Amici II

Oggi sono venuti a trovarmi in rapida e sorprendente successione, la mia amica Chiara e il mio amico Sky. E’ stato molto bello poter parlare con un po’ di calma, condividere del tempo insieme. Un vero regalo. Ormai non succede mai, no? E’ proprio un lusso. Splendido. Ma ieri quando Sky mi ha chiamato, per due volte non ho risposto, e alla fine, alla terza chiamata ho alzato il telefono con la pesantezza nel cuore. Perché è tosta risentire qualcuno dopo mesi. E riazzerare la comunicazione e fare finta che la tempesta nella quale vivi, è calma piatta, perché come fai a spiegare tutto, dopo mesi di silenzio. Ma che lo voglia o meno, Sky fa parte di quel mio corredo emotivo, di quegli anni in cui ho imparato che potevo essere felice anche io. Ed è impossibile sradicarlo, anche se da anni facciamo vite diverse e ci sentiamo sempre pochissimo, a prescindere dalla malattia. Ma quando sei malato forse ti aspetti di più, o forse smetti di fare degli sforzi nelle relazioni laterali perché sei troppo impegnato a impiegare le tue poche energie nelle relazioni fondamentali. E ti aspetti che quegli sforzi li facciano gli altri. Oppure lasci perdere. Non riesci a stare dietro a chi non ti sta più dietro. Ma, dopo aver parlato di politica, di libri, di donne, di malattia, etc…andando via, Sky (che nome pirla gli ho dato, si vede che ero arrabbiata con lui) mi ha detto che non riesce a chiamarmi, che ha un problema con questo fatto, che mi vuole bene, ma non riesce a chiamarmi. E allora gli ho detto "mandami un messaggino e ti rispondo, così so che mi vuoi bene e mi pensi". E’ stato bravo a dirmelo, dirmi questa sua difficoltà, metterla in parole e spiegarmi che sono importante per lui, ma non riesce a chiamarmi. Mi ha fatto bene e forse ha fatto bene anche a lui. E so che è una difficoltà comune. Anche il migliore amico di Obi lo ha abbandonato nei mesi più neri delle mie cure un anno fa, finché Obi non è andato a diglielo per due volte a chiare lettere, "guarda che io ho bisogno di te" e allora si è sbloccato ed è tornato presente. Ma mi chiedo perché succeda. E forse è la paura. Una paura incontrollata. Che io non posso in nessun modo guarire. Non è un peso che posso portare io, oltre al resto. Ma spero che riusciamo a sentirci più spesso d’ora in poi, che lui sappia trovare il suo modo, perché quando siamo insieme, siamo ancora due ragazzini che cantano guccini e ridono tra i banchi delle lezioni di tedesco all’unviersità, insieme ad anima bella e gli altri, quando fuori c’era ancora proprio "un bel verde".

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13 thoughts on “Amici II

  1. nel gennaio 2002 un carissimo amico – a metà tra un fratello maggiore, uno zio, un maestro, un allenatore di calcio – venne operato allo stomaco.
    rimase una decina di giorni in un’ospedale a un’ora di auto. mi davo la scusa del viaggio, in realtà non avevo la forza di andare.
    finchè per puro caso mi trovai a passare sotto le finestre di quell’ospedale in pieno orario di visita.
    non salii.
    il bene che gli volevo si trasformò in un senso di colpa abbastanza devastante: quando pensavo a lui, stavo male. così non lo chiamavo. e alimentavo il circolo vizioso che mi ero costruito tutto io nella mia testa, facendo tutto da solo.
    qualche anno dopo gli scrissi una lettera. poche righe, a mano, su un foglio sguelfo, confessandogli il vortice soltanto mio di cui era stato oggetto. sorrise, e mi abbracciò.
    morale: le reazioni di chi vede ammalarsi una persona a vario titolo ‘cara’ sono le meno immaginabili di questa terra.

    Mg.-

  2. Ho cominciato a leggere “il mio Karma” proprio per dare un senso alla paura di non saper più chiamare un amico il cui padre aveva un tumore. Ho scoperto che per questa “paura” (paura di disturbare, paura di dire la cosa sbagliata, paura di non essere all’altezza, paura di …non so neanche io cosa), la lettura di quel blog, come del tuo e di altri, sono la massima cura. Perchè ora sto più attenta al paragone con la battaglia a meno che non me la dica l’altro. Perchè ora so che anche nei post chemio bisogna essere presenti. Perchè spero di essere migliorata un pò come amica, grazie a voi che ci spiegate il vostro vivere quotidiano!

    Buon compleanno cara Wide, mi sei diventata preziosa !

    Spero che il tuo di amico riesca a vincere i suoi timori. Spero che i tuoi compleanni siano più di quelli che pensi. Ti auguro che la vita abbia in serbo per te tantissime cose belle!

    OrsaLè

  3. Probabilmente, di fronte alla malattia di qualcuno che ti sta a cuore, scattano strani meccanismi di paura: di non saper essere d’aiuto, di essere indiscreto, di fare troppe domande, di non farne affatto… E così qualcuno si allontana in silenzio, sentendosi colpevole, ma incapace di rompere quel muro.
    Sono contenta che tu e Sky siate riusciti a ritrovare quella complicità di un tempo e a riallacciare un legame, il “vostro” legame…
    Col sottofondo delle canzoni del grande Francesco, mi raccomando!
    Ciao!

  4. @Mg: grazie di questa storia e sono assolutamente d’accordo con la tua conclusione. la cosa difficile è che, in genere, la persona ammalata è quella meno in grado di aiutare l’altro, molto spesso, se non con uno sforzo di apertura e comprensione come spero di essere in grado di fare io. il fatto è che per la prima volta, che si tratti di amici, parenti o compagni della vita, si è su strade veramente diverse. ps. per alleggerisi: ho letto la tua ultima recensione, ma prima di chiudere coi giapponesi ti inviterei al giappo che hanno aperto a pescara, lì è veramente un’altra cosa e io ne ho girati tanti ;), baci e a presto!

    @OrsaLè: carissima, preziosa lo sei tu, che sei sempre presente e luminosa!

    @cautelosa: si infatti sono meccanismi diffusi, comprensibili e comuni. la parte tosta è non indurirsi e non chiudere mai le porte!

  5. Mi sono trovata nei panni dell’amico che si eclissa. E me ne vergogno. Mi sentivo piccola piccola e incapace di far fronte ad una cosa più grande di me. Cosa avrei detto? cosa avrei fatto? E se avessi detto una cosa sbagliata? E se volesse essere lasciato solo?
    Quando il mio amico mi ha chiesto aiuto gli sono stata accanto ma con il rimorso di non essere riuscita a farlo prima.

  6. @mg:grande, vero, ora ho letto meglio. allora se ti capita di passare per pescara, provalo, è una cosa straordinaria!

    @dangerousmind: naa, la vergogna e il rimorso sono proprio le cose da eliminare. bisogna dirsele le cose sempre, lasciare i canali aperti.

  7. Posso capire e comprendere, ma giustificare mi viene un pochino difficile.
    Sicuramente non è facile ed ognuno di noi ha reazione diverse.
    A mio parere il punto è, se il suo “problema” è grave, io non posso far altro che continuare semplicemente ad essergli amico.
    Starò male, e chi se ne frega, pensa a lui come sta per quello che le sta capitando e in più sente, percepisce il tuo isolamento.
    No, mi dispiace ma non si può essere così egoisti.
    Un bacio
    4P

  8. @4P: eppure, cara, è un problema comune a tante persone che pure ci vogliono bene. io non riesco a fargliene una colpa, ma vorrei che superassero la paura. perché è in primo luogo una paura per se stessi e una paura così avvelena la vita sempre

  9. Hai ragione, certo che vogliono bene
    comunque e nessuno può fargliene una colpa, ma per il loro bene dovrebbero almeno provarci.
    Rendersi conto della situazione non fa paura a chi non è malato è il condividere tale paura che mette in allarme.
    Non sono una persona di chiesa, ma a modo mio credo, c’è un comandamento che dice “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, in queste parole c’è tutto.
    Più si rimanda una telefonata, uno scritto e più si ingigantisce la lontananza, basta dirlo come ha fatto Sky.
    Ciao ciao
    4P

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