Evidentemente

In un bar oggi pomeriggio, alle 14.20, dove mi sono rifugiata dal caldo torrido e schifoso che fa in questi giorni e che io avverto come l'ultima delle 90enni lamentose, insieme a Lilla che esce a quest'ora da scuola per questa settimana, mentre lei è attaccata a un ghiacciolo per riprendersi, io chiedo un tè freddo prima di affrontare la pur breve strada verso casa. Mi versano una buonissima miscela di frutti di bosco vari, fredda, ottima. Chiedo la ricetta, acquisto la miscela con piacere per farmelo anche io.
E mentre mi prepara il sacchettino con la tisana, il barista mi fa: "Perché poi, signò, 'sti frutti rossi, 'ste bacche qua, fanno bene, tengono lontane la malattia, quella brutta".
Complice guardo di intesa tra me e lui. Ci siamo capiti.
"No. Non lo vojo manco dì, er nome", aggiunge solenne.
E io penso con allegria: evidentemente mi sono ricresciuti abbastanza i capelli.

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Ripartiamo

Tze tze
Eppure dovrei saperlo.
Non è che ci si cura solo con le medicine, con la chemioterapia. Una malattia come il cancro si cura con tante cose. Con la felicità, con il riposo, con la calma, la fiducia, l'amicizia.
Venerdì scorso ho cominciato questa ennesima chemioterapia con un carico di dolore pregresso troppo pesante, e con poche energie fisiche e mentali. Poi ci abbiamo aggiunto un monte di dispiaceri e troppa sofferenza nel corso della settimana. E quando i medici ieri mi hanno detto di tornare oggi a ri-fare il prelievo del sangue perché avevo i globuli bianchi troppo bassi, anche stamattina me lo aspettavo che mi avrebbero rimandato ancora fino a martedì. In sintesi, dopo appena un'infusione di chemioterapia il mio organismo già non è più in grado di farne ancora. E anche se non troverete da nessuna parte che i globuli bianchi crescono come se piovesse solo se mangi una determinata cosa, o se fai una dieta attenta, io credo fermamente che sia così. E che la dieta da seguire durante un regime di chemioterapia sia una attenta miscela di attenzione e di cura verso noi stessi. Più che possiamo. E anche se la stanchezza un po' mi stordisce adesso, penso sinceramente che dovrò utilizzare questi giorni fino a martedì per recuperare forza, fiducia, calma e anche uno schietto buonumore. E poi da martedì in poi tornare a una vita che metta in primo piano la cura e la responsabilità verso la cura: basta dispiaceri, basta lavoro (basta corso di francese, sic, basta corse in metropolitana, ari-sic), basta mangiare pane e salame perché siamo troppo a terra per cucinare. E invece tanto amore tra noi e le bimbette, tanta aloe, un'alimentazione più attenta, tanto sonno ristoratore, tanto sole, tanti libri e tanta pace. Ho la fortuna di potermelo permettere.
E dunque Buona Pasqua a voi, io prometto di rimettermi a lavoro per stare bene.

1 C

La mia bambina grande, il mio faro luminoso, la mia Nina ha cominciato oggi la sua prima elementare. Sono tre anni che desidero ardentemente poterla accompagnare e oggi eravamo lì dietro di lei e lei era serena, sorridente, salda. Perché è salda dentro.
E io fierissima.
E la mia Lilla coraggiosa, che ha realizzato solo stamattina che non ci sarebbe stata più la sorella a sostenerla, è stata forte. Continuava ad abbracciarci tutti, mentre da ieri sera diceva che aveva paura che gli altri a scuola la credessero più grande, tanto da non avere una mamma. Chissà che paure quel piccolo cuore. Ma le ho detto di non avere paura, la sua mamma c’è. E da oggi il prossimo obiettivo è accompagnare anche lei tra due anni e vederla andare e diventare grande.
Che meraviglia queste bimbe. Che giornata fortunata!

Post-risposta

Questo doveva essere un commento di risposta, ma poi mi è sfuggito di mano e allora, tiè, beccatevelo qui…
@tutti: grazie a tuttissimi, non sapete quanto avevo bisogno di tanta solidarietà imbufalita, grazie 🙂
comunque oggi poi Obi ha avuto una buona idea, abbiamo chiesto alle maestre se Nina poteva guardare lo spettacolo in una posizione separata dagli altri spettatori e dai bambini e poi ritirare il diploma al momento giusto. Le maestre hanno acconsentito e così, non solo abbiamo potuto portare Nina comunque alla cerimonia e lei ha potuto ritirare il suo diplomino (con incluso cappellino!!), ma abbiamo anche potuto vedere Lilla in una posizione privilegiata rispetto agli altri genitori. AH AH AH AH!!! Le mie brave patatelle!!!
Siamo ancora in forse per i viaggi invece. Abbiamo comunque annullato Gardaland visto che si poteva fare senza perderci la prenotazione…aspettiamo di capire se domattina anche Lilla o Obi hanno preso la varicella e poi decidiamo se annullare anche quello per Venezia, che tanto con quello i soldi li perdiamo comunque.
Per quanto riguarda me, invece, poiché al DH hanno pensato che potessi essere un "vettore di varicella" per gli altri malati, oggi mi sono fatta la chemio in una stanzetta da sola, un vero lusso, con colonna sonora di De andré. molto bello…peccato però che poi mi si sono scordati là, e quando a un certo punto mi scappava la pipì, ho dovuto cominciare a gridare perché mi salvassero da un umiliante destino.
Infine al ritorno a casa ho avuto una piccola crisi perché la casa era tutta in disordine, mia madre è scappata non appena abbiamo rimesso i piedi in casa, mentre io mi aspettavo che si fermasse ad aiutarmi fino all’ora di cena. E come ciliegina sulla torta, la babylalla che era stata con Nina e Lilla ieri sera mentre noi eravamo , e stamattina con Nina a casa quando siamo dovuti uscire per la chemio, mi ha sporcato tutta la macchina del gas, e là lasciata lì sporca da ieri sera. Ora, quando babysittera le bimbe, è ovvio che pensa a loro e non alle pulizie. Ma cavolo, io pulisco quando sporco! soprattutto se so che la persona che mi paga sta tornando dalla chemio rincoglionita e ieri sera a mezzanotte ha trovato comunque il tempo di ascoltare le sue preoccupazioni per un prossimo viaggio che deve fare. Ma guarda te! ci sono rimasta male e ne ho approfittato per sentirmi la più tapina derelitta sfigata del mondo, ho pianto un paio d’ore d’ordinanza. Poi ho alzato le chiappe dal letto, ho preparato un bel minestrone di miso e ho telefonato a mia madre e gliene ho dette quattro, ma nel modo giusto. Spero. E questo vale anche per la babylalla, cioè devo trovare il modo di farlo, perché non è facile rimproverare qualcuno con cui hai un rapporto di lavoro che è anche di profonda amicizia, per una cosa che di per sé è una cazzata, ma che rappresenta una vera mancanza di sensibilità…
Vabbè, la pianto e vado a dormire, sono ben le nove e mezzo e tra meno di 4 ore devo svegliarmi per dare l’antivirale a Nina. Che pacchia!
buonanotte a todos!

ps. No, Grigia non è tornata. Lo so che i felini sono per natura infedeli. Ma non è questo, è solo che vorrei sapere che è felice.
E che lo era anche qua.
Sic.

Post ad alto contenuto di giramento di palle

Chi mi conosce, anche chi bazzica qui da un po’, ormai lo sa, non sono una che si aggira con il capo cosparso di cenere a gridare "ahi quanto sono sfortunata, ahi quanto sono sfigata", e sì che volendo, ce ne sarebbe… Ma, anzi, sono certa di essere una persona piuttosto fortunata, anche prendendo in esame tutti gli aspetti della mia vita, inclusi quelli meno brillanti che implicano una calvizie imprevista e periodica.
Saprete anche che vado fuori di testa ogni tanto, ma è soprattutto una stanchezza nervosa, o un nervoso da stanchezza, difficilmente mi inferocisco proprio tanto. Specie da due anni e mezzo in qua, cerco, come posso, di evitarlo.
Per cui vi sorprenderà che adesso invece io sia veramente, ma veramente, inferocita, imbestialita, incazzata nera, perché questa settimana la Sfiga me l’ha fatta proprio sporca.
Non basta che il mio gattino amoroso sia sparito e non ritorni ancora e non ne abbia più notizie, no. Sono stata tranquilla, tutto sommato. Sono cinque giorni che mi alimento in maniera non proprio sana, ma non mi sono buttata per terra a disperarmi. No.
Ma non bastava.
Ci voleva anche che oggi a Nina venisse la varicella.
Oggi, che domani lei ha (avrebbe avuto) il suo spettacolo di fine anno, quello in cui avrebbe ricevuto il diploma per andare in prima elementare, quello – l’unico nella loro vita – in cui avrebbe cantato in pubblico insieme alla sorella. Lo spettacolo su cui contavamo per riscattare un suo periodo difficile, molto teso, in cui lei si sente spesso esclusa, poco amata, messa da parte. Lo spettacolo che questa mami non era sicura due anni e mezzo fa che sarebbe mai riuscita a vedere. Lo spettacolo a cui la mia Nina domani non potrà partecipare per questa stramaladetta varicella che doveva venirle proprio oggi.
Lo spettacolo che avremmo premiato con un viaggio eccezionale, partenza venerdi per Venezia e poi domenica a Gardaland e poi martedì a Milano da amici, tutto in treno, tutta un’avventura. Tutto un bel niente, perché adesso non sappiamo se possiamo viaggiare, se anche Lilla si ammalerà, se si ammalerà anche Obi, se mi prenderò qualcosa pure io, visto che sto sempre sotto chemio, e non ce lo scordiamo. E con così poco preavviso ci perderemo anche un bel po’ di soldi, per non farci mancare niente.
E allora, ecco, oggi mi girano le palle, ma non mi girano un po’, mi girano talmente tanto che tra un po’ decollo.
eccccccheccccccccazzzzzzzzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lunedì

Svegliarmi in ansia per la gatta, tappezzare il quartiere di facce di gatta pelosa con il mio numero di telefono alla mercé di ogni portiere disponibile della zona. Pranzare con noodles scotti e alghe marine. Vagare per un angolo del quartiere armata di busta di croccantini al grido di grigiiiiiiiiiaaaaaaa. Comprare tre pacchi di gommose e marshmallows e ingollarne 3/4 in pochi minuti. Mettermi due dita in gola e rivomitare tutto, gommose e alghe marine insieme, cinque minuti dopo. Partecipare a una riunione per la scuola elementare di Nina l’anno prossimo e incontrare il padre di un compagno di classe di Lilla che è stato uno dei miei primi fidanzati e che oggi non mi riconosceva. Tornare dalle bimbe e avere la geniale idea di giocare agli indovinelli e passare l’ora successiva in un vortice di pianti disperati e capricci perché entrambe vogliono vincere. Sempre. Preparare la cena e cercare di farle mangiare mentre entrambe sono troppo stanche, piangono, vogliono essere imboccate, vogliono starmi in braccio e vogliono sapere esattamente quanto, ma quanto gli voglio bene. E me lo chiedono al ritmo di 6 volte al minuto. E guai a rispondere prima all’una o all’altra. Riuscire in qualche modo a metterle a dormire. Aprire il quarto di gommose avanzato e ingollarlo in un colpo solo. Pasteggiare con il tavernello per cucinare. Fottermene di sapere se il cancro mi è venuto perché a botte di autolesionismo ci sono arrivata a 36 anni come letture recenti mi fanno temere, e avere la certezza di soffrire anche di questa patologia.
Insomma, è dura ammetterlo, ma anche oggi è stato un lunedì come tanti.

Wide la Pazza

Wide la Pazza oggi è stata promossa all’esame dell’emocromo!!! I valori sono okkei e domani posso spararmi l’ultima chemio di questi 3 mesi infiniti. Questo non significa, signori miei, che poi non me ne toccheranno ancora di laidi mesacci tossici, ma intanto questra tranche l’abbiamo portata a casa con grandissimo onore. Questo significa anche che nel giro di un 3 settimane avrò fatto i controlli veri per capire come stanno le cellule pazze, se continuano a farmi la festa o si sono date una calmata, strafatte di chemio, a parlare tra di loro del senso della vita e della loro bastarda proliferazione a mie spese.
Non contenta, e in modo del tutto schizofrenico rispetto alle rivelazioni di precedenti post, oggi ho invitato a casa una trentina di nani (più o meno muniti di mamme) così tanto per giocare e stare un po’ insieme. E la cosa più folle è che sono contenta, perché sto avverando il punto n. 3 della lista Erba voglio. Questo significa che poi me ne mancano solo 9 da realizzare, insomma, mi sto portando avanti il lavoro!!
Infine, per concludere la giornata ancora più felice, ho comprato un libro nuovo a Lilla e anche a Nina, e in particolare sono felice ogni volta che compro a Nina un libro di questa serie…lei li adora, e io anche, e sapete perché? perché parlano di questa bambina da quando ha 6 anni a quando sarà una adolescente serena, equilibrata, fantasiosa, creativa e leale, proprio come sono sicura che sarà la mia Nina. Ecco.
E adesso, via, a preparare il ciambellone e i pop corn!

In giardino

Il giardino profuma di zagare e limoni e di sole e di terra bagnata. Ho piantato una rosa tappezzante, che si è posata con una grazia tutta speciale lungo l’aiuola sotto il melograno, dove Grigia l’altro giorno è salita fino in cima a difendere il suo territorio da una terribile cornacchia. Ho anche dormito molto. E con Obi abbiamo visto il bellissimo Concerto dopo una chiacchera e un buon negroni.
Sabato invece abbiamo portato le nane a vedere una pessima versione di Hansel e Gretel a teatro. Una versione che si è distinta solo un uso dubbio del romanesco da parte dei personaggi e dal fatto che alla strega, per spodestarla, prima le hanno tolto la parrucca e hanno gridato tutti ripetutamente (invitando il pubblico nano a fare la stessa cosa): "Brutta strega pelata". Per fortuna le nane non hanno colto. Io in compenso sì. E mi sono guardata intorno in quel teatro nano pieno di genitori acculturati della "roma bene", e non ce n’erano altre di mamme pelate. E per quanto io mi ripeta che la malattia è un evento normale nella vita, come posso non riconoscere che di così "normale" però ci sono sempre solo io? E che le mie figlie mi portano con loro dappertutto, ma dappertutto sono io il motivo per cui sono diverse?
E poi mi chiedo perché Nina, per tutta la scorsa settimana, non ha fatto che capricci e grandi scenate? Perché si chieda sconsolata perché lei è l’unica che non ha una migliore amica e nemmeno un fidanzato (perché non capiscono niente, vorrei dirle, e mi mordo le labbra, rispondendo che non serve un fidanzato a 5 anni. e manco 18, se è per questo…)?
Non è che questo poi mi crei grandi traumi, ma un po’ di angoscia sì. Resto convinta che non ne crei neppure a loro, di traumi. Questa è la loro realtà, e se porta un po’ di sofferenza, meglio questo, che vedere i propri genitori odiarsi o trattarsi male o peggio. Insomma, meglio questo, che qualunque tipo di bugia.
Ma poi approdo a questa sera come dentro un grande silenzio e decido che domani alla riunione con le maestre non ci vado. Con loro ho già parlato e non ho voglia di mischiarmi ad altre mamme indaffarate, affaticate e sane. Domani no.
Piuttosto, come stasera, preferisco uscire un po’ in giardino, sedermi sui gradini, e guardare fuori, annusare l’aria, zappettare la terra umida, legare la vite al gazebo. Controllare le piante nuove che ho preso e sperare che la rosa diventi forte e grande.
E come lei anche le mie bambine.

Conversazioni scolastiche

Non so se a voi capita, ma io mi ficco in testa qualcosa e posso andare avanti per mesi a immaginare come andrà.
Sarà un anno che ho deciso che quest’anno avrei parlato con la direttrice della scuola di Nina e Lilla (direttrice anche della futura scuola elementare di entrambe, sempre che non ci trasferiamo), e sarà un anno che ogni tanto immagino questa conversazione con un misto di ansia e di angoscia.
Il motivo per cui voglio parlarle sta nel fatto che voglio che la scuola conosca la situazione della famiglia di Nina, nello specifico, la situazione della mia malattia. Le insegnanti della scuola materna ne sono ovviamente già a conoscenza e proprio la settimana scorsa le ho dovute avvertire che a breve, pelata, potrei riscuotere un certo "interesse" da parte dei compagnucci delle mie figlie, che fossero pronte. E certo, non credete, mi pesa tanto andarlo a dire in giro, come immagino a chiunque nella mia situazione, ma allo stesso tempo, è importante che siano a conoscenza di una cosa che può influire tanto sul comportamento delle mie figlie e anche sul mio. Nel futuro potrei essere una madre più assente in certi periodi, e preferirei che si sapesse che non è perché me ne frego delle mie nane. Parliamoci chiaro, 5 anni sono tanti. Se ci aggiungiamo anche Lilla, si parla di 7 anni in uno stesso istituto scolastico. Non sto qui a elaborare, non c’è niente di tragico, ma 7 anni sono veramente tanti per noi.
Insomma, ho pensato che avrei voluto parlarle e finalmente mi sono decisa, e ora sono 4 settimane che provo a incontrarla.
Stamattina finalmente siamo riuscite a vederci e sono appena tornata.
Per tutto quest’anno passato mi sono chiesta: troverò le parole giuste? la metterò in imbarazzo? farò la parte della madre pietosa? non starò interferendo troppo? non starò condannando Nina e Lilla a una protezione eccessiva?
Vedete, avevo paura di fare troppo. Ma, allo stesso tempo, sentivo e sento il dovere di fare di più di qualunque altra madre, di chiedere di più del giusto dovuto. Sarà che nel mio passato scolastico, dopo la morte di mio padre e i casini successivi, anche se non ne ero consapevole, è stato fondamentale incontrare insegnanti comprensivi, umani.
Sarà che mi sono convinta che chiedere aiuto sia un dovere quando ce n’è bisogno.
Ma ero comunque in ansia.
E invece, è stato molto semplice. La direttrice è stata comprensiva, molto sveglia, molto disponibile, anche molto rapida. Mi ha detto, "Ho capito tutto e mi sono scritta tutto, si fidi di noi, ci pensiamo noi alle sue figlie qui, lei pensi a curarsi meglio che può". 
Temevo che sarebbe stata una cosa difficile e penosa per me. Invece è stata giusta, semplice e commovente. E’ bello quando le persone ti sorprendono per la loro immediata disponibilità a capire. E’ raro. E ora mi sento un pochino più sicura e più leggera. Molto bene.