gruppi lì…

    @Marco: non ci crederai, ma ci penso spesso a quanto può essee tosta una operazione come la tua…e poi, giusto: il pudore è tutta roba antiquata e bbborghese! 🙂

    @juliaset: sì, ci si abitua, ma ogni tanto è importante ricordarsi/ricordarlo agli altri che non è proprio normale, che curarsi ha un costo per noi, anche se lo facciamo in leggerezza. ma questo forse va elaborato di più…
    in ogni caso, se serve qualche pezzo di ciccia in più, io ho ampie scorte e mi offro donatrice, eh!!!

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