Affollati

Sono una di quelle che si trucca raramente, raramente decide che "adesso basta! crema tutti i giorni", e poi dura due giorni, e che spesso ahimè esce di casa e si accorge solo verso mezzogiorno che non si era ancora guardata allo specchio e ha una chiazzetta nuova sulla faccia. Non è colpa delle nane, vorrei dire che è così, ma non è vero. Sono sempre stata sciattarella. Il massimo dell’eleganza per me è un paio di jeans che facciano sembrare il sederone una cosa normale e un paio di tigers per fare la ragazzina. Tranne quando mi devo mettere bene per lavoro, s’intende. Ma mi cambio in  ufficio prima e poi dopo nel primo bagno disponibile, finita la stretta necessità mondana (necessità mondana che spesso mi fa bussare alla porta di mia sorella per elemosinare qualcosina di meno sciatto del solito). Ecco sono una di quelle fatte così, e tutto sommato mi sto bene.
Tuttavia, in questi giorni, per tenere a bada gli effetti collaterali degli effetti collaterali da chemio (si, avete letto bene), nell’ordine, devo:
1) mettere un unguento antibiotico nel naso (non ve lo sto nemmeno a spiegare perché, ma datemi retta, è un orrore, in questo periodo sembro Falstaff);
2) lavare e disinfettare le dita di mani e piedi e poi ricoprirle con una crema curativa perchè sono doloranti e sanguinolente;
3) passare l’aloe sulle piante di mani e piedi per prevenire la psoriasi;
4) passarmi un altro paio di creme in un altro paio di parti che per decenza non sto qui a descrivervi. E infine, ormai esausta da tutto questo "prendersi cura di sé, volersi bene, etc etc" che fa tanto donna vera, posso accasciarmi, vagamente umiliata e, soprattutto, unta come una bruschetta, a dormire.
A tutta questa attività serale per me assolutamente insolita (ma per carità, non ci lamentiamo, ci mancherebbe, questa chemio è una passeggiata), aggiungete che in questi giorni mi devo sbrigare a nutrire le due belve feline che popolano il giardino oltre a quelle che popolano la casa. Ecco. Sono piccole cose, ma già basterebbero a mandarmi in tilt. Infine, per completare il quadro, ieri sera si è aggiunto anche un simpatico processo di spidocchiamento di Lilla, mentre mia suocera al mare si sta lavorando la testolina della mia Nina (e come riesce a farmelo pesare, potete immaginarlo tutti voi che avete una suocera a portata di mano).
Insomma, ieri sera, quando è tornato Obi ci siamo guardati un attimo e senza bisogno di parlarci, siamo giunti ad una immediata conclusione: la nostra famiglia, tra belve nane, cellule impazzite, e ora pure batteri e pidocchi, è piena zeppa così com’è e proprio non siamo in condizioni di prenderci cura pure dei gatti. E’ un po’ triste ma è così. Dovremo proprio trovargli una vera famiglia.

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6 thoughts on “Affollati

  1. Mi spiace, ma è conclusione più che ragionata, molto pratica. In effetti è un impegno e se non ce la fai è meglio così.
    Chiedevo nei giorni scorsi dove abiti, per sapere la località, forse qualcuno ce l’avrei per prendersi cura dei miciotti: ci risentiamo: ciaociaociaociao e non sentirti minimamente in colpa, hai già una vita più che piena, e le bimbe la riempiono alla grande, hai molto da fare per non parlare di tutto il resto.
    Bacioabbraccio
    4P

  2. 4P: magari, ma sono Roma, e non so quanto sia facile qui trovare qualcuno che possa prenderli. io pensavo di portarli a qualche colonia felina attrezzata. ma tu fammi sapere, se c’è qualcuno amorevole a poca distanza, sono pronta anche a pagare qualcuno che li accompagni per farli arrivare a destinazione in sicurezza

  3. Quella di trovare una famiglia per i gattini è la soluzione più ragionevole.
    Potrete sempre prenderne uno quando i pidocchi e le cellule disobbedienti saranno stati rimessi al loro posto…
    Per la gioia delle “belve nane”, naturalmente.
    Ciao!

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