Diagnosi

Giusto per alzare il tiro dell’allegria di questo blog, ora vi racconto come ho scoperto il mio simpatico cancro duttale infiltrante metastatico g3.
Ero tornata dalle ferie più brutte della mia vita, giurando e spergiurando non mi sarei mai più messa in condizione di passare le uniche settimane di ferie da mia suocera, proprio l’estate che la mia “perfetta cognata” si era messa a dieta e io invece ero nella peggiore forma fisica di sempre ed era un continuo confronto in spiaggia.
Mai più.
Felice di tornare in ufficio, a riprova del fatto che era proprio stata un’estate di merda, sento un dolore strano al seno destro. Un dolore che mi allarma immediatamente. Perché anche se ho smesso di allattare da meno di 6 mesi, non si tratta di un fastidio di assestamento post allattamento, questo è un fastidio diverso. A riprova che mi allarmo, ci sono le testimonianze di tutte le mie amiche e colleghe a cui chiedo un indirizzo di un medico per farmi visitare e ne parlo pure a grande capo, tanto sono preoccupata.
Poi è il triste 11 settembre 2007, e ci succedono un sacco di casini, tutto passa in secondo piano. Riesco a farmi visitare solo il 2 ottobre. Sono sicura della data perché il ginecologo era di studio vicino a una statua di Gandhi e cercando parcheggio vidi delle magiche donne in sari che vi posavano ghirlande di fiori.
La visita fu tutta dedicata al mio seno. Il medico disse che non c’era assolutamente niente di cui preoccuparsi, era tutto normale.
Altri casini, un sacco di viaggi all’estero per lavoro tra ottobre e novembre.
A metà novembre il seno destro si colora di uno strano eritema rossastro intorno al capezzolo.
Voglio farmi rivedere.
Non torno da quel primo medico, non mi fido. E pure con tutte le remore che ho a chiedere aiuto a Obi (che tra le altre 6 milioni di cose, lavora di fatto in un ospedale), chiedo a lui di farmi visitare dal ginecologo che ha fatto nascere Lilla.
Mi chiedono se è proprio urgente, se non può aspettare. Mi impunto (io non mi impunto mai per me stessa) e riesco a farmi visitare di sabato. Il ginecologo mi dice che è solo un problema dermatologico, mi segna una crema che non comprerò mai. E mi dice, “Guarda non è proprio niente, ma se proprio sei in ansia, semmai scendi un attimo e ti facciamo un’ecografia al volo”.
Io scendo.
Aspetto quieta quieta, sentendomi come sempre in colpa di richiedere attenzioni per me stessa, ma non voglio trascurare niente.
L’ecografista di turno è una stronza bionda sottopeso che comincia a gridarmi in faccia “io non faccio passare i raccomandati”. Mortificata me ne vado. Obi si infuria, ma io mi sento troppo umiliata e giuro a me stessa che non sono convinta, che farò l’eco aprivatamente appena finisce il festival.
Si, perché in tutto questo stiamo facendo l’edizione più faticosa e sfigata del nostro festival più importante. Quello che doveva fare Lulli e che non può fare perché è lontano dietro a una vera tragedia personale che non farà altro che peggiorare.
Durante il festival il seno comincia a sanguinare, me ne accorgo dalle macchie sui vestiti. Io che non mi guardo mai.
Come finisce il festival vado a fare un’eco privatamente.
Sono passati altri 15 giorni ed è il 5 dicembre 2007. Avevo passato la mattina a litigare con Obi su come poter aiutare Lulli, avevo portato Lilla a fare un vaccino, piangendo sommessamente dallo stress e dalla fatica accumulata.
L’ecografista è libanese e molto gentile, scambiamo qualche parola, poi lui comincia l’eco e subito mi dice che vede qualcosa di preoccupante e che devo ricoverarmi al più presto.
Può sembrare paradossale, ma da quel momento mi rassereno. E da lì comincia tutto il turbinio degli esami che confermano e peggiorano la diagnosi.
Ma io sono tranquilla.
Comincio la chemio il 22 dicembre, e dopo il trattamento il Mr. Clint mi invita al pranzo natalizio per medici e infermieri. Pranziamo insieme, mi faccio un bicchiere di vino, ridono tutti al dh, sono tutte brave persone, la mia nuova famiglia.
Niente mi spaventa, ed essere pronti è tutto.
Non ce l’ho con nessuno per il ritardo sulla diagnosi. Giusto con quella stronza bionda ecografista che da allora evito come la peste. Ma se qualcuno mi dice che mi sono beccata le metastasi ai polmoni perché ho trascurato il problema, lo prendo a testate. Molto semplicemente.

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14 thoughts on “Diagnosi

  1. Questa storia è uno scandalo, ma quanto sono superficiali alcuni medici???
    Il tempo sprecato purtroppo non torna più.
    Speriamo che tutto vada bene lo stesso. (Sai, il mio tumore, per quanto mi abbia presa ad un organo differente, era comunque un G3…)
    Ps. Ti voglio bene!

  2. mia madre iniziò a tossire nell’agosto del 2002. la prima lastra al torace la fece nell’aprile 2003. 8 mesi di tosse.
    la diagnosi fu, ovviamente, in ritardo.
    ma penso di non potercela avere razionalmente con nessuno. certe cose vanno così e nemmeno te ne accorgi: passano i giorni, passano i mesi e alla fine è tardi ma, semplicemente, spesso non è colpa di nessuno.

    ogni storia è diversa, ogni caso è diverso.

    mio padre,qualche anno prima, aveva avuto una tosse analoga. fece la prima lastra dopo 13 mesi. una broncopatia dovuta al lavoro di una vita, entra e esci dai freezer. ancora oggi ha ciclicamente la tosse, non gli condiziona la vita, se la tiene finchè scampa.

    ((due commenti in due giorni: una media record, di solito parlo molto ma non a casa d’altri :-))

  3. @camdenina: grazie, te ne voglio anche io e ti abbraccio tanto

    @ziacris: già fatto purtroppo, le metastasi ai polmoni sono il mio problema vero, il tumore al seno è scomparso dopo i primi 3 mesi di cure, pensa te.

    @mg: si anche io devo dire che sinceramente non penso di poter dare la colpa a nessuno. ma non voglio neanche prendermela io, sai com’è…ps. i commenti sono stati 3, mi hai anche chiarito che sei un giappofan, e non nascondo che sono lusingata dei tuoi passaggi 😉

  4. sì, 3 commenti e un errore blu. 🙂
    di solito non credo di avere lezioni o consigli intelligenti da dare, ma riguardo ai tuoi due ultimi scritti ho avuto qualcosa da dire.
    (ma sono esperto in stati d’animo da NON tenere, quindi se capito leggere qualcosa che non va, intervengo)
    ciao!

  5. Anche nella mia storia c’è stato un ginecologo superficiale che mi ha fatto perdere un bel po’ di mesi con quelle rassicurazioni del cazzo “non è niente, problemi del post-allattamento” nonostante io avessi sbandierato la mia familiarità materna… Ho sempre rinunciato a tornare a sbattergli in faccia la sua responsabilità nell’aver fatto diventare un nodulo minuscolo nel fottuto mostrino già diffuso ai primi linfonodi ascellari. Sarebbe bastata una stupida ecografia… E magari cinque anni dopo non sarebbero comparse le metastasi. La prossima settimana potrei incontrarlo, nell’ospedale dov’è nata Lula e dove nascerà la terza figlia di una mia amica. Se dovesse succedere mi sa che due paroline gliele dirò.
    Il tempo perduto non torna, come dice Camden, ma da appassionata lettrice di Proust penso che possiamo fare qualcosa per recuperarlo…

  6. @giorgi: mah, io non so se veramente è colpa della superficialità. gli errori si possono fare, io non avevo familiarità, non entravo in nessuna delle caratteristiche a rischio…il secondo ginecologo si è mortificato tantissimo, in seguito ogni tanto veniva a trovarmi durante la chemio. un giorno mi svegliò con una carezza mentre dormivo. so che è un errore umano e so che lui ha pagato umanamente per quell’errore. e lo ricorderò sempre per aver fatto nascere lilla e nient’altro. ma il primo era un tale coglione, che sono stata pirla io a fidarmi (clinica privata all’eur, colpa mia decisamente, dovevo immaginarlo). Sinceramente il solo rancore che ho è verso l’unica stronza vera che ho incontrato in quei giorni, quell’ecografista che io vorrei picchiare. ma dicono che non si può, e allora, portiamo pazienza 😉

  7. Non sei stata pirla a fidarti non potevi immaginarlo, hai fatto quello che ti dicevano di fare.
    Ho fatto 9 mesi di gravidanza ottimi, prendevo solo della vasosuprina se ben ricordo.
    Tutto andava bene, ma il mio ginecologo aveva fretta, dove cazzo doveva andare non si sa.
    Mi ha accellerato il parto, su e giù la velocità della flebo, l’ostetrica l’abbassava e lui l’alzava e io pirla zitta, non chiedevo avevo male e basta. Poi mi hanno rotto le acque e via in sala parto, ma non era pronto, il mio piccolo aveva deciso di
    vedere il mondo nelle prime ore del pomeriggio, così poi mi è stato detto, ma niente da fare eh cazzarola gli impegni personali vengono prima di tutto.
    Non usciva, non usciva, credimi partecipavo mi davo da fare, spingevo, ma senza risultato, ho urlato, ho invocato il cesareo e non so perchè la madonna. Una stronza di suora che era in sala parto mi risponde: “la madonna la invocate solo nei momenti ddel bisogno”, ma va a f……., e mi attacca subito la maschera dell’ossigeno.
    Arriva in aiuto un energumeno che con forza mi schiaccia la pancia e io
    di colpo mi alzo con la schiena e coi denti gli faccio un bel sette sulla manica del camice. Ero disperata, capivo che non c’era tempo da perdere, a quel punto mi hanno applicato la ventosa (non il forcipe) e il mio amorino è nato.
    Ma il bello viene adesso.
    Mi riportano poi in camera.
    Chiedo a mia madre un po’ d’acqua e di colpo vedo tutto psichedelico, mia madre toglie il lenzuolo e scopre che avevo una fortissima emorragia in corso. Chiede aiuto e di corsa di nuovo in sala parto, ricordo che mentre correvano dicevano a mia madre: “speriamo che ce la faccia signora!”.
    A questo punto ricordo che ho detto, ma adesso mi fate l’anestesia?
    Ho sentito dei rumori metallici e poi
    nebbia totale.
    Hanno detto che, questo ematoma interno, è stato provocato dal braccino del neonato.
    Mah, che dire!!
    Come se non bastasse, l’anemia ha preso piede, non riuscivo manco a girare gli occhi per il male che avevo alla testa. Quindi dopo due giorni trasfusioni, che bello mi sembrava di respirare aria di montagna.
    Mancava però la ciliegina sulla torta, con le due trasfusioni fatte mi sono cuccata gli anticorpi dell’epatite B e C. Per fortuna sono gli anticorpi, ma ho anche fatto l’HIV
    che ha dato per fortuna esito negativo, ma l’attesa non è stata piacevole.
    Ho finito.
    Il tutto è avvenuto in una clinica privata, poi ho saputo che dopo qualche mese hanno chiuso il reparto maternità.
    Mio marito era contrario alla clinica privata (avuta con una convenzione
    privata), ma io non l’ho ascoltato!!!!!
    CHE PIRLONA!!!!!!!!
    Un abbraccio
    4P

  8. Io ho avuto fortuna, e me ne rendo conto: avevo avuto anch’io un problema post allattamento e al tempo avevo fatto un’eco, privatamente. Fin lì tutto ok. Quando ho scoperto il nodulo, nove mesi dopo, avevo la prima eco di riscontro in cui si vedeva che la situazione era cambiata in maniera sospetta. Il medico subito mi ha rassicurata, ma poi ci ha ripensato e mi ha detto: “Lo pizzichiamo per scrupolo”. L’agoaspirato ha dato esito dubbio. Dopo ho fatto quatro biopsie e alla fine l’ho beccato, per l’ostinazione di un altro dottore a cui qualcosa non quagliava. In questi due anni ho sentito tante storie diverse, ma per noi donne giovani c’è sempre una componente iniziale di incredulità anche da parte dei medici, per questo non mi stancherò mai di dire che è meglio un controllo in più che uno in meno. Continuo ad abbracciarti fortissimo, ecco.

  9. @4P: come spesso mi succede, il tuo racconto del parto, in particolare il commento della suora e la tua risposta, mi hanno chiamato la prima risata sonora della giornata! meno male che poi è andato tutto bene però!

    @julia: si è vero, la mancanza di familiarità, le gravidanze vicine e l’età sono fattori che “tranquillizzano” i dottori. ma credo che uno se lo senta che c’è qualcosa che non va. io me lo sentivo, ci ho messo 4 mesi ad arrivarci, ma a prescindere dai sintomi, lo sentivo, per questo mi ha quasi “rasserenata” scoprirlo. ti riabbraccio anche io!

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