Ti chiamo io, promesso

Hai scoperto la malattia da un mese, e purtroppo è in una fase avanzata. In organi più rischiosi e delicati, forse, di quelli di cui ho esperienza io. Ma in ogni caso, non sono io la persona con cui puoi parlarne, anche se lo fai quasi con delicatezza e cautela. Non parliamone insieme.
Che sollievo posso darti? E tu, che carico dai a me? Non siamo così intimi, non possiamo decidere di diventarlo nella malattia. Non è successo quando mi sono ammalata io, e, senza rancore, non può succedere ora che ti sei ammalato anche tu. E poi tu hai vent’anni anni più di me. Non sei mia madre, mio padre o mia nonna. Non posso occuparmi di te. Anche volendo. E francamente non voglio, non è il mio ruolo, non può diventarlo. Non sei un mio amico.
Cosa resta? Resta però che tu hai bisogno di parlare con qualcuno che sa di cosa stai parlando. Allora facciamo che ti chiamo io, così non rischio di doverti rispondere mentre porto le nane a pattinaggio, per ritrovarmi seduta, mamma tra le mamme, a parlare di cancro cancro cancro. Non ne posso più di parlare di cancro, oltre che di conviverci minuto dopo minuto addosso a me, mentre cerco dare alle mie figlie una specie di vita “normale” con una fatica di cui non ti posso parlare e che non puoi capire.
Ti chiamo io, promesso, quando sono in una giornata buona e tranquilla. Cercherò di non pensare a quello che vorrei rispondere di cuore alle tue domande sul senso della vita, se valga la pena curarsi, perché come hai detto tu, per fortuna sono domande che io non ho potuto farmi. Con Nina e Lilla così piccole, la risposta camminava sulle loro gambette. E non posso rispondere a te, per te. Ma non parliamone. Lasciamo perdere. Ci sono altre cose che possiamo dirci, di cui puoi dirmi.
Ma facciamo che ti chiamo io. Promesso che ti chiamo.

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34 thoughts on “Ti chiamo io, promesso

  1. ciao wide, sono una tua lettrice silenziosa ma sempre presente (spero di non terrorizzarti, fa un po’ stalker!) e dopo aver letto il post di oggi mi sono decisa a commentare: dopo la lunga malattia di mio papà, mi capita spesso che conoscenti e amici vengano da me per avere consigli, proprio come sta accadendo a te, e i miei pensieri sono gli stessi che hai elencato tu; a mio tempo, io ho evitato di tartassare gli altri – in pochi infatti sapevano cosa stava accadendo alla mia famiglia – e di sicuro non mi sarei mai permessa di fare domande sul cancro a chi ci era appena passato o che stava ancora dentro a questa avventura. mi chiedo quale sia il confine tra il rispetto e il bisogno di aiuto e perché la gente non possa fare come ho fatto io, come hai fatto tu e come fanno in molti: c’è l’erronea credenza che chi c’è passato abbia le risposte, ma io a venticinque anni non ne ho nemmeno mezza (e non penso dipenda dall’età). condivido il tuo “ti chiamo io”, è la risposta più saggia e meno ipocrita; pensa a te, alla tua splendida famiglia e basta. poi, in caso, vengono gli altri e solo se ti va, solo se lo vuoi e te la senti. un abbraccio, sei davvero una bella persona!

    valentina

  2. ecco, brava, chiamalo tu, o anche no.
    Ci sono momenti nella vita _di tutti_ in cui ci si deve auto-proteggere. E un po’ di egoismo è solo sano.

    Baci grandi.

  3. Ancora una volta mi sento piccola davanti a te, e mi inchino.
    Perché credo che in una situazione del genere, non saprei essere così delicata e comunque attenta alle esigenze altrui. Sarei di sicuro molto più egoista e meno comprensiva, starei a sottolineare che ho già le mie rogne da grattare e non mi piglio pure quelle degli altri, lascerei parlare lo stomaco e credo che – almeno sul blog – partirebbe un vaff…
    Invece tu, pur cercando come è giusto di difenderti da questo attacco emotivo, ti sforzi comunque di capire, di metterti nei suoi panni. Ti ammiro per questo.
    Non c’entra niente la malattia: non sei diventata speciale perché hai incontrato il cancro: io sono sicura che lo sei sempre stata.

    • Ma sai Mia, proprio perché questa cosa ha scatenato brutti sentimenti dentro di me (da una specie di rancore, al compiangimento libero ‘nessuno mi capisce, me tapina’) ci ho dovuto riflettere un po’ e capire come non farmi male. Trattandosi di un familiare, anche volendo, non potrei mandarlo aff. E poi davvero non se lo merita. Ma anche io non mi merito di fare la crocerossina, anche ammesso che ne fossi capace. Basta non lasciarsi soli. Come si può.

  4. Anche quando si sta male, senza pietismi e con franchezza, si può essere molto generosi con chi sta malissimo, però bisogna avere un cuore generoso e forte, come il tuo.
    Anche se in questo frangente siete coinvolti tu e il tuo interlocutore e noi c’entriamo poco, almeno io, se lo hai pubblicato avrai avuto le tue buone ragioni. Facciamo cordata. Ciao, un carissimo saluto a tutti voi.

    • Cara Anna Maria, è proprio perché il mio cuore è normale e per niente grande, che ho avuto bisogno di scrivere di questi sentimenti anche poco nobili. Per liberarmene e per capirli senza inutili colpevolizzazioni. Un abbraccio grande.

      • se nobili vuol dire falso pietosi son d’accordo con te, se vuol dire veri e schietti, con un sano senso dei limiti, allora no. ma il fatto che tu abbia dedicato tempo spazio e condivisione indica che sei generosa e disponibile, tanto, certo non fino a essere onnipotente e nemmeno santa. ma non credo che ce ne sia bisogno.

  5. Sono sicura che chiamerai, quando e come vorrai tu.
    Troverai le parole giuste e quella persona imparerà qualcosa.
    Permettimi, come “persona familiare” avrebbe dovuto avere, a suo tempo, un maggiore interessamento quando ti sei ammalata tu.
    Come si può essere così ipocriti. Guarda mi fermo qui, perchè non ci vedo più dalla fame nè!!!!!
    Mi vengono in mente cose vecchie e……………
    Fourpi

  6. Ma toccami qui, senti qualcosa? Anche il tuo era così? E’ due giorni che mi fa male, dici che ho un cancro? Senti, stanotte non riuscivo a girarmi, mi facevano male tutti e due, ma a te è incominciato così? MIIIIIIIIII, che due palleeeeeeeeeeeeeeeee!
    Baci baci – simonetta

  7. sei di una dolcezza e di un tatto incredibile. E’ difficile spiegare agli altri che non ti puoi far carico di tutti i mali del mondo, e tu l’hai fatto. In gamba, come sempre, perché un po’ di sano egoismo ci vuole eh! baciotti

    • Sei molto cara, ma non sono né dolce, né piena di tatto. Per questo mi ritrovo a immaginarmi qui una conversazione che mi aiuti ad essere migliore di come sono in realtà 😉 del resto è blogterapia anche questa!

  8. Mia zia aveva una cara amica. Erano ammalate della stessa malattia, ma la loro amicizia non è nata per tale condivisione e non si è – affatto – alimentata di questo. Semplicemente erano donne simili negli interessi e soprattutto nell’allegria e nella spensieratezza e hanno fatto tantissime cose belle insieme.
    Negli ultimi tempi non si sentivano, tacitamente avevano deciso di non aggravare vicendevolmente il proprio carico di fatiche e di pensieri. Si scambiavano rapidi consigli pratici per tramite altrui. Non hanno mai dato spazio al cancro nella loro amicizia. Se ne sono andate ad una settimana di distanza l’una dall’altra.
    Volevo solo raccontarti questa storia che non ha niente in comune alla tua perchè ogni storia e a sè ma che può aiutarti a scrollarti di dosso eventuali barlumi di senso di colpa

  9. Sai Wide, chiunque passa dal tuo blog sa che te un cuore grande ce l’hai e una sensibilità fuori dal comune anche, e questo senza aureole in testa e senza volerti santificare. Sei una bella persona punto. E troverai il tempo e il modo per chiamare quella persona e anche di parlare di qualcosa che non sia necessariamente cancro, che forse non serve a nessuno dei due. Ma con i tuoi tempi e modi e che diamine ci mancherebbe altro!!!

  10. Metto qui, per iscritto, dei sentimenti che provo, anche se difficilmente mi sentirei di condividerli con altri in una realtà che non sia virtuale. Quando a mio padre è stata diagnosticata la sua malattia, sono stata io a spiegargli cosa, esattamente, avesse. Era un uomo libero ed intelligente, e mentirgli era fuori discussione. E’ stato un momento che mi ha cambiato, per sempre. Non mi ha cambiato spiegargli che aveva un cancro, ma dovergli confermare ciò che già ampiamente sospettava, e cioè che aveva ‘quel’ cancro, una tipologia che ad oggi non dà prospettive nè di cronicizzazione nè, tantomeno, di cura. E dire a qualcuno che ami che, comunque vada, morirà a breve, è una cosa che ti spezza dentro. Almeno, per me è stato così. Adesso, a più di un anno di distanza dalla sua morte e a due da quella diagnosi, accade un nuovo evento, in famiglia, che riporta di nuovo le cose in quella prospettiva. E, mi spiace dirlo, anzi, no, scusa, mi sento proprio una merda a dirlo (ed è qui che, suppongo, il nostro sentire si incrocia), ma questa persona non fa parte di quel minuscolo cerchio di cui ancora mi sento in dovere di dovermi occupare. E siccome non ce la faccio, e siccome i ricordi sono ancora molto, troppo vivi, ho deciso di starle vicino, ma un passo (o anche due) indietro. Il che stupisce tutti, dato che per anni sono stata il motore immobile dell’empatia familiare. E suppongo sollevi pure qualche critica, come sempre in questi casi. E spiace anche a me, ma so che per me stessa, per il mio equilibrio, e, non ultimo, per l’equilibrio della mia famiglia, devo restarne fuori per quanto possibile, laddove possibile. E’ per questo che ritengo che, indipendentemente da quel che si attende lui, tu non hai alcun obbligo nei suoi confronti. Sei impegnata in un’estenuante lotta quotidiana ed ogni singola energia serve a te, alle nane, ad Obi, ai vostri progetti comuni. Una carezza leggera.

    • Verissimo e grazie di averne parlato qui. Oggi spiegavo a un amico la cosa così come ne parli tu, parlavo proprio di un circolo della fiducia che per necessità è stretto e fuori da questo circolo, possiamo permetterci solo brevissimo incursioni. Ricambio la carezza, di cuore

  11. Questo mi fa venire in mente quando, proprio in questi mesi, 3 anni fa…con tatto e umanità, dicevano a papà, al mio meraviglioso e “luminoso” (per citare te) papà che era malato e che purtroppo non si poteva curare. Lui non ne ha mai parlato, sembrava non crederci….era sicuro di guarire. Ora passato il tempo, forse credo che invece, non avesse mai voluto spaventare noi….che eravamo sempre le sue bambine. Mi chiedo se solo persone dal cuore puro come il vostro possano portarsi tanti pesi addosso. Che papà meraviglioso ho avuto, peccato solo fino a 22 anni…che mamma meravigliosa hanno Nina e Lilla, che grandi donne saranno grazie a te.
    Fai bene a chiamare questa persona quando avrai una buona giornata, troverai sicuramente le parole giuste come fai sempre. A proposito, mi è capitato, per caso…di trovare una tua intervista e di vedere una tua foto…sei esattamente come ti avevo immaginata: una bellezza luminosa, con gli occhi dolci, e l’espressione serena. Cara, ti penso, sempre.
    Arianna

  12. Non è facile intervenire, wide, in questo tema. C’è il tuo diritto a riservare le forze emotive ad un ambito che prevale. C’è il tuo diritto a mettere da parte- per quanto è possibile- riflessioni che straziano. Però ci sei anche tu, ragazza che si interroga e che si pone sempre in discussione e che è spesso severa con se stessa ( anche troppo). Io ti dico : chiama tu se è quando te la senti e se non te la senti non pensarci più. Ricordati di pensare a te, ogni tanto anche con indulgenza. Un abbraccio.

  13. ecco, wp si è fagocitato il mio commento. Ripeto:
    sono egoista e credo che: primo devi pensare a te, gestire il tuo tempo e le tue energie al meglio, poi quando avrai ricaricato le batterie di energia, se ne avanza, puoi telefonare all’amico, ma fallo solo allora, altrimenti potresti fare dei danni sia a te che a lui

  14. Credo davvero che tu non possa neanche lontanamente “sentirti egoista” perché hai bisogno già di tutelare un equilibrio precario come può essere quello di chi ha da affrontare in proprio dolori, paure ed, eventualmente ne restasse il tempo…, domande. La tua esigenza primaria resta quella di accumulare ogni emozione positiva per trarne energia nella battaglia e per donare pennellate di normalità per le tue creature. Purtroppo quando ci si sente in difficoltà ci si aggrappa a chi ci pare un appiglio così forte da sembrare inaffondabile, come farebbe qualsiasi naufrago. Capita, è comprensibile, ma occorre anche sapersi difendere.
    Una carezza…

  15. il fatto che non sia nata amicizia quando è successo a te, di scoprirti malata, mi fa pensare che ‘sta gran persona non debba essere. o, più semplicemente, che di amicizia tra voi non ce ne possa essere. chiamalo pure, ma solo se proprio ne hai voglia, che di pesi sulle tue spalle ne hai già a sufficienza. difendi te stessa e, difendendo te, difendi le nane e obi. un bacio grosso grosso.

  16. Ma si. Ci sono momenti e momenti. Ho avuto anch’io il mio momento da crocerossina, e te lo dico francamente, vengo a trovare le mie amiche bloggers a cui voglio un mondo di bene e delle quali mi sta davvero a cuore sapere come procedono, ma fuori da questa cerchia, di cancro non voglio proprio sentir più parlare. E non ho i tuoi problemi. Si arriva ad un punto in cui il “no grazie” serve a proteggersi. E fai bene a farlo.

  17. A questo punto racconto anche la mia..
    Avevo un amico, un amico carissimo, ci sentivamo.
    Quando io mi sono ammalata e mi sono operata per il cancro al seno a lui non ho detto nulla …. Era maggio, qualche mese dopo non avendolo più incontrato alla fermata del bus dove c’incontravamo sempre, ho cominciato a telefonargli. Non lo trovavo mai, ed ho pensato si fosse trovato una fidanzata … Un giorno mi rispose una donna, ma non era la fidanzata, era la sorella . Francesco si era ammalato di mesotelioma pleurico, era andato via e non tornava mai più . Nessuno dei due ha voluto caricare l’altro della sua malattia e la foto di Francesco mi guarda sempre dalla mia libreria
    Un abbraccio forte

  18. il grave problema è la mancanza di figure professionali che si prendano carico del paziente e della sua famiglia fin dalla diagnosi. Si chiamano “cure palliative” e non sono quelle del fine vite come molti credono. A volte sapere di avere un punto di riferimento che non è solo il medico ma anche uno psicologo, un’associazione, un gruppo di mutuo aiuto, puó aiutare. Fai bene a tenerti lontana. Non è una scelta egoistica ma non sta a te prenderti carico di questa persona,anche se fosse un tuo parente.Tu hai il diritto di concentrarti pienamente su te stessa e la tua famiglia.Anche loro hanno bisogno di te.di te al 100%.sempre.

  19. Cara Wide ti leggo spesso e, ho aspettato a commentare. Penso che la persona ti abbia “mollato” un carico forse senza rendersene conto. Ci sono persone malate come noi o sane che siano che quando ti si vogliono “confessare” “appoggiare” ti irritano punto e basta. E’ una questione epidermica e per me non c’è spiegazione.peggio dei nostri sentimenti. E propabilmente non se ne rendono conto. Però dentro di noi abbiamo una repulsione e basta. Forse senza che sia necessario un perchè.

  20. cara Wide,
    ti confesso una cosa: da quando mi sono ammalata non vado più ai funerali se non sono di persone davvero care, non sopporto più il cordoglio, e alle amiche che dopo di me si sono ammalate (già tre!) ho offerto comprensione e affetto appena saputa la notizia, ma poi anche noi siamo entrate nel sistema ”solo consigli pratici” quando ci si incontra anche per caso, ma per fortuna abbiamo figli e interessi di cui parlare e non solo il fattore C che ci accomuna! Ogni giorno ha la sua pena, diceva mia nonna, e, aggiungo io, ognuno di noi ha le spalle per portare il proprio fardello !

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