Una premessa, un fatto lontano, una cosa buona recente

Premessa
Dopo la diagnosi, moltissime persone che mi conoscevano e che erano al corrente della situazione (allora lavoravo ed avevo una vita sociale più ampia) si precipitarono a fare controlli su controlli per essere certi di non incappare nella mia stessa sfiga. La maggior parte non me ne parlava, ma io lo intuivo. C’era invece una percentuale di persone che inspiegabilmente correva da me a dirmi trafelata "Allora, sto bene, eh?! Ho fatto tutti gli esami, e non ho niente, eh?!". Era una cosa che ovviamente mi riempiva di sollievo, ma che allo stesso tempo trovavo strana, più che altro nel modo di venirmelo a comunicare. Ma non aveva importanza, la cosa importante era che stessero bene. Anche mio fratello fece la stessa cosa e io fui soprattutto molto contenta che avesse preso sul serio il rischio e che lui almeno non ne correva. Mia madre invece non capiva che il concetto di familiarità potesse estendersi in qualche modo anche all’inverso e dunque non solo come discendenza da lei a me, insomma che anche lei avrebbe dovuto controllarsi più spesso, perché il mio tumore poteva essere segno di una tendenza famigliare a sviluppare la patologia. Lo stesso dicasi per mia sorella che tra l’altro era sempre stata sotto controllo a tiroide e seno per valori ritenuti appunti “da osservazione”.
Il fatto
Una sera di luglio di due anni fa, dopo aver finito i primi 6 mesi di chemio e dopo i primi controlli che purtroppo non davano buone notizie, mia sorella mi chiamò per dirmi che doveva assolutamente fare una scintigrafia, perché sia al seno che alla tiroide c’era qualcosa che non andava. Era la sera della mia tac, e mentre io tentavo di tirar su Obi e mia cognata con una cena finto spensierata in giardino, lei mi chiese se potevo aiutarla a trovare un posto dove fare la scintigrafia. Ovviamente entrai nel panico più totale. Ci mancava anche mia sorella. Provai a spiegare ad Obi il mio sconcerto e la mia paura, ma lui e mia cognata erano piuttosto raggelati nel vedere che mia sorella si rivolgeva a me, fra tutti, per avere un consiglio. Per inciso, mia sorella ha 9 anni più di me, ma io pensavo che fosse la cosa più normale che chiedesse proprio a me. Ero tristemente orgogliosa di poterle dare una mano.
Dopo i primi controlli alla tiroide, dove per  fortuna non risultava niente di preoccupante, toccava a quelli al seno. Io non ero a Roma e la chiamai, sarei tornata nel giro di due giorni per la mia mastectomia, o così credevo, prima che i medici decidessero che la mia situazione era troppo precaria per rischiare l’operazione. Ma al momento della telefonata non lo sapevo.
Questa fu la nostra conversazione.
“Sei più tranquilla adesso?" e lei, testuale: "Mah, sai, mi spaventa molto di più il controllo al seno mercoledì. Perché la tiroide, sai, si toglie"
E io ridendo amaramente: "beh, anche il seno".
E lei "No, ma sai, mi spiegava Cinzia (sua cognata, medico di base) che ci sono tumori che si possono diffondere e altri che no, e il seno è tra quelli che si possono diffondere"
Non credevo alle mie orecchie. Non ci credevo al punto che risposi: "beh, si, è la differenza tra maligno e benigno in sostanza…"
Dopo qualche altra chiacchera, attaccai il telefono e rimasi un po’ in silenzio. Dopo qualche minuto sentii montarmi dentro una rabbia inaudita. Com’era mai possibile che mia sorella si rivolgesse così a me. Cosa pensasse che stessi facendo secondo lei io, giocando a briscola? un torneo di bocce? solo perché avevo fatto già sei mesi di chemio senza il cazzo di aiuto di nessuno tranne le nostre mamme, e senza vomitare ogni giorno (ma con la diarrea continua, la spossatezza, la bocca infiammata, le febbri altissime…) e continuando a lavorare fottutamente ogni giorno, solo per questo allora forse mi meritavo di sentirmi dire quello che mi aveva appena detto? come se fossi una commessa al supermercato di cui si parla del più e del meno? come se quello che stavo passando non contasse? come se, anche andando incontro alla morte, comunque gli altri ne sapessero più di me?
Nei giorni seguenti, poi, nonostante quella telefonata mi avesse veramente sconvolto, mi offrii di accompagnarla agli esami al seno che doveva fare, ma lei preferì andare da sola. Il giorno della sua ecografia, la chiamai ripetutamente, e quando alla fine mi rispose, mi disse, come se avesse scordato il motivo della mia preoccupazione: “Ah, ma sai, alla fine non l’ho fatto il controllo” e io allibita, “Ma come?????”
“Ma si, mentre aspettavo, ho incontrato un medico che mi ha detto che non ce n’era bisogno, che potevo tornare tra sei mesi, e poi a me non mi piace frequentare gli ospedali, lo sai”.
A quel punto decisi che se lei non si sentiva responsabile verso i suoi due figli, allora non potevo farlo io. Se lei riteneva che nella sua situazione, poteva saltare un controllo, non erano problemi miei. Se lei che è adulta, e in teoria più di me, non sapeva quanto torto stava facendo a me, alla mia esperienza e alla mia vita, nonché a se stessa, io non potevo e soprattutto, non volevo, intervenire.
Questo episodio e quella telefonata sono tra i pensieri neri che si ripresentano puntuali ogni pomeriggio post chemio, a distanza di due anni. Qualcosa che pagherei per scordare e che invece continua a ferirmi. Anche se so che mia sorella, a modo suo, mi vuole bene e se potesse, farebbe qualunque cosa per evitarmi quello che sto passando.
Una cosa buona
Ad ogni modo, oggi per un attimo mi sono ripetuta queste stessa filosofia di “non intervento” applicandola ad un’altra situazione. Ma non ce l’ho fatta, mi sono mandata a quel paese e l’ho negata. Ed è successa una cosa piccola che mi ha fatto piacere, che mi ha fatto bene. Uno scambio prezioso che non descrivo perché coinvolge qualcun altro e non mi va di renderlo pubblico. Ma insomma, mi ha proprio messo un sorriso buono nel cuore e ne sono uscita sollevata e contenta.
Mi ha anche fatto capire che tanti più scambi così buoni e positivi riuscirò ad avere, tanto più, piano piano, quel ricordo nero che mi ha causato mia sorella, prima o poi sparirà dai miei cupi pomeriggi post chemio. E anche in questo caso, la scrittura, questo posto, la non chiusura, sono assolutamente fondamentali, sempre sicuramente, ma tanto più in una situazione come la mia.

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17 thoughts on “Una premessa, un fatto lontano, una cosa buona recente

  1. Qualche giorno prima di accorgermi di avere un tumore al seno ho discusso con mia sorella al telefono. Lei ha otto anni meno di me e una vita che non le piace. E se provi a darle qualche motivazione o qualche aiuto, lei  di solito risponde che io non posso capire. E se le dico che ha un figlio meraviglioso e che la invidio molto per questo, lei risponde che tutte sanno fare i figli, non c'e' niente di speciale in questo. Dimenticando che io non ne ho potuti avere. E cosi' via. Di solito sono molto paziente, perche' lei è la mia sorella piccola e mi sento responsabile (Di che? Boh!) Ma quel giorno sono sbottata. Simona, le ho urlato, ma nella vita ci sono un sacco di cose brutte che possono capitare. Una mattina ti puoi svegliare e ritrovarti ad abitare una vita che davvero non puoi evitare. Ti può accadere di stare male, di avere una malattia, di dover lottare per curarti. Quelle sono situazioni difficili.Qualche giorno dopo è accaduto a me. Mi sono ritrovata in una vita che non posso evitare. Ho pensato spesso a quelle mie parole, a quel senso di urgenza che provavo nel dirle, a quella rabbia che cresceva nel mio animo, quasi inspiegabilmente. E ci ho pensato tante e tante volte. Lei, mia sorella, credo mai. Non mi ha detto mai niente. Neanche quando mi è venuta a trovare in ospedale e le ho chiesto: Come stai? Mi ha risposto: "Lo sai no? La solita vita". Sì, la solita vita. Cara Widepack, come vedi le sorelle sono così! Rosita

  2. Io mi lamento sempre del ramo paterno della mia famiglia, ma da oggi tutte le volte che avrò voglia di farlo penserò a questo tuo post e mi morderò la lingua! Scherzi a parte, sono proprio contenta del tuo scambio prezioso!

  3. Questo tuo ultimo, è tra tutti i tuoi post quello che mi ha rattristato maggiormente.Hai dentro di te un mondo, una visione delle cose bellissima.Nessuna di voi meriterebbe tutto questo, ma che caspita dico, meritare??Non c'è nessuna meritrocazia nell'avere il cancro, nella maniera più assoluta, capita è un destino, può capitare a chiunque, ok su questo non ci piove, si affronta e si spera.Ma le persone che si conoscono , parenti compresi fanno più danno a volte della malattia stessa.Mi dispiace tanto, e pensare che è anche più grande di te,ma sai non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.Quando sei in post chemio, sforzati di pensare a Lotte, a cosa ti direbbe e ai vari bellissimi momenti trascorsi insieme, alle vostre chiacchierate, alle vostre risate e pensa a un regalo significativo solo vostro da portarle, prepara le idee, raggruppale, ce n'è di lavoro da fare.Tua sorella, rimane tua sorella, mica potevi sciegliertela, ma per il momento lasciala perdere, solo lo stretto necessario, il tuo bene nei suoi confronti non cambia e la certezza che lei te ne voglia è appurata in tante cose che tu sai, ma adesso stai con lo scambio prezioso di una cosa buona, funziona di più mia cara piccola Annette.Uno strepitosolunghissimoabbraccioneFourpi

  4. tu sei un angelo (non in senso religioso, in senso concreto!), tu fai del bene ogni giorno attorno a te, per una sorella che non ti ha ascoltato, tante stanno ben attente a cogliere tue parole.E io sto seguendo il tuo consiglio, dal medico ci sono andata proprio ieri.E sto cercando la lista d'attesa piu' corta  per fare il resto.Un bacio grande.

  5. @rosita:eh già, ma questo non mi ferma dal cercare di capire come sia possibile. e poi, sai, ricordo che ebbi una discussione simile come la tua con mia madre, le dissi, "mamma cerca di essere felice adesso, stiamo tutti bene, hai dei nipoti fantastici, i figli più o meno sistemati, mentre tra poco, statisticamente, vedrai che toccherà qualcosa di brutto e allora sì sarà dura". Poco dopo è uscita fuori la mia diagnosi, e non abbiamo mai fatto riferimento a quella conversazione, ma so che entrambe ogni tanto la pensiamo.grazie della tua visita e di aver condiviso con me questa tua storia.@tinkie: beh, temo che ogni famiglia che si rispetti abbia i suoi bravi "mostri" 😉 (io probabilmente sono il mio della mia!!!)@fourpi: non ti intristire, dai, sennò mi sento in colpa. ma avevo bisogno di mettere per iscritto questo aneddoto, forse anche per liberarmene. e voi che siete i miei sostenitori vi beccate pure le mie brutture, mi dispiace!un abbraccione

  6. @mammaoggilavora: ah grazie mille di questo messaggio!!!! mi hai sollevato ancora di più, continuavo a tornare da te per capire se avevi dato seguito, meno male, brava!grazie davveroun abbraccio enorme e dita incrociate

  7. Siamo concentrati sui nostri ombelichi al punto tale che non riusciamo a mettere le cose in prospettiva. Ricordo quando mia madre, apprendendo che una mia carissima amica dopo anni di patimenti era morta, ebbe il coraggio di dirmi che 'almeno lei la vita se l'è goduta' e tutto per sottolineare la sua condizione miserevole che, al confronto, miserevole non era per niente.Quanto l'ho detestata per quella frase e per quel modo di dirla!!Io ho sempre una paura fottuta di muovermi come un elefante nel famoso negozio di cristalli. E sono certa che più me ne preoccupo più riesco a fare danno.Non so se tua sorella sia il tipo de coccio o se forse l'ansia ed il compatimento (=patire con) abbiano magari preso il sopravvento. Alle volte l'incapacità  a gestire l'ansia è ciò che ti fa nascondere dietro ad un muro di idiozia e di insensibilità.Mi dispiace ti abbia ferita, mi dispiace che tu abbia dovuto chiamarti fuori dalle sue idiozie. Sono contenta che lo scambio di oggi abbia versato un pò di balsamo su quella ferita./graz

  8. Anche mia madre ha una sorella maggiore di 9 anni, che si comporta come se avesse assolto tutti i suoi compiti ed esaurito tutta la sua intelligenza quando mia mamma si è sposata.Oggi mia mamma lavora, mi aiuta a tappare i buchi con i bambini quando può, si occupa di mio nonno (autosufficiente, ma pur sempre uomo rompiballe di 80 anni) completamente da sola, per non contare casa da pulire, mio padre a dieta e la gatta.Mia zia è in pensione, suo marito è in pensione, il suo unico figlio è single e vive in Islanda, non ha bestie, eppure è sempre a lamentarsi di qualcosa con mia mamma. Che l'ascolta tipicamente con la cornetta incastrata tra mento e spalla, facendo qualcos'altro in cucina o al lavoro.

  9. @/graz: si ho ben presente l'aneddoto che racconti, perché mia suocera spesso ripete una cosa simile a proposito di una amica…mah, forse la ragione sta proprio nel non saper gestire la propria paura e la propria ansia. e di questo abbiamo già detto, in ogni caso, sì, da oggi è un ricordo meno nero@sloggata: grazie a te, ripeto, vedi che mi aiuti a liberarmi di un fardelletto che mi portavo dietro da troppo tempo…@lanterna: mia madre uguale con sua zia, lasciamo perdere. e ti dirò, ammesso che ci arrivo, il pattern sarà uguale tra me/mia sorella per prenderci cura di mia madre quando ne avrà bisogno, lo vedo già ora dall'ingratitudine di mia sorella a cui mia madre però ha cresciuto due figli (ma ora, appunto, sono cresciuti…)@fourpi: SONO STATA PROMOSSA!!!!!!!!!!!!!!!!! domani ultima chemio di questi 3 mesi e poi i controlli: YUPPIDU'!!!!

  10. Come sai anche nella mia famiglia c'è questo problema di familiarità all'inverso, come la definisci tu, e c'è chi fa qualcosa per prevenirlo e chi lo ignora, ferendomi molto, con frasi tipo "Se mi viene qualcosa lasciatemi morire", che perdono solo perchè la persona in questione è un po' rinco, detta come va detta. Poi ci sono le amiche che non si controllano, quelle che lo fanno e ti comunicano i buoni esiti, qualche persona che generosamente sostiene di avere fatto la mammografia "per me", e via così. Io cerco di farci pochissimo caso, ma a volte sbrocco. Di sorelle non ne ho, però ho due cugine che in questo ambito sono state bravissime, mi hanno assicurato di aver subito impostato il loro programma di prevenzione e mi chiamano periodicamente per sapere come va (e leggono anche il blog). Non conoscendo tua sorella mi è difficile esprimermi sul suo comportamento, che vedo comunque molto strano, al limite della provocazione. Mi spiace soprattutto che tu ci stia male, ma in queste cose credo che la soluzione migliore, se il dialogo è impossibile, sia fare i superiori e fregarsene. A riuscirci, eh.

  11. Sono un po' tarda, ma arrivo anche io. Ce ne sono a bizzeffe di esempi, io in casa mi trovo la cognata scema che, se io ho A lei A+B, ma ormai non ci faccio più caso.tornando a te:  con la sorella, è una brutta cosa, ci si appoggia alla famiglia fatta di madri e sorelle per cercare comprensione e coraggio e, quando non lo trovi, ti cade il mondo addosso, si rompe un giocattolo che pensavi fosse perfetto e, una volta rotto, difficilmente si riaggiusta, tutte le volte ci saranno sempre quelle parole in sottofondo.Nella mia famiglia, fatta di mia madre e mia sorella, si adotta una strana tattica, dopo che è successo a me si fa prevenzione a spron battuto, loro non mi dicono niente, quando fanno eco o mammo, io non chiedo nulla ,poi una volta ogni tanto, con fare indifferente, pongo la domanda "Hai fatto mammo?", e tutto funziona a meraviglia, tutto gira al suo posto.

  12. wide: vorrei commentare questo post ma non ci riesco, un giorno in cui ci vedremo e sarò in vena di confidenze (anche se qualcosa ti ho già raccontato), ti spiegherò perché.Ma il groppo in gola rimane e non sai QUANTO io ti possa capire, davvero…

  13. @juliaset: beh, diciamo che mia sorella me ne ha fatte altre 500 di schifezze, ma a quello sono riuscita ad essere superiore e anche sinceramente a superarle. questa no, evidentemente ha toccato delle corde di indignazione troppo profonda. però piano piano passerà anche questa…@ziacris: mah, nel mio caso il giocattolo si è rotto da sempre, non ho mai fatto molto affidamento sui miei, ma di mio – benché la più piccola, e di molto – sono sempre stata la più affidabile e disponibile. questo lo dico senza modestia perché semplicemente è così ed è vero. per cui non è che mi aspettassi chissà che. certo non mi aspettavo di venire offesa in questo modo…ma come dicevamo, tutto passa e passerà anche questa. ripeto, mia sorella mi vuole sicuramente bene, non so cosa le abbia detto il cervello in quell'occasione, davvero@camden: ho pensato anche a te prima di scrivere questo post. ho pensato che come la mia di esperienza ce n'era sicuramente un'altra, e allora forse molte altre (e infatti, lo dimostrano i commenti) per cui valeva la pena scriverla, condividerla, e speriamo, liberarsene un po'.un abbraccio grande

  14. Cara widepeak,  è vero il pensiero torna e ritorna sulle nostre ferite, che restano lì, sempre doloranti. .Difficile che si rimarginino ( io poi sono una che fa molta fatica a perdonare…, anche a me stessa). E dunque, dobbiamo farci i conti per sempre, magari dopo un po' fanno meno male, ma ci sono. Hai fatto bene a scriverne, paragonandole a qualcosa di bello. Adesso però devi metterle in sordina, allontanando il pensiero che potrebbe diventare un po' parassita e tornarci e ritornarci sopra…Meglio dedicarsi ai trenta nanetti e lasciare che il rammarico non sovrasti la  forza e la  vitalità. ( e tu ne hai, di entrambe, da vendere e da regalare a noi, tuoi amici di web). Un abbraccio. Renza 

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