Anna

Se potessi dire cosa ha fatto irruzione nella mia vita illuminandola a giorno e trasformando ogni cosa nel suo esatto valore

Se potessi dire chi ha dato nome a ciò che ho di più caro al mondo e collegato il presente al passato e al futuro

E racchiudere in una sola parola la forza che ci vuole a respingere ogni notte e ogni giorno per anni l’angoscia della morte quando sai che il male è incurabile

E accettare che è imminente la fine del viaggio, proprio quando sei finalmente partito

E se ancora riesco a rinascere e rialzarmi e sentire l’urgenza della vita che reclama e la fiducia in ciò che è stato e sarà

Se dovessi pronunciare il nome di chi non posso più chiamare e della voce che non posso più sentire

E per questo nome, dopo aver versato anche l’ultima lacrima, posso dire di aver imparato a piangere e a ridere, ad amare e a vivere

E da ultimo di aver imparato a morire

Se potessi esprimere ciò che più ha riempito la mia vita e ciò che più manca alla mia vita

E mi ha insegnato ad aspettare ciò che è già arrivato, ad accettare anche l’inaccettabile, a ritrovare ciò che non hai mai perduto e a ripartire sempre, e sempre ripartire

E trovare anche ora la forza per guardare ad occhi aperti l’immagine di un anno fa che scava dentro e soffoca la parola

E con pochissime forze tornare a sentire che tutto finisce i tuoi occhi il tuo respiro il tuo essere qui con noi, il tuo essere noi

Se potessi ora raggiungerti lì dove neanch’io ho potuto seguirti e accompagnarti per l’ultimo viaggio, nel tormento e l’agonia delle ultime ore

E con la stessa tua forza continuare, per te e con te, ad accogliere tutto come un dono

Se potessi pronunciare il nome che nella mia vita a tutte le cose ha dato nome

direi te, Anna. Ragazza mia. Anima mia.

Quattro cose da dire, anzi cinque

Cari amici ho quattro cose da dirvi, anzi cinque.

Primo. Rassicurarvi. Non ho nessuna intenzione di trasformare il blog di Wide nel mio blog. Il fatto di aver scritto di me l’ultima volta l’ho considerato come parte di un percorso iniziato il 20 novembre 2013, e in modo naturale il debito di un aggiornamento e di reciprocità per la vostra amicizia e la vostra vicinanza. Ma anche, probabilmente, la risposta a un mio bisogno di trarre energia dal vostro affetto, di bere un po’, solo e assetato, da una fonte sicura. Lo riconosco. Non avrei scritto se non avessi saputo di essere letto da voi. Da questo punto di vista, l’ho fatto sia per voi che per me. Non mi è sembrato sbagliato. Ma non trasformerò per questo Widepeak nel mio blog. Tranquilli su questo.

Secondo. Ringraziarvi. In nessun luogo del mondo vi sono persone capaci di ascoltare, di comprendere e di rispondere a ciò che ho scritto il 2 luglio come in questo posto. E’ incredibile come le vostre parole arrivino al cuore, come espressione di chi è dentro la storia e non deve sforzarsi di dire la cosa giusta ma soltanto leggere e comunicare i propri sentimenti. Voi ci siete. Questa presenza silenziosa, attenta, rispettosa, ma al tempo stesso calda, accogliente e amorevole è il grande regalo che Anna ha lasciato a me tramite voi, ed è il più grande regalo che fate ad Anna tramite me. Grazie grazie grazie.

Terzo. Tranquillizzarvi. Comunicare il vuoto e la solitudine non equivale a dire che è andato via il sorriso. Abbiamo imparato da anni a coniugare dolore e tristezza con felicità e fiducia. Il sorriso è la cifra della nostra vita da sette anni, anche se puoi piangere fino a un minuto prima di andare al lavoro, di fare un pranzo in famiglia o di incontrare amici. E’ un sorriso diverso, più forte e convinto, che nasce da dentro e non vuole celare il dolore e la consapevolezza del tempo che fugge. A chi mi augura con affetto che il sorriso torni voglio dire che non è mai andato via, c’è stato sempre con Anna e c’è dopo Anna. C’è sul viso di Sara e Lea. Abbiamo fatto splendide vacanze insieme noi tre, al mare e in montagna, ricordando ogni tanto abbracciandoci quanto ci manca la mamma e parlando sempre di lei al presente. Anche il suo, di sorriso, non è andato mai via, e prevale sul ricordo della sofferenza delle ultime settimane. Proprio un anno fa, il 16 ottobre, vi salutò ringraziandovi, ed entravamo mano nella mano nelle ultime difficili settimane del nostro straordinario viaggio e della sua troppo breve vita. Il dolore non si può rimuovere, si può solo riconoscere e accogliere. Anche con il sorriso.

Quarto. Informarvi. Ci sono due cose bellissime da dirvi. La prima è che quest’anno il Festival di Fotografia di Roma ha dedicato ad Anna un ciclo di lezioni tenute da esperti di fama internazionale e l’amico Marco Delogu, che è il Direttore Artistico del Festival, le ha chiamate “Anna Gianesini lectures”. L’idea è di ripetere ogni anno questo ciclo dedicato a lei, che aveva lavorato con grande entusiasmo, anche nei primi anni della malattia, alle relazioni internazionali del Festival di Roma con i Festival di altri paesi europei (Austria, Polonia, Francia). Un grande grazio a Marco per questa dedica, che mi ha profondamente commosso http://www.fotografiafestival.it/fotografia-2014-ritratti/

Avrei voluto terminare qui, per ora, ma anticipo l’altra notizia bellissima, che pensavo di darvi intorno al 20 novembre e che non può più aspettare. E’ dunque la quinta e la più importante di tutte. Il libro del blog di Wide si farà, uscirà a gennaio-febbraio 2015. L’ho fatto per lei, per noi, per le bambine e le donne che saranno, per voi che siete stati destinatari attenti e coprotagonisti negli anni di quelle parole e degli straordinari testi che Anna ci ha lasciato. Ho ritenuto dovessero essere custoditi come un tesoro da rendere pubblico e consegnare in qualche modo alla storia. Siete i primi a saperlo. E’ infatti anche per voi e con voi che faccio tutto questo. Vi terrò informati. Volevo aspettare anche perché, non appena avrò un piano più definito, vorrei condividere con voi la data di organizzazione dell’evento di presentazione, se siete interessati ad esserci, soprattutto per chi non abita a Roma. Immagino infatti quel giorno e quel momento anche come un raccogliersi tutti insieme intorno a lei, celebrare e condividere l’amore che ci ha dato e che resta tra noi, l’energia che può trasformare in forza vitale il dolore per l’assenza. Come facemmo il 22 novembre. Ecco la quinta cosa. Sentire che qualcuno possa solo “sperare” che io ve ne renda partecipi restituisce un’immagine diversa di come interpreto tutto quello che sto cercando di fare per Anna, che è innanzitutto un grande inno corale, oltre che il mio personale tentativo di percorrere ancora altra strada in sua compagnia. E con la vostra, che mi è di grande aiuto e conforto anche nei momenti difficili. Capisco il senso e l’intenzione positiva di chi mi chiede di essere reso partecipe. Dico solo che non potrebbe essere altrimenti.

Grazie davvero di tutto. Il 20 novembre si avvicina, e nulla potrà lenire la sofferenza di Anna e nostra, ma abbiamo imparato tanto da lei e con lei. E’ arrivato il momento di restituirle con generosità il nostro amore. Per questo vi abbraccio tutti, ancora una volta. A presto.

Dopo

E’ sempre peggio dopo. Chi lo ha vissuto lo sa. La sensazione di vuoto può arrivarti potente all’improvviso, da dietro, o esplodere da dentro in un istante, e travolgere ogni cosa come un tornado, che passa e lascia una scia di silenzio stordito e dolorante.

La vita con. E la vita senza. Questo è il discrimine. E per noi due, che la “vita con” avevamo imparato a spingerla al limite, come dei trapezisti o dei rocciatori appesi alla parete più ripida, il discrimine è tra il presente intenso e appassionante che è stato, dove ogni attimo e ogni gesto aveva il senso delle ultime cose e si dipingeva di eterno, e il presente che c’è, in cui l’appiglio alla roccia si perde, il senso dei gesti spesso si confonde e non si vede la direzione del passo. Tutto sembra fuggire.

Avevamo imparato a fare di quella roccia da scalare, di ogni centimetro di quella pietra durissima e tagliente, il banco di prova della felicità, per capire se eravamo ancora vigili, innamorati della vita e di noi stessi.

Eravamo due, anzi quattro, anzi tanti a sentire e a condividere la vertigine di quella tragica scalata, cui non era dato peraltro sottrarsi. Oggi siamo pochi, anzi tre, anzi solo a volte mi trovo a guardare le mani ancora piene di tagli e ferite eppure forti come allora, ma che cercano invano altre due mani che mancano all’appello.

Avevamo imparato, Anna ed io, a stringerci le mani in silenzio e a racchiudere in quel gesto la storia di quindici anni vissuti insieme. Dei nostri ultimi sei in bilico. Mi aveva insegnato a concentrare ogni cellula sul presente sull’attimo che c’è e non torna, sulla strada che si costruisce insieme vivendo, sulla paura che si accetta se si riconosce. A vivere ciò che deve essere vissuto.

Ora è il dopo. E questo è il presente. E per quanto mi sforzi a convincermi che il presente sia qui, ogni singolo gesto mi riporta a quel presente che era lì, quando avevo una compagna di viaggio di cui prendermi cura e da cui ricevere cura. Quando il dopo non c’era. Non ancora.

Mentre ora c’è. E’ qui. E questo è il viaggio da viaggiare. E la roccia da rocciare. E il pianto da piangere. E il sorriso da sorridere. Il presente adesso è il dopo. Il prima del dopo non tornerà. Questo è il presente da presentare.

E ce la mettiamo tutta per non cadere e non perdere di vista ciò che c’è. Ciò che resta. Oltre il vuoto di ciò che manca. Oltre ogni nostalgia per il passato che non torna. Oltre il dolore per l’assenza e il ricordo di tanta sofferenza per la persona che amavi. E che amerai per sempre.

A lei ho dedicato tutto e ancora dedico queste parole. Nel tentativo di ritrovare il senso. Di non perdere l’appiglio. Il dopo ora è qui, e se io resto qui, senza fuggire, anche Anna è qui.

Come stiamo

Come stiamo? Stiamo bene. Tre personcine in cerca di un nuovo equilibrio. Sospesi tra ciò che eravamo e ciò che saremo. In ascolto di noi stessi, tristi e fiduciosi insieme. Circondati da tanti che pensano a noi, come voi. Così ho pensato che era giunto il momento di salutarvi e di ricambiare l’abbraccio che costantemente ci arriva dal blog.

Grazie davvero del vostro pensiero costante per noi e per non aver interrotto il dialogo, so che è il vostro modo di ricordare e continuare a dialogare con Anna, ad amare Anna. E poiché è l’unica cosa che sappiamo fare anche noi, ogni volta che trovo un vostro saluto mi sembra che qualcosa tramite voi mi arrivi direttamente da lei e a lei torni.

Mi scuso per non aver ancora letto tutti i messaggi arrivati all’indirizzo mail e per aver risposto a pochi. Il tempo si è dilatato, è come se tutta la vita si fosse d’improvviso dispiegata. Proponendoci un andamento nuovo, dove il futuro è tornato ad essere un orizzonte di senso, in cui tutto può ancora capitare e sorprenderci. Nel bene e nel male.

Per Anna in queste settimana sono stati piantati dei bellissimi alberi, affisso una targa realizzata dal Day Hospital inaugurata con Sara e Lea tra la commozione di medici e infermieri, avviato alcuni progetti di cui mi piacerà parlarvi se volete, e dedicati tanti altri gesti e momenti di serenità e di affetto con amici. Come una galassia di cose belle, semplici e spontanee, senza nessuna pretesa di un disegno. Attimi e pensieri intensamente dedicati a lei, alla sua e alla nostra vita.

Io e le bimbe siamo poi partiti un weekend per un centro benessere e ora per la montagna. Anna avrebbe saputo interpretare al meglio l’atmosfera e l’entusiasmo con cui abbiamo provato, come tante volte in passato, a celebrare il nostro piacere. Per la vita che abbiamo costruito. E che continua.

Ed ora ho trovato il tempo e il coraggio di tornare a scrivere qui, con parsimonia e rispetto. Forse sono più pronto. Per dirvi che anche nel silenzio noi siamo in ascolto, che la vostra vicinanza è stata ed è un tesoro prezioso. Un po’ come scoprire un amico che non sapevi quanto fosse amico.

Prima di lasciarvi voglio rassicurare chi è preoccupato per la perdita dei post di Wide che sono tutti ben al sicuro, conservati e registrati, anche in vista di una pubblicazione di cui mi sto occupando.

Vi terrò aggiornati su eventuali iniziative. Se scriverò ancora non sarà per dirvi quanto ci manca la mamma, non saprei come farlo, ma proverò a raccontarvi ciò che per lei e con lei continueremo a fare.

Un abbraccio grande e circolare.

Angelo

Cari amici

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Cari amici

a ciascuno di voi il più sincero ringraziamento per la vicinanza e la partecipazione al nostro dolore per la scomparsa di Anna. Ogni vostro sguardo, sorriso, parola e abbraccio è arrivato dritto al cuore, pur nell’esperienza di una grande tristezza.

Chi poi era presente alla celebrazione del saluto per Anna ha preso parte ad uno dei momenti più duri e belli nella storia della nostra famiglia, in cui abbiamo condiviso il ricordo di una donna straordinaria, in segno di riconoscimento per tutto ciò che ci ha dato. Ma anche la consapevolezza di una morte prematura che ci priva per sempre di quanto di più caro avevamo, io e le mie bambine.

E’ stato il modo di rendere un tributo alla persona che ci ha reso migliori e di accettare al tempo stesso, come estrema prova, l’immensità del vuoto che resta e resterà per sempre.

L’insegnamento di una vita. L’insegnamento della vita. Cui non è dato e non è giusto sottrarsi.

Così quel momento rimane, nella nostra memoria, un inno corale alla sacralità della vita e della morte, la volontà di raccogliere l’invito di Anna a prendersi cura di sé e degli altri, a perseguire l’intenzione del bene, a scegliere la felicità, a non buttar via neanche un giorno o un attimo, pur nella malattia e nella sofferenza. Anzi, proprio in ragione di queste.

Voglio dunque ringraziare tutti voi, chi era presente e chi, pur non potendo essere lì quel giorno, ha voluto esprimere affetto per Anna, dolore per questo triste evento e vicinanza alla mia famiglia.

Grazie. Grazie di cuore. E vi porgo l’augurio che tutta l’intensità e la commozione di quei momenti possa tradursi in energia vitale nel vostro cammino, come di certo sarà per noi.

So che per molti che non conoscevano il blog di Anna le sue parole sono state una sorpresa, ma anche un‘occasione per riflettere. So di tanti che hanno poi cercato e letto i suoi post, e ritrovato quel misto di umanità, intelligenza, ironia e sofferenza che erano il mondo di Anna. Che è Anna. Sono contento, perché più le sue parole entreranno nella vita vostra e di altri, più Anna vivrà con noi.

Ma vorrei anche che nessuno dimenticasse l’incommensurabile fatica sottesa a quel mondo e a quella vita dal 2007, una fatica fisica in primo luogo e poi mentale, scandita senza sosta da controlli, terapie, visite, controlli e terapie, con la certezza di convivere con un male inguaribile e letale, e con la forza di dedicare, comunque e sino all’ultimo istante, ogni residua energia alle figlie, agli amici, agli affetti più cari, cadendo e rialzandosi mille volte.

C’è una sorta di contabilità della sofferenza che Anna ha fissato in un post che avrei voluto leggere e che ora vi consegno, come un debito dovuto da parte di chi è in salute e non può immaginare cosa vuol dire percorrere quel calvario. Il post si intitola semplicemente “Numeri”, ed è del 5 dicembre 2012.

5 dicembre 2007 – 5 dicembre 2012
5 anni
3 biopsie
23 tac
10 risonanze
1 Pet
2 scintigrafie
16 ecografie
20 radiografie
1 penumatorace
260 prelievi
500 buchi
10 cicli di chemio di 6 mesi ciascuno, una volta a settimana
3 cicli di radioterapia
15 kg presi
6 volte che ho perso i capelli
5 anni di meno
5 anni di più.

Aggiungete altri 10 mesi di cure e controlli nel 2013. E’ tutto.

Da ultimo una richiesta e un invito che mi preme rivolgere a tutti voi.

La richiesta è quella di inviare anche voi un messaggio a me, Sara e Lea, come un vostro ricordo di Anna-Wide, come espressione di un sentimento provato in questi anni frequentando il suo blog, o vissuto in questi giorni rileggendo i suoi post o partecipando al suo funerale, perché siano parole che nel tempo rimangano a memoria di quanto abbiamo condiviso. Potete inserire un commento qui o inviare una mail all’indirizzo annawidepeak@gmail.com. Ve ne sarei profondamente grato. Ovviamente con i tempi e le modalità che vorrete.

L’invito, invece, è a tradurre la vita di Anna in un impegno personale, anche minimo, ma concreto.

Anna aveva un dono, che appariva subito chiaro a chi la incontrava. Saper ascoltare e sapersi prendere cura degli altri, intercettare i loro desideri e saper dare aiuto.

Mi piacerebbe allora che questo insegnamento andasse oltre il ricordo, e che trovasse continuità in qualcosa che ciascuno di noi può fare o insieme possiamo fare nella nostra vita. Chi vuole dedichi ad Anna un gesto, un’iniziativa o un progetto nella cura di sé, in favore di altri o di qualcosa, un’azione da portare avanti nel tempo, che sia possibile periodicamente seguire e celebrare, dandone informazione o incontrandoci. Che so, seguire un corso di lingue o di meditazione, realizzare un viaggio, piantare un albero, fare un’adozione a distanza o intitolare a lei un evento o un’attività che prosegue.

Che sia un messaggio di cura che con Anna e per Anna possiamo portare avanti, e che con Sara e Lea potremo conoscere e seguire nel tempo, unendoci nel ricordo della mamma e nella capacità di tradurlo in qualcosa di bello e utile per qualcuno. Anna vivrà ancor di più e con lei la nostra amicizia.

Questa è la richiesta dunque con cui vorrei lasciarvi, con l’impegno di rimanere uniti e con la speranza di ricevere da voi notizie e proposte, cui non mancherò di rispondere e dare, se riterrete, il mio personale aiuto e contributo.

A tutti voi ancora grazie, e i nostri migliori auguri di pace e serenità, per questo Natale, per l’anno nuovo che inizia e per tutti quelli che ancora verranno.

Angelo

Grazie

Wide oggi smette di scrivere sul blog. Non perché stia x stirare le zampette, (o non ancora, per quello che ne so), ma perché adesso ho bisogno di occuparmi d’altro.
A voi grazie di cuore di avermi ascoltato, incoraggiato, di aver condiviso, con me e con noi, le vostre riflessioni, esperienze, commenti. Il blog è stato molto importante per me, per tanti motivi, e sicuramente il clima di solidarietà amorevole che avete creato (fatti salvi i troppi complimenti, tz tz) mi ha spesso salvato dal senso di solitudine in cui la malattia ti fa vivere.
Il blog resta qui, on line, a disposizione di tutti, come è sempre stato, del resto lo abbiamo fatto un po’ insieme.
A voi, di cuore, grazie.

Meditazione, turni, messaggi, progressi (ma possono chiamarsi progressi? Mi riesco a girare nel letto…), terapie, infermiere brave, dottoresse care, altre meno, ma non meno brave, amici, chi capisce, chi no, chi non sa, dentista bimbe, nuoto, anche danza, dubbi, sushi take away, sorelle, nonne, brodini, pianti e risate.
Non temete, ce n’è di vita qua!