Dopo

E’ sempre peggio dopo. Chi lo ha vissuto lo sa. La sensazione di vuoto può arrivarti potente all’improvviso, da dietro, o esplodere da dentro in un istante, e travolgere ogni cosa come un tornado, che passa e lascia una scia di silenzio stordito e dolorante.

La vita con. E la vita senza. Questo è il discrimine. E per noi due, che la “vita con” avevamo imparato a spingerla al limite, come dei trapezisti o dei rocciatori appesi alla parete più ripida, il discrimine è tra il presente intenso e appassionante che è stato, dove ogni attimo e ogni gesto aveva il senso delle ultime cose e si dipingeva di eterno, e il presente che c’è, in cui l’appiglio alla roccia si perde, il senso dei gesti spesso si confonde e non si vede la direzione del passo. Tutto sembra fuggire.

Avevamo imparato a fare di quella roccia da scalare, di ogni centimetro di quella pietra durissima e tagliente, il banco di prova della felicità, per capire se eravamo ancora vigili, innamorati della vita e di noi stessi.

Eravamo due, anzi quattro, anzi tanti a sentire e a condividere la vertigine di quella tragica scalata, cui non era dato peraltro sottrarsi. Oggi siamo pochi, anzi tre, anzi solo a volte mi trovo a guardare le mani ancora piene di tagli e ferite eppure forti come allora, ma che cercano invano altre due mani che mancano all’appello.

Avevamo imparato, Anna ed io, a stringerci le mani in silenzio e a racchiudere in quel gesto la storia di quindici anni vissuti insieme. Dei nostri ultimi sei in bilico. Mi aveva insegnato a concentrare ogni cellula sul presente sull’attimo che c’è e non torna, sulla strada che si costruisce insieme vivendo, sulla paura che si accetta se si riconosce. A vivere ciò che deve essere vissuto.

Ora è il dopo. E questo è il presente. E per quanto mi sforzi a convincermi che il presente sia qui, ogni singolo gesto mi riporta a quel presente che era lì, quando avevo una compagna di viaggio di cui prendermi cura e da cui ricevere cura. Quando il dopo non c’era. Non ancora.

Mentre ora c’è. E’ qui. E questo è il viaggio da viaggiare. E la roccia da rocciare. E il pianto da piangere. E il sorriso da sorridere. Il presente adesso è il dopo. Il prima del dopo non tornerà. Questo è il presente da presentare.

E ce la mettiamo tutta per non cadere e non perdere di vista ciò che c’è. Ciò che resta. Oltre il vuoto di ciò che manca. Oltre ogni nostalgia per il passato che non torna. Oltre il dolore per l’assenza e il ricordo di tanta sofferenza per la persona che amavi. E che amerai per sempre.

A lei ho dedicato tutto e ancora dedico queste parole. Nel tentativo di ritrovare il senso. Di non perdere l’appiglio. Il dopo ora è qui, e se io resto qui, senza fuggire, anche Anna è qui.

Come stiamo

Come stiamo? Stiamo bene. Tre personcine in cerca di un nuovo equilibrio. Sospesi tra ciò che eravamo e ciò che saremo. In ascolto di noi stessi, tristi e fiduciosi insieme. Circondati da tanti che pensano a noi, come voi. Così ho pensato che era giunto il momento di salutarvi e di ricambiare l’abbraccio che costantemente ci arriva dal blog.

Grazie davvero del vostro pensiero costante per noi e per non aver interrotto il dialogo, so che è il vostro modo di ricordare e continuare a dialogare con Anna, ad amare Anna. E poiché è l’unica cosa che sappiamo fare anche noi, ogni volta che trovo un vostro saluto mi sembra che qualcosa tramite voi mi arrivi direttamente da lei e a lei torni.

Mi scuso per non aver ancora letto tutti i messaggi arrivati all’indirizzo mail e per aver risposto a pochi. Il tempo si è dilatato, è come se tutta la vita si fosse d’improvviso dispiegata. Proponendoci un andamento nuovo, dove il futuro è tornato ad essere un orizzonte di senso, in cui tutto può ancora capitare e sorprenderci. Nel bene e nel male.

Per Anna in queste settimana sono stati piantati dei bellissimi alberi, affisso una targa realizzata dal Day Hospital inaugurata con Sara e Lea tra la commozione di medici e infermieri, avviato alcuni progetti di cui mi piacerà parlarvi se volete, e dedicati tanti altri gesti e momenti di serenità e di affetto con amici. Come una galassia di cose belle, semplici e spontanee, senza nessuna pretesa di un disegno. Attimi e pensieri intensamente dedicati a lei, alla sua e alla nostra vita.

Io e le bimbe siamo poi partiti un weekend per un centro benessere e ora per la montagna. Anna avrebbe saputo interpretare al meglio l’atmosfera e l’entusiasmo con cui abbiamo provato, come tante volte in passato, a celebrare il nostro piacere. Per la vita che abbiamo costruito. E che continua.

Ed ora ho trovato il tempo e il coraggio di tornare a scrivere qui, con parsimonia e rispetto. Forse sono più pronto. Per dirvi che anche nel silenzio noi siamo in ascolto, che la vostra vicinanza è stata ed è un tesoro prezioso. Un po’ come scoprire un amico che non sapevi quanto fosse amico.

Prima di lasciarvi voglio rassicurare chi è preoccupato per la perdita dei post di Wide che sono tutti ben al sicuro, conservati e registrati, anche in vista di una pubblicazione di cui mi sto occupando.

Vi terrò aggiornati su eventuali iniziative. Se scriverò ancora non sarà per dirvi quanto ci manca la mamma, non saprei come farlo, ma proverò a raccontarvi ciò che per lei e con lei continueremo a fare.

Un abbraccio grande e circolare.

Angelo

Cari amici

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Cari amici

a ciascuno di voi il più sincero ringraziamento per la vicinanza e la partecipazione al nostro dolore per la scomparsa di Anna. Ogni vostro sguardo, sorriso, parola e abbraccio è arrivato dritto al cuore, pur nell’esperienza di una grande tristezza.

Chi poi era presente alla celebrazione del saluto per Anna ha preso parte ad uno dei momenti più duri e belli nella storia della nostra famiglia, in cui abbiamo condiviso il ricordo di una donna straordinaria, in segno di riconoscimento per tutto ciò che ci ha dato. Ma anche la consapevolezza di una morte prematura che ci priva per sempre di quanto di più caro avevamo, io e le mie bambine.

E’ stato il modo di rendere un tributo alla persona che ci ha reso migliori e di accettare al tempo stesso, come estrema prova, l’immensità del vuoto che resta e resterà per sempre.

L’insegnamento di una vita. L’insegnamento della vita. Cui non è dato e non è giusto sottrarsi.

Così quel momento rimane, nella nostra memoria, un inno corale alla sacralità della vita e della morte, la volontà di raccogliere l’invito di Anna a prendersi cura di sé e degli altri, a perseguire l’intenzione del bene, a scegliere la felicità, a non buttar via neanche un giorno o un attimo, pur nella malattia e nella sofferenza. Anzi, proprio in ragione di queste.

Voglio dunque ringraziare tutti voi, chi era presente e chi, pur non potendo essere lì quel giorno, ha voluto esprimere affetto per Anna, dolore per questo triste evento e vicinanza alla mia famiglia.

Grazie. Grazie di cuore. E vi porgo l’augurio che tutta l’intensità e la commozione di quei momenti possa tradursi in energia vitale nel vostro cammino, come di certo sarà per noi.

So che per molti che non conoscevano il blog di Anna le sue parole sono state una sorpresa, ma anche un‘occasione per riflettere. So di tanti che hanno poi cercato e letto i suoi post, e ritrovato quel misto di umanità, intelligenza, ironia e sofferenza che erano il mondo di Anna. Che è Anna. Sono contento, perché più le sue parole entreranno nella vita vostra e di altri, più Anna vivrà con noi.

Ma vorrei anche che nessuno dimenticasse l’incommensurabile fatica sottesa a quel mondo e a quella vita dal 2007, una fatica fisica in primo luogo e poi mentale, scandita senza sosta da controlli, terapie, visite, controlli e terapie, con la certezza di convivere con un male inguaribile e letale, e con la forza di dedicare, comunque e sino all’ultimo istante, ogni residua energia alle figlie, agli amici, agli affetti più cari, cadendo e rialzandosi mille volte.

C’è una sorta di contabilità della sofferenza che Anna ha fissato in un post che avrei voluto leggere e che ora vi consegno, come un debito dovuto da parte di chi è in salute e non può immaginare cosa vuol dire percorrere quel calvario. Il post si intitola semplicemente “Numeri”, ed è del 5 dicembre 2012.

5 dicembre 2007 – 5 dicembre 2012
5 anni
3 biopsie
23 tac
10 risonanze
1 Pet
2 scintigrafie
16 ecografie
20 radiografie
1 penumatorace
260 prelievi
500 buchi
10 cicli di chemio di 6 mesi ciascuno, una volta a settimana
3 cicli di radioterapia
15 kg presi
6 volte che ho perso i capelli
5 anni di meno
5 anni di più.

Aggiungete altri 10 mesi di cure e controlli nel 2013. E’ tutto.

Da ultimo una richiesta e un invito che mi preme rivolgere a tutti voi.

La richiesta è quella di inviare anche voi un messaggio a me, Sara e Lea, come un vostro ricordo di Anna-Wide, come espressione di un sentimento provato in questi anni frequentando il suo blog, o vissuto in questi giorni rileggendo i suoi post o partecipando al suo funerale, perché siano parole che nel tempo rimangano a memoria di quanto abbiamo condiviso. Potete inserire un commento qui o inviare una mail all’indirizzo annawidepeak@gmail.com. Ve ne sarei profondamente grato. Ovviamente con i tempi e le modalità che vorrete.

L’invito, invece, è a tradurre la vita di Anna in un impegno personale, anche minimo, ma concreto.

Anna aveva un dono, che appariva subito chiaro a chi la incontrava. Saper ascoltare e sapersi prendere cura degli altri, intercettare i loro desideri e saper dare aiuto.

Mi piacerebbe allora che questo insegnamento andasse oltre il ricordo, e che trovasse continuità in qualcosa che ciascuno di noi può fare o insieme possiamo fare nella nostra vita. Chi vuole dedichi ad Anna un gesto, un’iniziativa o un progetto nella cura di sé, in favore di altri o di qualcosa, un’azione da portare avanti nel tempo, che sia possibile periodicamente seguire e celebrare, dandone informazione o incontrandoci. Che so, seguire un corso di lingue o di meditazione, realizzare un viaggio, piantare un albero, fare un’adozione a distanza o intitolare a lei un evento o un’attività che prosegue.

Che sia un messaggio di cura che con Anna e per Anna possiamo portare avanti, e che con Sara e Lea potremo conoscere e seguire nel tempo, unendoci nel ricordo della mamma e nella capacità di tradurlo in qualcosa di bello e utile per qualcuno. Anna vivrà ancor di più e con lei la nostra amicizia.

Questa è la richiesta dunque con cui vorrei lasciarvi, con l’impegno di rimanere uniti e con la speranza di ricevere da voi notizie e proposte, cui non mancherò di rispondere e dare, se riterrete, il mio personale aiuto e contributo.

A tutti voi ancora grazie, e i nostri migliori auguri di pace e serenità, per questo Natale, per l’anno nuovo che inizia e per tutti quelli che ancora verranno.

Angelo

Grazie

Wide oggi smette di scrivere sul blog. Non perché stia x stirare le zampette, (o non ancora, per quello che ne so), ma perché adesso ho bisogno di occuparmi d’altro.
A voi grazie di cuore di avermi ascoltato, incoraggiato, di aver condiviso, con me e con noi, le vostre riflessioni, esperienze, commenti. Il blog è stato molto importante per me, per tanti motivi, e sicuramente il clima di solidarietà amorevole che avete creato (fatti salvi i troppi complimenti, tz tz) mi ha spesso salvato dal senso di solitudine in cui la malattia ti fa vivere.
Il blog resta qui, on line, a disposizione di tutti, come è sempre stato, del resto lo abbiamo fatto un po’ insieme.
A voi, di cuore, grazie.

Meditazione, turni, messaggi, progressi (ma possono chiamarsi progressi? Mi riesco a girare nel letto…), terapie, infermiere brave, dottoresse care, altre meno, ma non meno brave, amici, chi capisce, chi no, chi non sa, dentista bimbe, nuoto, anche danza, dubbi, sushi take away, sorelle, nonne, brodini, pianti e risate.
Non temete, ce n’è di vita qua!

Impegni

Wide è impegnata a:
Fare litri di pipì
Bere litri d’acqua
Adattarsi all’assistenza domiciliare (che fortuna essere a roma!!)
Essere lavata
Fare litri di pipì
Essere sempre sotto controllo di qualcuno
All’ossigeno sempre
Ai nuovi farmaci
Fare litri di pipì (l’avevo detto?) nei pannoloni
A chiedere aiuto a tutti x tutto, ma abbiamo veramente una rete di sostegno straordinaria
A mantenere la pace intorno a me.


A fare litri di pipì!
Insomma con bradipa reattività: si stanno prendendo cura di me, mi sto prendendo cura di me.

Vecchietti…

Sono stata ricoverata con una vecchietta fisicamente vegetale ma con un cervello ancora presente, che nel pomeriggio doveva fare una biopsia ma non voleva. Io mercoledì manco riuscivo a parlare (in verità anche ora, non sono un fulmine di guerra) ma a gesti le ho fatto cenno che il chirurgo è bravo, non sentirà niente.
Lei, x tutta risposta: quel bell’uomo là (OBi) è suo figlio, eh?

Dopo la biopsia, nuovamente ammorbidita, le faccio i complimenti x il coraggio e perché è stata paziente (in effetti).

La sera chiama gli infermieri incazzatissima: vuole che mi caccino dalla stanza x via del gorgoglìo della mia bombola d’ossigeno, o che me la tolgano ché fa rumore. Gli infermieri le spiegano due/tre volte, poi spengono la luce e buona notte.
Io mortificata e incazzata!
Poi durante la notte la svegliano x farle una terapia: ” il polso prego”, fa l’infermiere
E lei secca: aveccelo!

Come si fa a prendersela allora?

Io sto poco meglino, voi tranquilli peró, me se stà a incupire il blog!!