Perdono

La settimana scorsa ho letto questo articolo che mi ha molto colpito. Le parole di risposta di Primo Levi a Wiesenthal sul perdono sono tra le più lucide, vere e inedite che abbia mai letto.
Mi faceva piacere condividere qui, perché io il cancro me lo porto addosso, ma i fascisti di ogni ordine e grado, in questo paese disgraziato, ancora girano, impuniti, a diffondere il loro di cancro.
Ed è imperdonabile.

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22 thoughts on “Perdono

  1. La penso esattamente come te.
    Aggiungo che per me, è imperdonabile perdonare.
    Il perdono racchiude in sè (sempre secondo me) anche una dose di comprensione analitica sull’atteggiamento e sul comportamento, che in questo caso è completamente assente nella mia testa. Dimenticare mai, ricordare sempre.
    Grazie Annette. Ti voglio bene
    Fourpi

  2. Non lo so, è un tema delicato e complicato.
    Io penso che il perdono vero uno lo possa chiedere e ricevere solo da Dio, noi possiamo al massimo cercare di alleviare un peso della coscienza di qualcun’altro, e capisco benissimo che chi ha ricevuto sofferenza non riesca a perdonare, e non c’è nulla di male in questo, non ci si può sentire in colpa per questo.
    Io stessa non faccio fatica a perdonare persone che mi hanno fatto molto meno male di quello che descrive Levi.
    In generale però quando penso al male, declinato in tutti i sensi, io mi sento molto “dostoevskiana”: penso che chiunque di noi può trovarsi, in un certo momento della sua vita, nelle condizioni di poter delinquere e sentirsi giustificato o addirittura legittimato a farlo (per fame, per convizione di ideali sbagliati, per ignoranza, potrei continuare all’infinito), ed avere comunque la consapevolezza di potersi redimere ed essere perdonati, dopo, è una grande consolazione, e forse un grande dono di Dio.
    In ogni caso credo che i totalitarismi, di destra e di sinistra, siano stati il male maggiore del secolo passato e purtroppo continuano ad esserlo ancora oggi.
    Scusami se sono stata prolissa, e chissà se si è capito qualcosa!
    un abbraccio sincero

  3. Le coscienze dormono, sono i coma. Ho 56 aa, ricordo che liceale, 1974, firmai per la messa fuori legge dell’ msi. Inutile, poche le firme, ma c’era fermeto, pensiero, critica. Ora sembra tutto asfaltato. Il perdono o no, il fatto è vigilare che non si ripeta perchè ” questo è stato”.

  4. Non voglio e non posso semplificare un tema complessissimo. Ma secondo me il perdono è un atto estremamente intimo, che riguarda solo ed esclusivamente chi (eventualmente) perdona. Non implica una giustificazione di ciò che è successo. E non può né deve essere giudicato, strumentalizzato, esaltato o condannato. Chi ha subito un torto, grave o gravissimo, deve avere a parere mio almeno il diritto (non il dovere!) di perdonare, se è ciò che desidera dal profondo e se può dargli pace (a chi ha subito il torto, non a chi lo ha compiuto). Altrimenti è una violenza aggiunta alla violenza.

  5. Cara Wide, hai cosi ragione , è imperdonabile ed soprattutto incomprensibile che ci siano ancora in giro…ma non prendertela con “questo paese disgraziato”…il cancro non riguarda l’Italia, riguarda tutta l’Europa…tutto il mondo… è l’umanità che non riesce ad eliminare la sua parte di cancro… quanto a quelli che hanno “fatto” allora, io credo che bisogna sempre cercare di comprendere, che è la via per un possibile perdono. Ti invito a leggere Le benevole di Jonathan Littell, è un libro molto pesante, angosciante (eppure io l’ho letto quando stavo male ed ero in terapia e nonostante avessi bisogno di leggerezza, forse ero nello stato mentale giusto per digerirlo)…oltre ad essere un mattone di 600 pagine…ma per me è stato uno dei libri della vita…un pugno nello stomaco, un dubbio di cui l’idea non mi ha mai abbandonato da allora: avevo sempre pensato anch’io che era imperdonabile ed incomprensibile quello che è stato fatto… la mia famiglia viveva lì, a Strasburgo, a due passi del campo dello Struthof. Mia mamma era stata mandata in Arbeitdienst dopo l’Abitur (la maturità) perchè mio nonno, funzionario pubblico, aveva rifiutato il tesseramento al Nazional Partei…l’altra branche della famiglia (quella paterna) aveva sicuramente avuto simpatie (mi auguro solo iniziali…ma…) per il Nazional socialismo…del resto allora, avevano seguito tanti, una maggioranza schiacciante, e non erano poi tutte brutte persone, anzi… Ho sempre chiesto loro: ma come è possibile che non abbiate saputo…com’è possibile che non vi siate ribellati subito…ho sempre dubitato delle loro risposte…per me era bianco o nero, non poteva esserci il grigio in una cosa cosi terribile.. poi questo libro mi ha fatto venire i dubbi, perchè il protagonista è una persona colta, raffinata, intelligente, con le sue debolezze, una sua coscienza.leggi questo libro e pensi: se lo avessi incontrato probabilmente mi sarebbe piaciuto.eppure è coinvolto in cose decisamente terribili, con potere decisivo ma allo stesso tempo preso in un meccanismo più grande di lui…e allora ho pensato: son proprio sicura che sarei stata cosi pura e coraggiosa se avessi vissuto quell’epoca ? E’ giusto condannare chi perpetua l’orrore oggi, dopo quel che è successo…ma forse è possibile giudicare il passato cercando di capire…io detesto il concetto di perdono e di confessione della chiesa cattolica…lo trovo ipocrita e di uso troppo facile per chi si comporta male poi si fa assolvere….ma credo nel concetto di compassione del buddismo, che è anche compassione per chi ha sbagliato…e credo sia una forma di perdono. E’ del resto tu lo sai in prima persona: il cancro, quello tuto come quell’altro, è insidioso, non è bianco o nero, non è inaccettabile o imperdonabile: c’è e basta, non si può estirpare totalmente, magari sembra di si, poi torna, si rifa vivo, anni dopo, o subito, sotto un’altra forma. Bisogna sempre stare pronti, e lottare, resistere, resistere e resistere, più che si può…
    COmunque molto bello l’articolo…

  6. Non si può chiedere di perdonare l’imperdonabile. Nello specifico sono anche poco propensa a concedere giustificazioni a chi ha chiuso gli occhi. Quando il Male raggiunge certi apici anche l’indifferenza diventa correità. E in questa epoca affannata ne vedo tanta di gente che in fondo, in fondo… ma magari… eh, però… E mi fanno una paura che non ti dico, perchè sono tanti, sono indifferenti e sono ovunque. Grazie per la riflessione

  7. ho letto pure io l’articolo lascorsa settimana e ha rafforzato le mie convinzioni: io non sarei mai capace di perdonare ch ha compiuto gesta del genere, anche se ora, all’inizio del terzo millennio c’è chi si posa sul capo il kippà ed entra nello Yad Vashem e rinnega tutto, rinnega anche di essere stato il delfino di uno dei padri fondatori dell’msi in Italia, si presenta alfunerale dell’altro fondatore dell’msi…hanno la faccia come il culo…senza offesa per il culo

    • Si si si, Ziacris, sottoscrivo parola per parola. Sono questi da temere e tenere alla larga; quelli ormai hanno fatto il disastro e ciascuno perdoni o meno, come vuole e può. Penso anche che sia molto diverso un perdono laico o confessionale purchessia per chi ha solo studiato il nazismo e il fascismo lo ha sentito raccontare dai genitori -come me- da quello difficilmente proponibile a chi certe cose le ha provate, letteralmente, sulla pelle, nella pelle. L’importante è non dimenticare.
      Io, anni fa, in modo del tutto imprevisto – da turista – mi sono persa nella periferia di Monaco di Baviera e scrutando la varie indicazioni ne ho vista una più piccola delle altre: indicava Dachau. Eravamo in cinque, dopo breve discussione solo io e altri due decidemmo di andare e vedere, gli altri ci aspettarono in macchina. E’ stata una delle esperienze più significative della mia vita: non ho visto niente di più di quanto libri foto tv ecc mi avevano mostrato, ma per giorni e giorni le immagini mi si riproponevano improvvise, proprio come succede dopo un trauma. E il mio pensiero era, ed è: ma allora è vero! Mi sono accorta che sapevo, credevo, ma in un angolo vigliacco, nascosto della mia mente, che io stessa non conoscevo, non credevo fino in fondo. Ho provato per giorni una immensa vergogna anche di me stessa in quanto appartenente al genere umano, e ho capito perchè i lager devono rimanere. Perchè la gente veda e creda e non dimentichi. Ogni volta che per età avanzata se ne va un testimone diretto della shoa provo sgomento, uno in meno mi dico e penso a questi ragazzi che per motivi anagrafici avranno solo testimonianze indirette, come quelle che avevo io, prima di vedere Dachau, prima di sapere che è stato davvero così. Ma se resternno i lager vedranno e crederanno: è più importante la testimonianza, il perdono come han detto altri è personale.
      Scusate per l’appropriazione di tanto spazio, ma son cose troppo importanti. Ciao Wide, grazie, ciao tutti.

  8. difficile, difficile.
    ma condivido quello che ha detto già benissimo barbara: perdonare, che è un atto del tutto intimo e personale, e certo non ha niente a che fare con le banalizzazioni giornalistiche che girano oggi, è forse il solo mezzo per riparare veramente, almeno dentro di sé, un torto. Non esiste probabilmente un diritto ad essere perdonati, ma non si può negare il diritto a perdonare.

    Nota: ma quanto poco abituati sono a prendere posizione, a decidere da che parte stare e chi ha ragione e chi ha torto, senza comodi annacquamenti, oggi, questi ragazzi? io credo che sia anche un po’ colpa nostra. Primo Levi mi manca quasi ogni giorno, con il suo coraggio di essere testimone.

  9. Ti ho rubato l’articolo che ho letto grazie al tuo post. Il perdono è un moto dell’anima difficile da mettere in pratica ed in questo momento della mia vita mi sto facendo molte domande. Non ho certezze, probabilmente c’è un limite oltre il quale il perdono non è possibile ma c’è anche la necessità di guardare avanti e costruire nuove relazioni. (Temo di non essermi spiegata….sorry)
    Un abbraccio

  10. grazie di questo post che risveglia le nostre coscienze e soprattutto le nostre domande.
    perdono o no, forse questa è la cosa più importante. non smettere mai di domandarsi…
    un bacio
    sere

  11. io nemmeno riesco a giustificare. ho conosciuto persone normali che hanno avuto il coraggio di dire no, di rischiare la loro vita tranquilla perchè non obbedire ad un ordine, certe volte, è un dovere.
    (in modo più semplice, quoto iomemestessa, insomma, ma con più cattiveria 🙂 )

  12. Sono molto grata per l’accoglienza ricevuta da questo post, in un blog solitamente autoreferenziale. Grazie della qualità delle riflessioni che ho letto tutte con attenzione. Ci sarebbe molto da dire su ognuna, sarebbe un bel dialogo da aprire ed è un peccato non poterlo fare, ma non è questo il mezzo e soprattutto non ho io le energie per farlo con qualità. Però grazie davvero.

    @4p: cerco sempre di seguire una regola personale, ovvero: scrivo se ho qualcosa da dire, altrimenti, specie negli ultimi tempi, non lo faccio, comunicare mi costa molta fatica. In ogni caso, nessuna nuova, buona nuova. Va tutto al solito. Non preoccuparti 🙂

  13. Non sei mai autoreferenziale, wide. Quanto più parli di te, tanto più riesci a parlare del mondo. Non ti perdo mai ( anche se solo con firefox riesco a risponderti). E adesso accontentiamoci della “banalità” del niente di nuovo. Un abbraccio.

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