Radioterapia

In quattro anni e mezzo ho fatto veramente ogni tipo di chemioterapia sul mercato per la mia malattia. Nominatemi un farmaco, che sicuramente me lo sono sciroppato per almeno 6 mesi…
Ma non mi sono limitata alle chemioterapie, no.
A suo tempo, benché non ne abbia mai parlato, ho fatto anche le mie brave 30 sedute di radioterapia come tutti quelli che si rispettano. Non ne ho mai scritto qua perché, benché la radio alla mammella sia una pratica non troppo invasiva, una robetta che dura un quarto d’ora al giorno e giusto giusto ti ustiona gli  ultimi giorni, ma poi altre due settimane e passa, ebbene per me la radio è stata una vera rottura di palle. Dovermi recare ogni singolo giorno per più di un mese in ospedale, alla stessa ora, con gli stessi vecchi pazienti biliosi, con lo stesso tecnico vagamente laido, sempre da sola, senza che a nessuno (tranne il povero disgraziato Obi, ovviamente, ma anche lui giusto 3/4 volte) sia mai venuto in mente di dirmi “to’ oggi ti accompagno, vengo anche io!”. Io l’ho odiata la radioterapia. Ha coinciso con uno dei momenti di minore motivazione e di maggiore frustrazione nel mio percorso di cura e ancora oggi ci ripenso con un vago senso di disagio, disgusto e vulnerabilità.
Tuttavia, visto che ho la fortuna di navigare in corsi e ricorsi farmacologici e terapeutici (finché non stendiamo le zampette, ce n’è di cose da fare, e spesso, da rifare), come sapete, ho dovuto riaffrontare la radioterapia nelle scorse settimane. Stavolta al mio bel cervelletto. Perché il radiologo ha detto proprio così, che ho un bel cervello, tiè (fracico, aggiungo io, ma almeno bello).
Nel frattempo – nello stesso ospedale di allora – sono cambiate molte cose e l’esperienza rispetto a 3 anni fa è stata completamente diversa, positiva, rapida, indolore, con personale diverso, preparato, attento, sorridente. C’erano sempre un sacco di vecchiacci, ma erano più queruli che maligni e in ogni caso me la sono sbrigata in tre sedute, per cui non ho sofferto affatto.
Dopo l’ultima seduta, ho solo chiesto se potevo fare una foto alla maschera che è un calco del mio viso, un oggetto piuttosto inquietante, ma che mi faceva un certo effetto mollare là da sola, una volta finita la radio. Che ci faranno, la butteranno la mia faccia bucherellata? L’infermiera mi ha guardato perplessa, e un po’ disgustata, dicendo “se fossi io, me lo vorrei solo scordare”. Ma io ho sfoderato un bel sorriso, gonfio di cortisone. Perché visto che sono io invece non me lo posso scordare per niente. Anche volendo. Ma almeno, anche questa è fatta. E speriamo che abbia funzionato.

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42 thoughts on “Radioterapia

  1. L’idea di andare ogni giorno in ospedale è tremenda, svegliarsi ogni mattina con quella certezza lì.
    Se capitasse a me anche io non avrei proprio nessuno ad accompagnarmi, a parte Brontolo.
    Se lo chiedessi probabilmente si, ma così, da soli, non verrebbe in mente a nessuno.
    La maschera mi ricorda quella di hannibal Lecter 🙂
    Questa è fatta, fuori uno. E speriamo che abbia funzionato, Wide. Vedrai che ha funzionato.

  2. Anche io ho vinto questa bella maschera per 20 giorni una tortura………………in bocca al lupo affronti tutto con lo spirito giusto, io alla mia ho lasciato il rossetto perchè io durante il mio percorso di cure mi truccavo ad ogni seduta di chemio o radio come non ho mai fatto!!!!!

  3. Cara Wide, grazie per il tuo “contributo” sulla radioterapia, come al solito arguto e ironico.
    Io invece non ho affatto un bel (si fa per dire) ricordo della radio. Con le chemio sono stata male, molto male, in trance per giorni, a rotolarmi nel letto quando ero sola e a farmi forza di stare almeno sul divano quando c’erano i bambini in casa. In qualche modo però gli effetti poi sono passati. Quelli evidenti ed immediati, almeno.
    Con la radio invece no. Intanto anch’io sono sempre andata da sola. Il marito è venuto una volta, “per sbaglio” visto che eravamo in auto di ritorno da non so più dove.
    Le ustioni sono state un inferno, non riuscivo a muovermi, la pelle era talmente messa male che non riuscivo a mettermi nessuna crema, nemmeno quelle spray. La pelle è rimasta melmosa (non trovo altra definizione) per settimane. Poi le croste doloranti. Una vera schifezza, a ripensarci…
    Ho dei segni sul collo ancora adesso, e non passeranno, e sono veramente brutti a vedersi, e anche un po’ doloranti. Quelli sotto l’ascella….vabbe’, almeno non si vedono.
    Ma l’effetto più devastante la radio l’ha avuto sulla mia povera pelle e sulla ancora più sfortunata protesi sotto. Ristretta, rimpicciolita, schiacciata, spostata di sede. Protesi che ovviamente adesso mi fa male e mi dà fastidio.
    E vabbe’, segniamoci anche questa esperienza.
    Un abbraccio

  4. Ho temuto per attimo a far scorrere l’immagine…non che mi faccia paura una maschera, solo l’abbinarla alla terapia! Mio figlio ha fatto scherma e concordo con “piccolavale”, anche se so che non ami troppo il termine combattente….Così io uso “vincitrice”, come ne uscirai Tu….Sempre un passo alla volta, ma con determinazione. Un affettuoso abbraccio

  5. Anche a me ha fatto venire in mente la scherma e per un attimo volevo fare la “battuta”, ma niente non c’è battuta che tenga e a tutti i costi non sempre si può essere dei giullari.
    Mi ha rattristato molto quello che hai spiegato circa la solitudine che (e non è la prima volta) ti porti addosso eccezione fatta chiaramente per Obi e le tue bellissime Nane.
    Mi dispiace che non ci sia nessuno che ti accompagni, che ti tenga compagnia, e che poi in un bel bar prenda un buon tea insieme a te.
    Fourpi

  6. Cara Wide, quanto vorrei essere tua amica, quanto vorrei accompagnarti in ospedale…. Conosco molto bene la sensazione di profonda solitudine, ma avere un compagno come il tuo non e’ cosa da poco, pensa, il mio ex- marito e’ riuscito a non essere presente neanche il giorno in cui e’ nato nostro figlio, triste prologo a venti anni di assenza.
    Ti abbraccio forte, sei una grande splendida persona

  7. Davvero non capisco come si faccia a non accompagnarti. Non sei certo uno di quelle dal muso lungo, anzi, trovi sempre il modo di sorridere e far sorridere. Capisco che la malattia spaventi ma non c’è cosa più bella della vicinanza dei propri cari (ovvio, non mi riferisco ad Obi che ha tutta la mia stima) durante le cure. Pensa, quando il Papy ha fatto il trapianto di cellule staminali a Modena, tutta la nostra famiglia s’è trasferita lì (dalla Puglia!).
    Lasciati abbracciare.

  8. Anche questa è fatta, cara Wide e incrocio le dita perchè abbia fatto tutto quello che doveva fare..
    se ripenso alla mia radioterapia, la parte meno piacevole riguarda proprio il personale sanitario: poco attento, poco sorridente, poche parole, mi sentivo un’aliena. Meno male che stavolta a te le cose sono andate diversamente! Ti abbraccio

  9. Il fatto che questa volta tu abbia dovuto fare poche sedute, fa ben sperare che le bestiacce si possano domare facilmente…zac, zac, zac tre sciabolate e via! (per restare in termini schermistici 😉 ). Noi comunque siamo sempre i tuoi accompagnatori virtuali..
    Un abbraccio
    Patrizia VR

  10. sai che io gli stessi ricordi della radio? locali nel sottosuolo, angusti, bui, con personale impersonale, gente sempre e solo lamentosa, io che cercavo di tirare sù il capino e loro che me lo spingevano sotto tutte le volte…due belle balle!

  11. Mi ricordo quelle maschere posate su un ripiano, le guardavo tutti i giorni mentre facevo la radio e anche a me facevano pensare di stare in una palestra di scherma invece che dentro l’accelleratore. È vero che le bruciature finali non me le aspettavo e sono state molto dolorose per almeno tre settimane, con vere piaghe, ma confronto alla chemio decisamente preferisco la radio. Devo dire che dove l’ho fatta io erano molto carini e preparati, c’era sempre la musica e con gli appuntamenti erano precisi, con tanto di parcheggio riservato ai pazienti davanti l’ingresso del reparto. Tanto che dopo ogni seduta sono riuscita ad andare in ufficio arrivando quasi in orario. Forse è per questo che non mi ha pesato andarci da sola, in realtà mi sono sentita finalmente di nuovo indipendente… però il segno l’ha lasciato: protesi indurita e un po’ rattrappita, collo gonfio e prurito sulle parti colpite. Sono passati tre mesi, spero che con il tempo la situazione migliori.
    La mia dottoressa mi ha consigliato di prendere l’arnica una settimana al mese come antinfiammatorio e mi sembra che funzioni.
    Cara wide, ogni tanto mi piacerebbe fare sega in ufficio e accompagnarti dove vuoi, magari porto la lana e poi devo ancora vedere le foto, chiamami presto!
    Un abbraccio
    Gio.co

  12. Vero, sembra proprio una maschera da scherma! La mia radioterapia classica (fatta la prima volta, dopo la quadrentectomia e la chemio) io invece me la ricordo come una passeggiata, talmente facile che avevo deciso di riprendere il lavoro, anche se certo andare ogni giorno lì era una pizza, ma durava poco.
    Certo, la radio che hai fatto ora è un’altra cosa, deve aver dissolto quel che c’era da dissolvere, per far tornare il tuo bel cervelletto integro.
    E anche questa è fatta. Bacio

  13. E ha ragione, hai un cervello bellissimo, ne abbiamo le prove! 🙂
    felice che anche questa sia andata… caspita la maschera fa la sua impressione.
    Un abbraccio e un baciotto ancora più empatico (domani è l’ultima seduta di radioterapia anche per il mio babbo)

  14. A chi può servire: verso la fine della radio nessuna crema è servita come la Biafin, La consiglio.
    Hey Wide, questo blog è proprio uno scambio di informazioni eh???? Ciao donna!

  15. “finché non stendiamo le zampette, ce n’è di cose da fare, e spesso, da rifare”.. Questa è la frase che ho letto con più piacere…
    Un inno alla tua maschera e a tutto quello che si può e potrà fare.
    Perchè, come dicono in tanti… hai proprio un bel cervelletto. 🙂
    E un cuore, dico io!
    Un abbraccio, ora scritto, ma tante volte pensato.

  16. Quella foto è orrenda, in sé, ma è un simbolo, un segno deciso e preciso nella tua vita. Mi pare una gabbia, a guardarla così, ma dentro tu non ci sei. Ti sei già liberata, sei fuori (mi sa in tutti i sensi :P) e riparti da qui con nuova forza per andare avanti.
    Sono pochi quelli che sanno riemergere. Tu, invece, balzi fuori e raggiungi il vertice. Brava ❤
    Un abbraccio,
    Fed

  17. Ho pensato anch’io a una maschera da scherma, troppi anni di visione di Lady Oscar, probabilmente 😀 Che però è bella, coraggiosa e tira di spada senza nessuna maschera, in realtà. Ora che ci penso, mi ricorda qualcuno 🙂
    E volevo anche dirti che ti penso tanto, che spero di avere imparato qualcosa dal libro che avevi consigliato, che non ho le parole giuste quasi mai, forse, ma ho un posto caldo per te nel mio cuore, sempre.

  18. Non ho fatto radio, perché il mio intervento è stato radicale, zac zac, via la tetta via i linfonodi, e vai di chemio. Però capisco la tua idea di fare la foto alla maschera, intanto per usare come si deve il gioiellino con la mela morsa, poi per avere il calco del tuo viso, bellino ma preferisco l’originale. Ora ti mando uno stritolo forte e anche un bacino,

  19. Ognuno reagisce ai ricordi brutti come può, io cancello tutto dalla mente, salvo poi ritrovarmi a gestire flashback in momenti inopportuni. Credo che sia più sano comportarsi come te, documentare, in un certo senso archiviare il tutto.
    Un abbraccio fortissimo

  20. Sono contenta che almeno questo tua nuova esperienza con la radio sia stata maggiormente positiva della precedente.
    Ora vedrai che la maschera rimarrà giù definitivamente e tutto quello che voglio vedere appena possibile è il tuo sorriso.
    Un abbraccio grande (ma enorme!)

  21. Concordo pienamente con numerosi post che mi hanno preceduto: è la maschera di una guerriera fiera e indomita!!!!!!! E’ stato un passaggio duro, ma assolutamente indispensabile per ripulire il tuo cervelletto brillante da quella spazzatura. Anche per me la radioterapia non è stata molto più che un fastidio….la seccatura era doversi sciroppare ogni mattina 20 minuti di autostrada fino all’ospedale di Lucca per arrivare puntuali all’appuntamento e dover applicare la crema cortisonica anti scottature….ma psicologicamente non è stata una passeggiata perchè, lo ricordo bene, in quel reparto poco allegro mi sono sentita spesso veramente abbattuta…faccia a faccia con quell’ospite indesiderato con cui ero costretta a fare i conti…….a distanza di anni però ti confesso che l’unica traccia di tutta quella Chernobyl che mi hanno sparato addosso è un decolletè che, sopratutto a sinistra, appare decisamente più invecchiato della mia età………beh……sopportabile direi………
    Ti abbraccio forte splendida ragazza …..bacia per me le tue supernane
    La dottoressaGiò

  22. La solitudine fisica è proprio una brutta bestia, ma forse è meglio di chi si sente “in obbligo” di accompagnarti e ti attacca un pippone peggio dei vecchi in sala d’aspetto ; )
    Sto imparando tanto sulla solitudine, ma conviverci serenamente è ancora “non praticabile”!!

    O_o certo che senso di oppressione la maschera!

    Tanti pensieri positivi :))

  23. Brutta è brutta, eh! Ma sai, visto il periodo ormai carnevalesco, io riesco a immaginarmela dipinta di tanti colori… perché sono sicura che anche lei ha fatto la sua buona parte 😉

  24. @tuttissimi: mi piace l’idea della maschera come protezione per la scherma, mi fa un tantino leggiadra, che dovreste vedermi come mi ha ridotto invece il cortisone, che praticamente già all’ultima seduta di radio non c’entrava più il faccione tra i bucherelli… lasciamo perdere va.
    a onor del vero, 3 anni fa non mi accompagnò nessuno, ma erano veramente altri tempi, tempi in cui io stessa ero all’inizio del percorso di cura, in un momento di grande difficoltà, in primo luogo mio. gli altri ormai pensavano che avessi fatto e finito, i capelli erano ricresciuti e la radio, si sa (ma appunto, in verità non si sa, perché non è così, come si legge anche dai vostri molti racconti) non è la chemio. insomma, le persone non capivano, ma io non sapevo spiegarmi. in questa seconda esperienza di radio, invece c’era la fila di persone che sarebbero venute con me, ma c’è stato sempre Obi. per cui non sono sola soletta, eh? e anzi, a volte lo preferisco, per godermi musica e letture in santa pace :DDD

  25. Mi piace troppo come scrivi cara Wide, e credimi io sono una grande lettrice…
    Non so come dirtelo o come farti arrivare la fortuna che ti meriti.
    Ciao! Beatrice

  26. Io ti ringrazio. E basta. Casualmente ho letto un po’ del tuo viaggio…e sento che hai occhi belli e cuore forte. Buon cammino..Spero sia a tratti molto assolato (ne sono certa).
    Anto

  27. Ho riletto il post e mi scuso del mio post precedente.
    Avevo inteso male, per fortuna, la solitudine era riferita alla “vecchia radioterapia” fatta tempo fa e non a quella attuale.
    Un abbraccione
    Fourpi

  28. La maschera ti ha protetta, ha finito il suo lavoro ed é rimasta lí, alle tue spalle. Tu vai avanti e lasci andare quel che non ti serve. TUTTO quel che non ti serve … (vedrai che la radio avrá fatto il suo dovere). Ti abbraccio tanto

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