Sono fatta strana

La malattia è un’occasione per concentrarsi su di sé. In alcuni casi anche troppo. Ma in generale è un pretesto per rallentare i ritmi, guardarsi intorno, capire chi/cosa è importante e chi/cosa non lo è. Aiuta anche a capire che tipo di persona si sia nel profondo. Non c’è niente di meglio delle difficoltà per aprire gli occhi sui propri confini (per non chiamarle necessariamente debolezze).
Epperò confesso che da ieri mi sto stretta. Mi soffoco da sola. Non mi sopporto. Non sopporto il mio essere centrata su di me. E il parlarne. Come peraltro sto facendo anche in questo momento.
Credo anche di aver capito quale sia il meccanismo che ha fatto scattare questo sentimento.
Come dicevo ieri, oggi Lepi mi accompagna in ospedale. E’ una cosa che mi fa piacere e che mi aiuta anche concretamente. Obi non ci sarebbe stato e io avrei altrimenti dovuto prendere un taxi, cosa che odio sinceramente.
Ma aver accettato questo aiuto, concretizza il peso che sento di essere per me stessa, e per gli altri. Lo so che è assolutamente scemo. Ma questo mi aiuta a capire che, per quanto mi lagni e mi lamenti della solitudine, forse quella stessa solitudine è quanto mi dà il senso di riuscire a controllare la devastazione. Avere la sensazione di un minimo di controllo sulla propria vita è centrale durante una lunga convivenza con una malattia, credo.
E allora metto il muso ai miei strani meccanismi, carico l’ipod, aspetto che mi citofoni la mia amichetta. Ma sotto sotto ho capito che sono fatta strana, e che devo imparare ancora tanto. A lasciare andare, per esempio. A mollare la presa. A chiedere aiuto davvero e non solo per fare la scena della derelitta abbandonata.
La verità è che nessuno vuole abbandonarmi, sono io che tendo a salire sulle mie torri.
E’ che da lì si vede meglio lontano.
Ma non ci posso passare tutto il tempo, sennò chi me li porta poi i panini?

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11 thoughts on “Sono fatta strana

  1. Lo sai: è assolutamente scemo pensare di essere un peso.Prendi il mio papà: ovvio è lui che è ammalato, ma lo vedo quanto gli fa bene chiedere aiuto a noi figli e alla mia mamma, soprattutto perchè ci permette di "partecipare" a questa malattia e di sentire meno quell'impotenza che avvertiamo di fronte ai suoi disagi.Certo, ritagliarsi degli spazi di solitudine non fa male: io per prima passo la maggior parte delle mie giornate nella mia stanza, in ufficio, da sola. La mia unica compagna è la musica ma devo dire che essere in compagnia di me stessa è piuttosto piacevole, anche se agli occhi degli altri potrebbe sembrare terribilmente noioso e triste.Fidati di chi sta vivendo l'esperienza di stare accanto ad una persona malata: lasciati aiutare, lasciati accompagnare in ospedale. Non puoi immaginare quanto sia importante per noi esserci.Un abbraccio

  2. carissima, ho passato la mia vita ad essere autonoma, ad avere il controllo su tutto ed ho tentato di fare la stessa cosa per quasi tutto l'iter del mio carcinoma al seno: Ad un certo punto , grazie ad un mio collega psichiatra ,ho capito che per non dare i numeri completamente dovevo chiedere aiuto, ma non ne ero capace perchè avevo paura di sentirmi dire di no. L'aiuto l'ho chiesto: mia sorella non mi ha mai accompagnata o sostenuta, ma amiche, colleghe, ciascuno come poteva, mi hanno aiutata. Ed io passavo il tempo a chiedere scusa per il tempo che sottraevo ai loro spazi, finchè una mia amica mi ha detto. "ma questo è il tuo problema!Lasciati accogliere, abbraciare e stai zitta!" Il miracolo non è avvenuto del tutto ma in realtà un pochino sono riuscita a lasciarmi andare  e a pensare che posso anche ricevere! Ti abbraccio. compagna di strada

  3. Io penso che condividere questi momenti con una persona come te non sia "accollarsi un peso" ma cogliere un'occasione per arricchirsi.Ma capisco anche che la solitudine a volte dà l'impressione del controllo (pensa a quanti animali partoriscono in solitudine). Ma non è obbligatorio "o sempre o mai"!Buona Pasqua in ritardo!

  4. Wide, io sto ancora meditando su quella tua frase: "Chiedere a qualcuno di condividere la tua strada è impossibile". E leggendo le tue parole di oggi, mi viene da dirti che anche chiedere a qualcuno di lasciarti condividere la sua strada è impossibile. Pero' a volte ci si trova, per caso o per amore, sulla stessa strada. E la si condivide, perchè si è li'. Che poi, quando si cammina, non è che si sta sempre mano nella mano o a parlare, spesso si cammina fianco a fianco in silenzio, pero' si sa che l'altro c'è. E se uno si ferma, l'altro lo aspetta, perchè vuole fare la strada con lui. Ciao, laura.ddd

  5. Anche a me pesava all'inizio chiedere aiuto, anche solo per essere riportata a casa dall'ospedale. Poi ho sentito mio fratello lamentarsi che non gli chiedo aiuto a sufficienza. Da lì ho capito che la mia malattia non mi rende un peso, semmai è un peso per chi mi ama il dover delegare tutto il da farsi agli oncologi rimanendo impotenti. Allora ben vengano le richieste di passaggi, la cognata-taxi, il fratello che mi va a prendere il bimbo all'asilo. In fondo chi ci sta vicino sembra essere sollevato dalle nostre richieste di aiuto, li fa sentire più vicini, e per noi un problema in meno. No?

  6. E' vero, dalle torri si vede meglio lontano. Ma qualche volta scendere un pochino e stare in compagnia non fa così male (te lo dice una che è nata solitaria per vocazione).Piano piano impara a non sentirti un peso, non credo proprio che tu lo sia davvero, quanto piuttosto che sia un tuo atteggiamento interiore. Magari nasconde anche la paura di ricevere una grossa delusione dagli altri…così metti prima le mani avanti.Ma a me piaci così, in questo ci assomigliamo!

  7. @alecomeale: hai scritto delle cose che mi hanno dato tantissima forza. grazie, dico davvero. sai anche mia madre non è stata mai a parigi, presto voglio regalarle un viaggio insieme là noi due :)@compagnadistrada: hai riassunto benissimo una esperienza che sento molto vicina. hai ragione. e ti dirò, scoprire che ne ho ancora da imparare, alla fine, fa anche bene.@lanterna: non sono sicura che sia proprio una grande occasione, specie quando  mi trascino rintontita come oggi, ma grazie, hai ragione non c'è un'unica regola valida per tutti i momenti, così come non tutte le persone sanno essere d'aiuto in tutti i momenti e altre neanche le vorremmo…come sta il dentone?@laura: ah. hai detto benissimo. hai detto benissimo.@mamiga: anche tu hai colto un altro aspetto importante, il senso di impotenza di chi ci ama. è vero. hanno bisogno di poter intervenire. è giustissimo@camden: è vero, perché in fondo a tutto poi c'è il modo in cui uno è, la propria attitudine, il proprio carattere, e diciamocelo, la propria esperienza passata. un abbraccio grande!

  8. Da lì, dalla torre, si vede meglio lontano. Ma rischi d'inciampare perché non vedi più quello che hai vicino (oltre al fatto che poi ti perdi i panini…) Insomma, metti un paio di occhiali con lenti bifocali, e lasciati accompagnare dalla tua amichetta tutte le volte che servirà. Baci

  9. Avevo scritto un commento ficherrimoSplinder se l'è mangiatoSplinder è brutto e cattivo(poi torno eh, ora non è cosa, too late)/graz

  10. Ho letto ieri, sono uscita, sono rientrata ancora tante volte, e ponderavo, pensavo, mi fai sempre questo effetto, tutte le volte che scrivi.Sono emozioni nuove che non conosciamo, sono emozioni che lasciano senza fiato perchè in queste emozioni non ci riconosciamo, ma vanno accettate senza vergogna,Sono nuove situazioni difficli da accettare perchè non siamo maistate abituae, non siamo capaci di chiedere aiuto o di guardare dall'alto di una torre, nella quale ci siamo isolate per meglio capire quello che sta succedendo.Ma accetta tutto quello bello o brutto che arriva, tutto serve a migliorare e a star bene in un periodo duro, MOLTO duro.A proposito…facciamo il gioco della torre? Chi vorresti buttare?

  11. @giorgi: eh già, ho proprio intenzione di fare così, del resto è stato veramente confortante averla vicino. non lo immaginavo.@graz: ficherrimo si guadagna comunque un posto d'onore tra i commenti :D@ziacris: o magari dalla torre, con una bella fionda, potremmo giocare a colpire quegli infamoni che vagano tra la folla e la rovinano 😉

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