Vacanza On the Widepeak

Le vacanze di Natale con le bimbe a casa tutto il tempo, la babylalla in viaggio per un mese, la mia nuova chemioterapia, il Natale qui da noi e il matrimonio di mio fratello, stenderebbero gente più in forma di me. Poiché la priorità è vivere ciascuna di queste cose nella massima serenità (specie la prima), vi informo che On the Widepeak passerà questo periodo natalizio in un sano letargo, sia qui, sia verso i blog amici (che già frequento troppo poco). Me lo prendo come periodo di pausa e vacanza, per dedicare ogni mia energia alle mie figlie, a Obi e alla mia famiglia. A tutti gli uccellacci del malaugurio che come mi assento cominciano a gufare, spero leggiate questo: “va tutto bene, ho solo il cancro, torno presto, non mi allarmate google”
Infine, auguro a ciascuno di voi che mi fa il dono di passare da qua e a quelli che voi amate, un Natale di pace e la fine di un anno più serena di quanto non siano stati i 12 mesi che l’hanno preceduta. E auguriamoci un nuovo anno di fiducia e di cura per le cose che contano davvero. Cominciamo subito e cominciamo da noi.
Buon Natale e Buon Anno Nuovo tutti!

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51 thoughts on “Vacanza On the Widepeak

  1. Ho passato tutta la giornata di oggi a leggere il tuo blog, con umiltà ti dico che hai trovato un’altra persona che ti seguirà e che penserà a te, a Obi e alle piccole nane….auguri Wide…passa un Natale e un inizio d’anno scintillante così come tu sei ! Con affetto e riconoscenza…
    Mara

  2. sono io a essere più serena passando di qui, perché qualunque cosa impallidisce di fronte alle tue parole che regalano tanta energia. ti auguro tutto quello che desideri, per te e la tua famiglia. e alle nane tante fiabe per sognare. loro hanno la mamma migliore del mondo. e sanno di averla.

  3. Ben detto Wide! Sono d’accordo su tutto. Dunque buon Natale ma soprattutto buon periodo di “ferie” … riprendi a scrivere quando ne hai la forza ma anche la voglia! A noi non devi niente, siamo noi che dobbiamo a te e rispettiamo i tuoi tempi. Un grande abbraccio amica!

  4. Grazie Wilde, un abbraccio e l’augurio di un Natale sereno assieme alla tua famiglia, in attesa di un nuovoanno carico di energia e di amore per tutti.

  5. Grazie Wide! A te e alla tua famiglia un Buon Natale di cuore e l’augurio che il nuovo anno ti porti nuova energia e speranza e…goditi il letargo! Noi siamo sempre qui con il nostro affetto!
    Un caldo abbraccio
    Patrizia VR

  6. Una carezza alle tue bimbe, un abbraccio a te e tanta forza ancora per essere quella che sei. Nei miei pensieri ci sei in ogni momento.
    Buon Natale.
    Giulia

  7. Ciao Wide, è da un po’ che non ti scrivevo, ma leggevo sempre in silenzio, pensandoti forte.
    Auguri tanti, a te e alla bella bellissima famiglia che hai.
    Goditi ogni momento bello. Noi da qua zittiamo i gufi e ti pensiamo sorridente tra le lucine di natale 🙂

  8. Benissimo il letargo, lontana dai gufacci, wide! Tanto noi con te ci siamo sempre e comunque. Non gufiamo ma ti vogliamo un gran bene, piccola. Goditi tutto ciò che ti circonda.

  9. Ciao tesoro Augurissimi a te e ai tuoi cari. Leggo e ti rileggo non scrivo ma sei sempre nel mio cuore. Buone vacanze ti aspetto a gennaio un abbraccio stretto stretto

  10. ti penso e ti abbraccio virtualmente ascoltando le nuove canzoncine natalizie di sufjan, che come sempre sulle prime mi lasciano spiazzata.
    mi auguro anch’io un anno di cura per le cose che contano, come al solito hai saputo dire benissimo con poche parole.
    tanti auguri e tanto tempo buono

  11. Tanti Auguri Wide di un futuro illuminato a giorno dal tuo equilibrio e dalla tua bellezza. E grazie per il regalo che a tutti noi doni con i tuoi post. Un abbraccio dai monti che ti piacciono tanto. Malu Brunico BZ

  12. Auguri di Buon Natale, auguri di cuore, poiché non mi è dato di fare altro, la mia bacchetta magica sciopera. E la forza del cuore, da sola, non riesce a supplire. Sappi che , se mi fosse concesso, opererei su di te la mia più grande magia, quella di renderti invincibile. Ma forse non ce ne sarebbe e non ce n’è bisogno: invincibile credo tu lo sia di già.
    Un abbraccio stretto stretto,

    Luisa

  13. Te li rinnovo anche qui. Un sereno Natale con la Tua famiglia e prenditi tutto il tempo che vuoi.
    Noi saremo qui ad aspettarti…..Un abbraccio e grazie per il Tuo bellisimo messaggio su fb…

  14. Prenditi questo natale e vivitelo con la tuae famiglia. Noi non ci spaventeremo x la tua assenza e quando vorrai….siamo qua. Tanti auguri e un mondo di bene.

  15. Natale e’ quasi passato,ma ancora Buon Natale e buone feste, wide. Auguri per….tutto, perché tutto quello che desideri si realizzi. Sarà bello tornare a leggerti, con tutto quello che hai da fare avrai anche tanto da raccontare,e niente tempo per i pensieri tristi. Un abbraccio,anche a Obi e alle bimbe.

    Ste

  16. Che cosa permette di reagire di fronte alle situazioni di sofferenza, da quelle più gravi, come una guerra, una alluvione, un terremoto, a quelle più frequentemente riscontrabili quotidianamente, come il venire offesi, derisi, stigmatizzati?
    Che cose fa sì che due persone, poste nella medesima situazione, reagiscano con modalità differenti a tali sofferenze, chi in modo positivo e propositivo, chi in modo negativo, di totale chiusura e nichilismo?
    La risposta è: la ‘resilienza’.

    Una definizione completa
    Il concetto di resilienza (resiliency) è nato e si è sviluppato negli Stati Uniti e racchiude le idee di elasticità, vitalità, energia e buon umore. 
    Si tratta di un processo, un insieme di fenomeni armoniosi grazie ai quali il soggetto si introduce in un contesto, affettivo, sociale e culturale. 
    La resilienza non si acquisisce una volta per tutte, ma rappresenta un cammino da percorrere: l’esistenza è costellata da prove, ma la resilienza e l’elaborazione dei conflitti consentono, nonostante tutto, di continuare il proprio percorso di vita. 
    Le risorse interne acquisiste fino al momento del trauma permettono di reagire ad esso: in modo particolare, risultano determinanti il possesso di un attaccamento sicuro ad una figura di riferimento, non sempre né necessariamente la madre, ed i comportamenti seduttivi, che consentono di essere benvoluti e in grado di riconoscere ed accettare gli aiuti che vengono offerti dall’esterno. Colui che non è riuscito a raggiungere tali acquisizioni fino a quel momento, potrà conseguirli successivamente, pur con maggiore lentezza, a condizione che l’ambiente circostante disponga intorno a lui qualche tutore di resilienza.
    La resilienza non è una qualità dell’individuo, ma un divenire, che inserisce lo sviluppo della persona in un contesto e imprime la sua storia in una cultura. Sono, dunque, l’evoluzione e la storicizzazione della persona ad essere resilienti, più che il soggetto in sé. 

    I presupposti del processo
    Il termine di una situazione spiacevole, paradossalmente, non coincide con la fine delle sofferenze, ma, al contrario, sancisce il momento del loro inizio. 
    La fine di una violenza, di qualsiasi forma si tratti, pone colui che l’ha subita di fronte ad una serie di interrogativi ai quali deve essere data risposta: “Perché, che senso ha quanto mi è accaduto, quale è il posto che tutto ciò occupa nella mia vita ..?”.
    Si tratta, sostanzialmente, di compiere un percorso di ricerca del significato e di collocazione all’interno della storia individuale, prima solo per se stessi, poi, successivamente, da condividere con i propri cari. In tale cammino si andrà incontro a due grandi forme di dolore: quella vera e propria del trauma e quella della sua successiva rappresentazione.
    Solo in tal modo, però, è possibile, rivalutare la propria sofferenza, modificare l’idea che si ha di essa, integrarla nella propria storia individuale, oltre che viverla come un valore aggiunto per la propria persona, che rende sensibili, a sua volta, alle sofferenze altrui, alle quali si sarà portarti a porre rimedio. 
    Le ferite non si rimargineranno mai completamente: rimarranno sempre una zona di vulnerabilità, un punto debole, che, d’altro canto, potranno rappresentare un punto di forza, nella misura in cui permetteranno di vivere appieno il nuovo stato di realizzazione personale raggiunto, assimilabile alla condizione del cigno che si è sviluppato a partire dal brutto anatroccolo della nota favola di Andersen.
    Ognuno di noi, a nostra volta, può imparare molto dalle persone che sono state sfregiate nel corso della loro vita: esse, con il loro esempio, possono indicare che è possibile risanare le ferite subite, oltre che insegnare come fare.
    In questa prospettiva, il trauma rappresenta una sfida che mobilita le proprie risorse interne, oltre che quelle socioculturali dell’ambiente circostante: non ci si può esimere dall’accettare tale sfida, perché la vittoria rappresenta il raggiungimento di un equilibrio nuovo e superiore, rispetto a quello da cui si era partiti.

    I tutori della resilienza
    Ogni individuo ha il suo temperamento. Il temperamento rappresenta una disposizione a comportarsi e a sviluppare la propria personalità in un determinato modo. Indica il ‘come’ ci si sviluppa, più che il ‘perché’. Esso è influenzato sia dai determinanti genici, sia dal contesto socioculturale in cui si vive. L’espressione “determinante genico” non è sinonimo di non modificabilità, al contrario, a volte, è più facile correggere, ad esempio, una alterazione metabolica, che non un pregiudizio.
    Il temperamento non è soltanto un comportamento, ma anche una modalità che consente di inserirsi nel proprio ambiente e che influisce sulle risposte altrui nei propri confronti.
    L’ambiente di vita, in particolare quello familiare, risente delle aspettative genitoriali, delle immagini interiorizzate, della loro storia individuale, che agiscono già prima della nascita stessa del figlio. 
    Anche l’ambiente socioculturale esterno interviene piuttosto precocemente ad influenzare il temperamento. In ogni caso, però, non si deve mai pensare a principi di causalità lineari e irreversibili.
    Nel momento in cui l’esistenza di una persona viene turbata da una difficoltà, egli si trova a fronteggiarla tramite il capitale psichico acquisito fino a quel momento. 
    In modo particolare, un valido fattore di resilienza è la socializzazione: quanto più numerose saranno le persone sulle quali poter contare, tanto più elevate saranno le possibilità di successo.
    Ad essa si accompagna la seduzione, uno stile relazionale ed una modalità di risoluzione dei conflitti che porta ad essere benvoluti, oltre che in grado di riconoscere ed accettare le forme di aiuto offerte.
    La presenza di persone disposte all’ascolto consente di mettere in atto un altro tutore della resilienza: il racconto. In un primo momento esso sarà interiore, cioè si tratterà di una narrazione a se stessi dell’accaduto, del suo significato e della sua collocazione all’interno della propria esistenza. Successivamente, affinché non si corra il rischio di sprofondare in una forma di comunicazione delirante, si tenderà a condividere con le persone care tali racconti che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbero limitarsi ad accogliere quanto detto, evitando incredulità, condanna, rifiuto o negazione, che renderebbero ancora più dolorosa la condizione del resiliente. 
    Per comunicare e condividere la propria esperienza il resiliente ha un ulteriore tutore: l’umorismo. Esso ha valore liberatorio e consente una rielaborazione cognitiva dell’emozione associata alla rappresentazione del trauma. Permette di trasformare la sofferenza in un evento sociale piacevole, che, a sua volta, favorisce la riduzione delle distanze con gli altri e modifica l’immagine che essi hanno della persona ferita, non più vittima sofferente, ma costruttore attivo della propria esistenza.
    Nel racconto, inoltre, è insito un altro fattore di resilienza: la creatività. Il suo risveglio viene innescato da una mancanza: per evitare la sofferenza ad essa associata, è necessario riempire tale spazio con un oggetto, che assumerà, successivamente, il valore di simbolo. Un esempio significativo di tale condizione è rappresentato dalla malattia: la compensazione dello stato di mancanza insito in essa si può raggiungere, ad esempio, tramite un compito sociale, che conferisce un senso di utilità e di responsabilità e che permette di sentirsi valorizzati e di riscattarsi. 
    E’ necessario precisare, però, che, nonostante il trauma possa stimolare la creatività per una finalità adattiva, ciò non significa che le persone ferite diventeranno necessariamente creative, molto dipende dal contesto socioculturale di riferimento. D’altra parte, non tutte le persone creative sono costrette alla sofferenza.
    Un altro fattore di resilienza è rappresentato dal sogno: esso consente di rielaborare, familiarizzare e metabolizzare quanto accaduto. Ciò che viene trasformato nel sogno non è l’evento traumatico in sé, ma l’impressione, il significato e il sentimento associati alla sua rappresentazione. Se l’ambiente circostante consentirà alle proprie difese di governare tale impressione, l’attività onirica sarà minore. Se il contesto ostacolerà le difese, si diventerà prigionieri dei propri sogni. 
    Potrà sembrare, a prima vista, paradossale, ma anche il senso di colpa, il considerarsi responsabile del male subito può rappresentare una valida forma di resilienza. Esso induce il desiderio di riparare donando se stessi, aiutando gli altri e permette, in tal modo, di sentirsi forti, generosi, fiduciosi e utili. Il dono, quindi, consente di riscattarsi e di modificare l’immagine che si ha di se stessi, sia di fronte a sé, sia di fronte agli altri.
    Per concludere: in qualsiasi momento della vita è possibile avvalersi delle strategie di resilienza, anche se i bambini sembrano essere avvantaggiati in tal senso, perché sono in grado di mettere in atto cambiamenti molto più profondi degli adulti, che, spesso, sono irrigiditi dalle loro esperienze e concezioni del mondo. 
    In linea generale, però, nessuna sofferenza è irrimediabile, ma può essere trasformata, grazie ai tutori della resilienza, e vissuta come occasione di cambiamento e di miglioramento di se stessi e della propria esistenza.

    Anna Fata

    Fonti
    Cyrulnik B. I brutti anatroccoli. Le paure che ci aiutano a crescere. Frassinelli, 2002

    Szafran A.W. e A. Nysenholc (a cura di) Freud et le rire. Métailié, Parigi 1994
    Mi scuso per la lunghezza del testo ma non sono molto ferrata con gli allegati e simili…
    Volevo solo condividere con Lei parole che credo facciano bene…..Regalerò un..papiro con questo articolo a tutte le persone che amo e che stanno combattendo piccole e grandi guerre….
    A Lei e alla sua famiglia un abbraccio sincero e un Buon Anno a venire….perché sappiamo bene che qualcosa di Bello e Buono arriverà…
    Grazie..
    Anto

    • Mentre Wide riposa e si gode le feste, fa tanto bene sentire che c’è chi ha avuto l’idea di contribuire con questo articolo, che fa tanto bene a tutti. Buone feste a lei, a tutti. a. m.

  17. Auguri Wide !!!! Che il nuovo anno sia sereno e pieno solo di cose belle e belle novità. Un abbraccio da una tua lettrice di solito silente !!!!!

  18. Da una stupida città francese, buon anno. Sto con te, sempre. E sono fiero di essere amichetto tuo. Ti voglio bene. Buon 2013. Come on!
    All the roads we have to walk are winding…

  19. Tanti auguri, che il nuovo anno sia il piu’ sereno possibile, un giorno alla volta. Spero che tu sia riuscita a riposarti e a rilassarti in compagnia delle persone che ti vogliono bene.

  20. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Perciò odio il capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore…..
    Antonio Gramsci, 1 Gennaio 191

    Trovato vagando sul web in qs giorni. a me è piaciuto come non-capodanno, non compleanno ecc.Quindi ho pensato di girarlo qui. Che te ne pare?

  21. Avevo letto prima di natale ma riesco a commentare solo ora (sorry)
    Tantissimi auguri perchè questo duemilatredici sia un anno sereno pieno dei sorrisi delle tue figlie e dell’affetto di chi ti vuole bene.

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