Libri che proprio non vanno

Ci sono libri che trasudano dolore.
Se potessi prenderli e strizzarli colerebbero disperazione, senso di colpa, inadeguatezza, morte, sangue, dolore, dolore, dolore, e che due palle! E sono studiati apposta perché il dolore si ficchi megli nel tuo cervello, e ti venga addosso una tristezza infinita, senza scampo, appiccicosa, nera nera.
Di questi libri si dovrebbe fare a meno in periodi in cui l’unica attività possibile è trascinarsi dal letto al bagno (erm) o dal letto alla scuola delle nane e ritorno.
E invece, ignorando stupidamente il mio intuito, che me ne ha tenuto lontana per anni, nonostante il mio interesse e le mia vaste letture indiane e sull’India, mi sono letta finalmente Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy.
Ed è proprio un libro così. Doloroso dall’inizio alla fine, doloroso e basta, in tutti i dettagli, in tutti gli aggettivi, in tutte le sottotrame, in tutti i personaggi. E’ quasi voyeristico nel modo in cui denuda lo spirito e lo addolora. Sicuramente è un buon romanzo, ma non mi convince questa sua cupezza studiata, armata, senza sfogo, costruita per portarti fino in fondo. Ma non è un andare a fondo della disperazione, che lo renderebbe un grande romanzo, è solo andare in fondo al libro, alla sua trama cupa. In fondo dovevo aspettarmelo, a me Arundhati Roy non piace mai, anche quando leggo i suoi articoli su Internazionale. Anche quelli trasudano disperazione e violenza. E sarà pure perché l’India ne è colma, ma, francamente, a me è venuta una gran voglia di rileggermi tutto Harry Potter e di corsa, così me lo scordo meglio. Oppure accolgo altri suggerimenti, come sempre.

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15 thoughts on “Libri che proprio non vanno

  1. Io ce l’ho in libreria, ma il Fid mi ha implorato di non leggerlo, dice che mi sconvolgerebbe, e sono felicissima di non averlo fatto, dopo averti letta. Harry Potter è perfetto, anche quando commuove rende felici, io fossi in te leggerei il terzo, una botta di vita con la (ri)scoperta di Sirius, con me funziona sempre!

  2. Meno male che non l’ho letto…di dolore nella vita ne ho già passato troppo…allora preferisco leggere i libri della Kinsella o Fabio Volo (si fa presto a dire così, poi anche io mi tuffo spesso in libri, film e musica tristi…)

  3. L’ho letto anni fa e ho avuto la tua stessa impressione, tanto da non aver più voluto leggere altri libri della stessa autrice.
    E non solo. Neppure libri di altri autori con tema l’India. Fino all’anno scorso, quando mi hanno prestato Cuccette per signora di Mira Nair: l’ho letto tutto d’un fiato e l’ho trovato davvero avvincente e piacevole.
    Non sarà un capolavoro, ma a me è piaciuto davvero tanto.
    Comunque, viva Harry Potter. Li ho letti quasi tutti (me li prestavano gli alunni…) e mi sono piaciuti tantissimo.

  4. Vai di Harry Potter, di S. Kinsella e chi più ne ha più ne metta. Io ho fatto così ultimamente con “Vita” della Mazzucco, ‘na tristezza,’na depressiione…chiuso, messo nell’angolo e oggi riportato in biblioteca…ne ho già abbastanza del mio di dolore, disgrazie e ammenicoli vari….anche Sveva Casati Modignani non è male

  5. @camden: si, ma poi anche io leggo romanzoni anche tragici, però in questo c’è qualcosa di troppo calcolato, per l’effetto, hai presente?

    @cautelosa: per me l’india è molto affascinante. Shantaram di Gregory Roberts è un romanzone coinvolgente, ma anche Giochi Sacri di Vikram Chandra…e anche alcuni libri di viaggio o saggi. Però vai con harry potter, nei momenti difficili 😉

    @ziacris: kinsella ancora non l’ho mai letta…devo proprio decidermi! e sai che anche obi ha messo in un angolo la mazzucco. quando ho visto che la stavi leggendo ho pensato “miiiii”

  6. mi permetto di consigliarti un libro; si chiama Via Gemito ed è di Domenico Starnone. Va letto con calma, assaporato, metabolizzato, è ricco di eventi che si svolgono a salti in tempi diversi, è autobiografico ed è pieno di vita con tutto ciò che la vita abbraccia.
    Se lo inizi ti troverai ad odiare il personaggio principale del libro, lo impaleresti prima della fine del primo capitolo, ma credimi, non mollare, perchè ne vale davvero la pena arrivare fino in fondo. Un libro eccelso a mio parere.
    Oppure puoi provare con “il dolore perfetto” di ugo riccarelli, una saga familiare che passa attraverso le due guerre, dolce, triste, vitale, e anche un pò magico: fa sognare.

  7. “Il dolore perfetto” è uno dei miei libri preferiti, ma non va bene per riprendersi da un libro doloroso, secondo me, ogni volta che trovo il coraggio di rileggerlo passo due giorni con gli occhi che sembrano due pomodori lacrimanti!

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