Sembro quasi normale

Mi ha guardato di malavoglia tutto il tempo per il suo mal di schiena, non mi ha fatto uno straccio di sorriso, mi ha scucito 30 euro per 5 minuti 5 di lavoro, mi ha fatto subire, in assoluto silenzio, lo sguardo paternalistico delle altre clienti, (ma quello compiaciuto di tutte le sue assistenti, che in questi mesi mi hanno visto passare davanti alla sua porta salutando da sotto ogni tipo di copricapo), non ha mai risposto ai miei ripetuti sguardi felici, anche grati, di donna nuovamente vittoriosa. Ma non ha la minima importanza!
Sapete che ho fatto oggi?
Tornata dall'ospedale sono stata dal parrucchiere per la prima volta dopo 9 mesi.
E, vedeste che bello, sembro quasi normale!

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Regali

Domani è il mio compleanno e anche se non ho l’entusiasmo dello scorso anno, anche se peso 8 chili di più, anche se ho una zazzera in testa ancora più ridicola (sembrava impossibile, e invece…), e anche se di fatto sono più vecchia e nelle foto di questa estate sembro spesso la suocera di Obi piuttosto che la compagna, beh comunque sono contenta in primo luogo che questo anno sia passato. E’ stato troppo spesso doloroso e faticoso, anche se come ogni anno porta perle luminose di serenità e di felicità concreta. Ma i miei 36 anni sono stati duri e vorrei che questi 37 fossero un pochino più clementi, e anche più leggeri (specie all’altezza dei fianchi, se possibile).
In ogni caso, domani celebrerò la giornata con tutti i crismi, vi ricordo che sono peggio dell’ultimo dei ragazzini viziati, adoro i regali e voglio fare la reginetta della giornata.
E per compiacere la mia anima ciacciotta, sappiate che i festeggiamenti sono cominciati dal mio amichetto Lamar qualche giorno fa, con una giornata meravigliosa, seguita poco dopo dal regalo che avevo chiesto a Obi per questo compleanno. Un regalo che è arrivato per caso. Anche se, come ci ricorda sempre Lilla, citando Kung Fu Panda: "il caso non esiste".
Signore e signori, date il benvenuto a Rubino e Cimino i nuovi componenti della famiglia Wide.

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Giusto un aggiornamento

Qui è sempre bellissimo. E se l‘anno scorso la zazzera mi tirava brutti scherzi, ora invece riaffiora intimidita e quasi completamente canuta, così per dare un’altra bottarella alla mia autostima. E io la guardo, insieme alla panza, al sederone, alle caviglie al cortisone, alle unghie delle mani morte e quelle dei piedi infiammate di nuovo, al colorito grigio, mantenuto tale dalla protezione solare integrale 50, guardo tutto e non mi trovo niente male.
Poi, oltre a guardare, mi metto ad ascoltare bene e sento il sottofondo delle nane che giocano e sguazzano. E sento le onde che dove siamo si sentono sempre, in ogni momento.
E allora penso semplicemente: fottiti zazzera, una volta di più, perché io sono proprio felice
e non saranno tre peli sfigati a guastarmi la festa.

L'ultimo shampoo

Domani mattina mi attende l’ultimo shampoo e, anche se verrà  seguito dalla tosatura integrale di quel poco che è rimasto della brava vecchia zazzera, credetemi: non vedo l’ora!
Sono ormai due settimane che trovo capelli ovunque. Il gioco preferito di Nina e Lilla è diventato pescare a caso sulla mia povera nuca, tirare e vedere chi ha acciuffato più capelli. Divertente, sì, non vi dico le risate, però c’è un limite a tutto…Ogni volta che apro bocca state pur certi che finirò a sputazzare capelli che ci sono infilati di soppiatto. Per non parlare della cucina. Ora capisco perché i cuochi portino il cappello. A me ci vuole il casco integrale.
Insomma domani tutto via. A due anni di distanza torno alla mia brava vecchia pelata.
Pensate che mi deprima?
Tutt’altro. Con queste maledette vampate dovute alla menopausa da chemio, l’idea della mia bella testolina tutta fresca, non può che allettarmi.
Pensieri neri? Ce ne sono, ce ne sono.
Ma una cosa alla volta.
Una cosa alla volta.
Au revoir zazzerà!

Zazzeraless

Ieri pomeriggio, dopo una mattina francamente allucinante in ospedale tra esami, controesami, ed esamini, prima di prendere le nane, sono entrata dal parrucchiere e ho annunciato a gran voce: "Che si faccia giustizia!"
E dopo mesi di sofferenze, dopo i disastranti effetti salustri, dopo le infestazioni pidocchiose, dopo i tentativi patetici di ordinarne l’andamento stoppaccioso, finalmente abbiamo tagliato via tutta la zazzera!

Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!

Vedeste come sono carina con questi bei capellini corti corti. E quando la zazzera che è dentro di me ha tentato una rivalsa disperata stamattina con un banale effetto ananas, è bastata un’umida manata per sistemare tutto.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!
Durerà poco ok, ma dimostro 10 anni di meno. E devo dire che una botticella all’autostima ci stava bene in questi giorni.
Nina è disgustata, dice che sembro un’altra mamma, ma si riserva di decidere; Lilla mi bacia dicendo che sono la sua mamma carina carina che poi diventa tutta bella pelata, come papà. Grigia arriva con l’idea di mordicchiarmi la capoccia, poi tasta con la zampetta e preferisce dedicarsi al tappetino della cucina. Obi dice che sono uguale a quando ci siamo conosciuti (ti piacerebbe, dieci anni fa, magari!)
Io con la scusa della chemio sono tornata per un po’ quella che sono sempre stata e vi dirò che mi ha fatto bene.
E sapete che c’è?
Ci voleva proprio.
Domani si parte!

Conversazioni nane

“Nane, venite qui, mamma vi vuole parlare”.
Sono in stanza da letto quando decido di parlare alle nane che oggi ho affidato alla babylalla per riposare un po’ la testa. Le nane galoppano ridenti verso il letto e mi si piazzano in braccio.
“Ascoltate, mamma vi deve dire una cosa. E’ importante. Tra qualche giorno mamma dovrà cominciare a prendere delle medicine per curarsi e queste medicine mi faranno cadere di nuovo i capelli”
Nina mi sorride spaventata: “E passerai tutto il tempo in ospedale?”
(questo non me lo aspettavo, da dove le viene questa paura dell’ospedale?)
“No, amore, devo solo prendere le medicine, per curarmi e allora ve lo volevo dire, mi faranno di nuovo cadere i capelli. Ti ricordi? Come l’altra volta”
Non capisco se hanno capito sul serio, Lilla se ne va trotterellando tutta allegra, Nina corre dalla babylalla e le dice “Sai che mamma dovrà prendere delle medicine che si mette sulla testa e le faranno cadere tutti i capelli?”. La babylalla lava i piatti e registra, con lei ho già parlato a pranzo, sorride a Nina, ma sento che non riesce a dire nulla. Richiamo Nina da me e arriva anche Lilla.
“Che c’è, Nina, sei spaventata?”
“Si”
“Non devi aver paura, è normale, e poi mamma si metterà i cappellini e poi i capelli ricresceranno, hai visto come sono diventati lunghi adesso”
“Ma ti prenderanno tutti in giro se non hai più i capelli”
“E allora sai come fa mamma?”
“Come l’orsetto AU?” (dio benedica le fiabe erickson, penso)
“Esatto, se mi prendono in giro, da un orecchio entra e dall’altra, esce!”
Nina sorride, ma avrebbe voglia di piangere, si vede. Le chiedo “Hai paura che mamma sarà brutta? Che ti farà paura? Ma io metterò i cappellini e tu non mi vedrai senza capelli”. Continua a fare quel sorriso strappacuore. Va via di nuovo saltellando con Lilla. Poi ritorna e mi fa: “Io me lo ricordo, l’altra volta che non avevi capelli. Mi facevi il bagnetto e io vedevo la tua testa tutta piena di peletti neri”
“Eh già, perché poi ricrescono, sai, non è mica strano”
Rientra Obi dal lavoro. Nina gli corre incontro, e sento dalla stanza che neanche lo saluta e gli dice: “Sai che mamma dovrà prendere delle medicine e le cadranno tutti i capelli?” Obi risponde “si, lo so, la mamma me l’aveva detto”.
E Lilla che finora non ha fiatato, grida: “Nina dice che è una cosa brutta!!!”
E io sono in camera mia che improvvisamente ho voglia di un whisky.
Doppio.

Ci siamo

I medici milanesi e quelli romani si sono confrontati, le tette incriminate sono state palpate, l’aumento di peso x l’altezza è stato segnato, e, infine, i calcoli sono pronti: giovedi prossimo si riparte con la brava vecchia chemio rossa e tiriamo giù la zazzera che si era finalmente stabilizzata.
Vaglielo a spiegare alle nane che avevano appena ripreso a disegnarmi con tanto di capelli…
Sono passati due anni, e anche se nel frattempo non ho mai smesso di curarmi, la "rossa" è la prima chemio, quella che non si scorda mai, quella che tap tap tap, ogni settimana, due volte a settimana, ti rimette in ginocchio, ti fa andare in circolo neri pensieri e fa dei vecchi logorroici i tuoi compagni di poltrona. Quella che ti devasta le vene, ti lascia un senso di schifo e disgusto intorno alla bocca. Quella che ti lega a doppio filo al senso della malattia perché nell’immaginario collettivo E’ la cura al cancro per eccellenza.
Sono passati due anni, ma mi sembra ieri.
Epperò qualcosa è cambiato, e cioè:

a) ho, come dire, accantonato l’idea di potermi prendere delle pause significative dalle cure. Cioè so, per esperienza, che a questa cura ne seguiranno altre e che le mie energie vanno centellinate e orientate per una resistenza migliore nel tempo;
b) non lavoro più a za;
c) non devo dimostrare a nessuno che vivo una vita normale ed è tutto uguale a prima. semmai il contrario, comincio a sentire la necessità che gli altri si accorgano che quella che facciamo non è affatto una vita normale;
d) le mie nane sono più grandi, sempre fragili, ma anche più forti, solide eppure più consapevoli;
e) sono veramente stanca, resisto, per carità, ma comincio a sentire la fatica della lunga distanza;
f) ho voi da tediare a morte con i miei lamenti ogni qual volta se ne renda necessario.

A fronte di tutto questo, stavolta ho intenzione di fare delle cure la mia priorità assoluta, la mia professione, il mio primo impegno quotidiano, come non ho fatto mai fino ad oggi.
Ho intenzione di salvarmi la vita e di farlo nel modo più godereccio possibile. 
E mi riprometto pertanto di:

1) mettermi in malattia a partire dalla prima somministrazione, così potrò riposare, rinfrancare lo spirito con buone letture e occuparmi delle nane con il minimo stress possibile;
2) prendere l’aloe tutti i giorni e assumere le vitamine necessarie con regolarità senza stare lì a risparmiare quattro lire o l’attenzione per queste cose;
3) occuparmi di quello che mangio in maniera più sana, proprio come scriveva
camden, cosa che negli ultimi mesi ho fatto pochissimo (e si vede). Il mio corpo si merita di essere nutrito con attenzione e io mi merito di non cercare consolazioni in enormi mucchi di cioccolata (o almeno, facciamo che siano dei mucchietti);
4) cercare di praticare anche solo un minimo di esercizio fisico con regolarità per mandare meglio in circolo i farmaci e allo stesso tempo disintossicarmi con più facilità;
5) evitare di fare amicizia con vecchi depressi e vecchiette logorroiche in ospedale;
6) insegnare al mio corpo ad accogliere i farmaci con pazienza e tolleranza, e alle vene a restare morbide e aperte, per portare il farmaco là dove ce n’è bisogno;
7) chiedere aiuto ogni volta che ne avrò bisogno, senza farmi scrupoli inutili;
8) difendere le nane da ogni paura, ma parlare apertamente con loro della malattia quando sarà necessario farlo. questo lo facevo anche prima, ma adesso ne ho quattro di orecchiette curiose che mi fisseranno dal basso della loro implacabile nanità!

Ecco. Sono pronta a partire. Anzi non vedo l’ora. Come sempre il momento di pausa tra i controlli e l’inizio della terapia è quello più tosto. Ma ora ho voglia di comiciare a curarmi, di fare sul serio.
Provate a fermarmi, adesso!

La zazzera leonina

A luglio pensavo che l’avrei fatta secca, la zazzera. Le foto estive rivelavano un orrore di poco inferiore a quello del mio interno cosce.
Ma alla fine, dovendo riprendere la chemio, non me la sono sentita di dare una pugnalata alle nane ("mamma, ma se ti tagli i capelli corti, poi i miei amichetti mi prendono in giro!": perfide nane!).
Fatto sta che la zazzera è sopravvissuta. Sopravvissuta pure ai pidocchi, e giuro che è stata dura non raparsi a zero di fronte agli schifosi parassiti.
Per cui, tra l’indifferenza generale, la zazzera è cresciuta, si è espansa, allungata, allargata. E sembra aver raggiunto un punto finale che definirei leonino. Grigia ogni tanto sale sul divano e me la mordicchia. Questo per dire che la zazzera vive di vita propria, con le sue relazioni personali, del tutto indipendenti da quello che c’è sotto.
Oltre alla massa leonina, c’ho anche un frangione non indifferente, bello denso e lungo, dietro al quale mi nascondo sempre più spesso e volentieri.
Dunque, il frangione zazzeroso messo insieme ai brufoli chemio-indotti di cui sono ricoperta, rendono le mie passeggiate zoppicanti molto simili a quelle di un qualunque adolescente riottoso.
Questo mi ha messo di buon umore stamattina.
Mi sento proprio come un’adolescente rompiballe, brufolosa, insicura, ma tutto sommato, ggggiovane!!

Ritorno

Sarà che sono circondata da un equivalente di lavatrici pari a due settimane di ritmo intensivo, metti/stendi-metti/stendi. O che con Obi siamo riusciti a scazzare di brutto 3 volte in 3 giorni. Sarà che ho rivisto le foto delle vacanze e la zazzera, promesse o meno, ha i giorni contati (c’è un limite a quanto l’autostima di una mamma possa reggere per le proprie figlie). Sarà che in questa casa ci deve essere rimasta chiusa una famiglia di zanzare per una settimana e ci stanno ora divorando uno ad uno con una famelicità senza precedenti. Sarà pure che domani devo giostrarmi tra una serie di controlli pretac e l’inserimento delle nane al centro estivo. E sarà che qualcosa non deve aver funzionato con l’irrigazione dell’orto, visto che i pomodori, i miei meravigliosi pomoderelli, sono tutti asfittici e semimorti…Sarà per tutti questi motivi insieme che mi ero ripromessa di passare le prossime ore in una sorta di isolamento benefico, esclusa l’ovvia contaminazione con le nane, per riprendere quella serenità che mi era sembrata così potente, così poco tempo fa…Bene. Mi chiama mio fratello, che improvvisamente è qui dall’Arabia per un paio di giorni con la fidanzata russa. Non rispondo alla prima chiamata. Ma rispondo per forza alla seconda. "Si, siamo appena tornati, sai stavo mettendo in ordine" e lui "allora sarò rapido, ho prenotato stasera per le 8.30 al ristorante antica roma, ci vediamo lì con TUTTI, a dopo".
Ho mormorato un OK rassegnato, e ho lasciato che le zanzare mi divorassero un poco senza dimenarmi.
Una bella cenetta a base di pajata e finti menestrelli con la mia famiglia, che definire disfunzionale è un complimento, proprio quello che ci voleva per celebrare il ritorno.